Il problema con i Simpsons. Un documentario in tv spiega che il politicamente scorretto è oggi solo uno stereotipo

20 nov

Un documentario contro i Simpsons? Contro un carattere, un personaggio dei Simpsons? Lesa maesta’.
In tempi in cui la fiction deve fare salti mortali per stare dietro alla realta’, non riuscendo più ad anticiparla, prefigurarla, arriva la distruzione del mito Simpsons. A partire da Apu, l’indiano-americano del cartone animato televisivo.
Se ne è occupato un documentario andato in onda su truTV e lungamente atteso.
L’autore è uno stand up comedian di origine indiana, Hari Kondabolu, che fa la storia del trattamento televisivo riservato ai suoi connazionali approdati in America. L’accusa è pesante. Razzismo.

I Simpsons hanno fatto strage di stereotipi negli anni ( stagione numero 29 in corso ) e su questo hanno fondato un impero globale.
Oggi pero’ stanno cambiando molte cose. Quello che faceva ridere prima rischia di far ridere di meno. Il politicamente scorretto rischia lo stereotipo perché è arrivato Trump e non solo.
Gli indiani-americani nella Silicon Valley parlano sempre di meno con l’accento di Apu, nei Simpsons.
E cosi Hari , nato a New York da immigrati dal”India, racconta il suo viaggio alla caccia dell’attore bianco che da la voce ad Apu. Una specie di Michael Moore alla caccia del capo della General Motors, come ricorda NPR..
L’attore, obiettivo dell’inseguimento di Hari , aveva dichiarato di essersi ispirato a Peter Sellers.
Un autore, nel passato, dei Simpsons dice che quello che fa ridere va sempre bene.
Per gli autori, attori, di origine indiane chiamati da Hari a dire loro, non va sempre bene. Dicono che per tutti gli altri arrivati in America con un passaporto diverso esiste una rappresentazione più complessa. Noi, ad esempio, siamo i mafiosi ma poi siamo anche “gli artisti, i cuochi,ecc”. Gli indiani in televisione sono sempre quelli dell’alimentari, del deli sotto casa, aperto 24 ore.

In una lunga intervista a Variety, Hari spiega le ragioni della sua guerra ai Simpsons.
Apu, l’indiano dei Simpsons, non è trattato con lo stesso amore con cui i comici ebrei da sempre prendono in giro se stessi e i loro familiari.
Ma il punto è soprattutto un altro. La satira funziona se azzanna il potere e non chi non ce l’ha. Altrimenti è stereotipo.
E cosi’ funziona pure con gli ascolti, come dimostra l’ultima stagione di Saturday Night Live.
I tempi cambiano. Cari Simpsons invecchiate anche voi. Non solo io, noi.

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