Mad Men americani. Sintesi

22 nov

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Non mi sembra che in Italia ci sia la percezione di quello che sta accadendo negli Stati Uniti a proposito delle molestie sessuali.  Sembra materia per battute, per ascolti televisivi.
In America è in corso un passaggio storico, epocale, rivoluzionario. Chiamatelo come vi pare.
Hollywood è stata solo la partenza. Anzi la ripartenza.
La storia, per stare solo a quella contemporanea (nel senso che riguarda persone in vita) è stata messa sulla funzione rewind ed è tornata a Bill Clinton. Un grave errore averlo difeso, ha detto una senatrice democratica e altre hanno seguito. Saltando la collezione di presidenti non indenni si è arrivati a Trump. Nel suo caso la risposta è che la giuria popolare dell’elettorato lo avrebbe assolto.
La stessa cosa non era accaduta per due stelle nascenti del partito democratico. Uno ora in carcere (Anthony Weiner) e l’altro (Eliot Spitzer) tornato a fare l’immobiliarista.  Casi diversi dalle molestie di cui si parla in questi giorni ma utili a capire il quadro in cui comunque è maturata “l’assoluzione di massa” di Trump.

Il caso Weinstein (l’unico che ad oggi rischierebbe una incriminazione) ha scatenato il diluvio.
Su Washington, televisione e stampa. Quello che si vede, che emerge. Sotto la superficie del mare un sondaggio ci ha detto che una donna su cinque ha subito molestie sul posto di lavoro.
Quello che si apre (e qua piovono le infelici battutone) è il grado di separazione delle molestie.
Un senatore democratico, Al Franken, è messo sullo stesso piano di un aspirante al seggio di senatore in Alabama, Roy Moore, accusato da nove donne di pedofilia.
E’ crollato il confine tra le gli inviti, le proposte, le molestie generiche e le mani addosso.

Ci siamo svegliati con alcune delle serie televisive preferite (Mad Men, House of cards, Transparent) coinvolte. Da VICE ad Amazon, managers sotto accusa, anche nella nuova televisione.
Tra i vecchi networks la strage ha colpito chi stava più in alto. Molto prima a FoxNews, il CEO, creatore del miracolo degli ascolti tra gli elettori repubblicani, lo scomparso Roger Ailes e il numero uno dei conduttori di talk shows Bill O’Reilly. Poi in questi giorni la caduta degli dei riguarda Charlie Rose, colonna del giornalismo liberal (60 Minutes, TG del mattino CBS, PBS, Bloomberg) appena licenziato da tutti i networks. Le due coconduttrici del TG talk in onda con Rose non avevano parole. E nella stessa sera una delle due, Gayle King, è andata da Colbert. Stessa rete, CBS.
Due giornalisti all’apice della carriera, Mark Halperin (Time, MSNBC, Showtime) e Glenn Thrush del New York Times sono pure in stand by a casa per numerose accuse di molestie. Giganti dell’informazione e chi li denuncia non sono donne “morte di fama”, che ho sentito cosi’ elegantemente etichettare in un talk show italiano.

La lista è lunga. Lasciamo perdere anziani, celebri attori e registi che spuntano fuori ogni giorno, accusati da donne. E certo anche gay.
L’impressione è che siamo solo al primo capitolo di una narrazione lunga, complessa che sta cambiando se non noi, il nostro stile di vita. Per alcuni di quelli coinvolti in questa rivoluzione non stupisce il loro stupore. La velocità con cui avvengono i cambiamenti in America è la ragione del suo primato in tanti campi. Difficile da capire non solo per chi vive nell’antica Roma (ci sono nato e non toccatemi Roma nord…).
Axios, l’organizzazione di news, ci ha detto che presto arriveranno notizie dalla Silicon Valley.
Il nodo è il potere, dovunque esercitato. E la sua connessione con il denaro. Che ha sempre goduto di una rappresentazione iconografica unilaterale.
Nel 2014 Obama si chiedeva perche’ non ci fossero donne raffigurate sulla carta moneta corrente, i dollari. Poi finalmente una donna è arrivata.
Non è un avvenimento secondario. Soldi e potere sono maschili. E la modalità più diretta di esercizio di questa “supremazia” è quella raccontata, non incidentalmente, dalle stesse serie televisive citate, da Mad Men a House of Cards.
(Continua).

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