Se contassero solo quelli dai 18 ai 49 anni che guardano la TV. Come in America

7 nov

Dentro una bella intervista del New York Magazine a Jimmy Kimmel (uno dei tenutari dei talk shows notturni sulle tv generaliste ) è contenuto un riferimento agli ascolti in cui si da per scontato che gli unici che contano sono quelli della classe demografica 18-49 anni. Da queste parti è nozione comune anche se si ricorda spesso che la classe dei baby boomers ha un potere d’acquisto diverso dai nostri padri, nonni.
Anche i primi dati per Netflix apparsi lo scorso anno a proposito del successo della serie Stranger Things avevano detto parecchio delle preferenze del segmento di eta’ tra i 18 e i 49 anni. La conferma è arrivata da poco. Quasi quattro quinti dell’intera platea iniziale di Stranger Things e’ attribuita a chi  ha più di 18 anni e meno di 49. Che supera quella del re degli ascolti, Walking Dead.
I giovanissimi, dai 12 ai 24 anni, hanno abbandonato la tv in una misura straordinaria ( 40% negli ultimi due anni ) in America. L’unico segmento demografico che cresce nell’ascolto televisivo è quello dai 65 anni a salire.
L’onda dei “negazionisti televisivi” rischia di sommergere l’industria che si dice stia vivendo la sua eta’ d’oro. A differenza del cinema.
Arginare lo tsunami con la pubblicità del solo numeretto medio dell’ascolto (il giorno dopo la messa in onda) è una comprensibile necessita’ per chi lavora in televisione. Ma il re è nudo. Contiamo quelli che contano.

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