New York, paura e resilienza. Due parole

2 nov

Un’interessante conversazione di Maureen Dowd apparsa sul New York Times ha a che fare con Halloween. Parla Jason Blum, il producer fenomeno di Hollywood, specializzato in film dell’orrore a basso budget ed alti incassi.
Blum sostiene il paradosso non dimostrabile che in un anno di amministrazione Trump i film che fanno paura hanno incassato quattro volte di più che in una eventuale amministrazione di Hillary Clinton. Il costume preferito di Blum per Halloween e’ un vestito di Ivanka Trump.
La paura reale esorcizzata da quella fiction.

Come dopo un rigore a porta vuota, arrivo alla sfilata di Halloween di New York. La parola più usata per dire della reazione della gente di New York è resilienza. Retorica. Nulla di male nell’uso della retorica. Soprattutto in casi come questi. Commuove, crea condivisione, alimenta comunita’.
Parlando in passato con parenti delle vittime dell’undici settembre dubito che sia di qualche aiuto a chi è stato direttamente colpito.
Non c’è nulla di eroico nella partecipazione ad un corteo in maschera qualche ora dopo la strage dell’altro giorno, a qualche centinaia di metri dal luogo in cui erano a terra in pozze di sangue (non il pomodoro di Halloween) otto visitatori della citta’.
Non ho letto da nessuna parte che qualcuno abbia proposto di rinunciare al corteo mascherato di Halloween. E quindi mi sbaglio.

Ricordo che qualche giorno dopo l’undici settembre sul primo aereo in partenza da Roma per New York, alla riapertura dei cieli, c’erano una decina di passeggeri. Venivamo a girare un documentario per la Rai. Fecero un upgrade a tutti in prima classe. Nulla di eroico. È altamente improbabile che un atto di terrore simile venga replicato nel brevissimo periodo.

Abbiamo perso, temo, la capacita’ di fermarci, andare più lenti. In tempi di bulimia social che da queste parti l’inqulino della Casa Bianca “patologizza” alla grande, in alternativa alla riflessione.
Domenica prossima avrà luogo la maratona di New York, confermatissima a ragione. Gia’ si ricorda il passato. Come tanti paragoni simili, lascia il tempo che trova. Proprio il tempo è il nodo.
Il tempo di metabolizzare, conoscere, rispettare le vittime. Il tempo di trovare le parole senza digitare i primi 140-280 caratteri a capocchia che ci passano per la testa. Il tempo di costruire memoria.

PS Houston ha vinto ieri per la prima volta le World Series di baseball. In molti legano la cosa alla devastazione del recente uragano che si è abbattuto da quelle parti. Resilienza, dicono. Bah.

Comments are closed.