Televisioni di stato, mica tanto

14 ott

Il presidente americano, Donald Trump, ha minacciato la NBC di toglierle la concessione.
La NBC è uno dei quattro grandi networks americani. Network segnica che oltre 200 televisioni locali hanno firmato un contratto che consente di rimbalzare telegiornali nazionali e programmi generati centralmente dalla stessa NBC.
La proprietà della NBC è privata, prima della General Electric, ora di Comcast, grande provider che cura la messa in onda.
NBC, CBS, ABC, FOX sono percepite dai telespettatori come le reti che sono nei primi sette numeri dei nostri telecomandi. Dove cominciano le differenze sono in quel piccolo mondo delle televisioni all news che sono figlie di un dio minore. Ad esempio MSNBC è molto diversa da Fox News. La prima è la voce degli elettori democratici, la seconda di quelli repubblicani, in sintesi. Voci non seguitissime perche’ nel prime time portano a casa un milione di followers ( come diremmo oggi ) e molto meno nel day time. Hanno pero’ un’eco superiore al loro peso specifico nell’industria della pubblicità, che tiene in piedi le televisioni, tutte.

Le televisioni generaliste non vivono una grande fase, per i motivi ormai stranoti ( la fuga dalla televisione in tempo reale e la crescita di alternative, da Netflix, Amazon, ecc ).
La televisione si è spalmata su piattaforme complesse da seguire anche se la Nielsen ci prova per rassicurare gli inserzionisti. Ma arrancano anche le vendite dei format e dei programmi chiavi in mano.
Sono arrivati in soccorso i nuovi mercati ma si è perso forse definitivamente un primato che ha fatto per decenni della televisione americana e della televisione in generale un sinonimo.

Il trend sembra inarrestabile. Un’accelerazione è arrivata con la presidenza Trump.
I networks americani hanno conservato a lungo la loro centralità perche’ sono state “servizio pubblico” molto più della nostra che ha perso per strada, non da oggi, reputazione, responsabilita’. Non c’entra solo la lottizzazione da noi. Anzi potrebbe essere il male ( antico ) minore.
L’informazione, le inchieste sono state dagli inizi la vocazione del “servizio pubblico” americano. Prodotte da proprietà private. E non penso solo allo storico 60 Minutes.
Ora Trump ha messo in crisi questa autorevolezza.
Se il capo dell’informazione della NBC è costretto ad intervenire ( sulla questione ignorata delle molestie sessuali ) e se alla Fox News, per le stesse ragioni, sono stati sconvolti i palinsesti dalla cacciata di conduttori storici questa non è questione secondaria.
Trump affonda il coltello in una torta che si sta sciogliendo. Non importa che lui stesso sia credibile solo per una parte del paese. Un attacco di questa portata è senza precedenti. E’ accaduto in passato ma ora le televisioni generaliste perdono progressivamente fedeli e sono vulnerabili. La messa del tg delle 18.30 è meno ascoltata nelle case degli americani.
La perdita di autorevolezza non è questione da poco. Se passa la percezione che i grandi networks sono schierati come le loro all news il paese perde una bussola fondamentale. La crisi di questa centralità ha generato ipervalutazioni di nuove imprese come Vice ( solo per citarne una ). Senza dire di Facebook.
Non è un caso la crescita delle fake news in questo quadro.

La polvere cacciata sotto il divano dei produttori puo’ essere, in televisione, un’occasione per fare pulizia, ripartire. Occorrerebbe una profonda mutazione, non una passata di aspirapolvere. E leggere bene il filo che lega tutto.

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