I gradi di separazione

17 nov

Nella notte in cui tutte le vacche sono nere le televisioni fanno una macedonia di stupri, inviti a cena, assalti a minorenni, barzellette.
Il telegiornale-talk di MSNBC ( dura tre ore, dalle 6 alle 9) questa mattina arriva alla riforma delle tasse approvata ieri dal Congresso alle 7.18. Un’ora e diciotto minuti dopo avere parlato delle molestie di vario grado che saltano fuori quotidianamente. Adesso meno Hollywood e più Capitol Hill, Washington, la politica.
La riforma delle tasse passata ieri al Congresso, solo all’inizio del suo iter legislativo, sarebbe il primo atto importante dell’amministrazione Trump, a parte i tweets. Comunque la si giudichi. Ma finisce macinata dal frullino degli scandali in salsa sesso.
E’ chiaro a tutti che il centro di gravita’ degli ascolti televisivi è andato in questa direzione e vedo che i talk shows italiani respirano anche per questo.

Quella che comincia a venire fuori, anche se a fatica, è una lettura storicizzata del capitolo molestie e assalti alle donne. Meno i gradi di separazione tra loro.
Oggi una autorevole senatrice democratica (comunemente definita clintoniana) Kirsten Gillibrand dice che Bill Clinton avrebbe dovuto dimettersi dopo il caso Monica Lewinsky.
Oggi si dice che lo stesso Trump non sarebbe più eletto, dopo le storie di molestie venute fuori in campagna elettorale.
Non so, passato solo un anno ma certo è partita una rivoluzione paragonabile a quella degli anni Sessanta. Coinvolge tutti noi.
Un test importante in America sono le elezioni in Alabama del 12 dicembre per un seggio da senatore vacante. Il candidato repubblicano avrebbe vinto in quello stato a mani basse se non fossero saltate fuori nove donne (allora in gran parte minorenni) a dire che più di trenta anni fa furono molestate dallo stesso candidato Roy Moore. Il partito repubblicano dello stato non ha abbandonato Moore.
Oggi, per la prima volta, ci sono sondaggi che danno l’avversario democratico, fino a ieri spacciato, in vantaggio. Vediamo se “la rivoluzione” continua nei seggi.

Ragioniamo anche sui contesti diversi. Gli Stati Uniti non sono l’Italia. E l’Inghilterra un’altra storia ancora, dove lo scandalo è stato immediatamente politico.
Tutto è partito ora dal produttore americano Weinstein. Poi i gradi di separazione (stupro, violenze fuori discussione) e gli oceani sono saltati. Forse è giusto cosi. Che conti solo il punto di vista delle donne. Che teste mozzate volino nelle piazze.
Dovrebbe pero’ fare una differenza (tra gli uomini) chi parla, ricorda e chiede pubblicamente scusa e chi non lo fa. Altrimenti siamo all’ergastolo. E io sarei per abolirlo.

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