Il socialgate vaso comunicante della televisione, in America

31 ott

L’ultima campagna elettorale di Obama ci aveva regalato certezze sul futuro social.
Ci eravamo bevuti libri scritti da giovani guru. Tutti a twittare come replicanti, spiritosoni e autopromotori. Ego ipertrofici si sentivano finalmente parte di una comunità più larga.
Ora, tornato in America, dopo mesi in Italia, ho riacceso la televisione su quello che chiamiamo Russiagate. Possiamo spiegarlo bene e attendiamo gli sviluppi ma un paio di cose si possono già dire.
Un collaboratore, “esperto di politica estera”, della campagna elettorale di Trump è stato interrogato mesi fa e collabora con la giustizia. Nessuno lo aveva segnalato. Provate ad immaginare la stessa cosa in Italia, dove il corto circuito informazione-organi investigativi in genere è la norma.
Ma soprattutto interroghiamoci, almeno stavolta, sul ruolo dei social. Non basta dire aveva ragione Morozov o qualche scettico old school. O, ancora, minimizzare, come stanno per fare oggi, Google, Facebook, Twitter chiamati ad una audizione a Washington.
Stamattina le televisioni macinano slides che vi rimando qua di seguito.
Come se niente fosse. Tutto continua come prima perche’ nessuno ha interesse a premere il tasto off del frullatore.

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