C’era una volta New York

20 dic

Gli italiani che arrivano in questi giorni a New York non possono fare a meno di paragonare l’albero di Natale di Rockefeller Center a quello di Piazza Venezia a Roma. E in genere rimangono poi nel perimetro dell’isola di Manhattan. alternando visite ai musei a quelle alle cattedrali delle grandi catene dello shopping che ormai si trovano ovunque ma che qua saldano tutto molto prima, anche tutto l’anno.
New York non è ancora Dubai ma la strada è quella. Chi arriva per pochi giorni (e non ha memoria di cos’era trenta, quaranta anni fa) sgambetta felice per il parco giochi.

Ho letto delle grida di dolore per la chiusura prossima di un cinema storico della Upper West Side, l’area di Manhattan in cui, come molti, atterrai per la prima volta in citta’. Avevo cinque anni, era Natale. Eravamo ospiti di amici dei miei genitori al Beresford, uno storico palazzo che guarda Central Park da un lato e dall’altro il Museo di Storia Naturale. Ci sono tornato per molti anni, ogni Natale.
Ieri sono andato da quelle parti e ho visto non solo il cinema che sta per chiudere. Non esiste piu’ nulla di quello che faceva di quel quartiere un luogo speciale, incrocio di tradizioni ebraiche e differenze di classe asfaltate dalla gentrificazione. Le vie laterali di Amsterdam Avenue che ospitavano l’altra faccia degli inquilini del Beresford (da Seinfeld a John McEnroe) sono territorio “liberato” dagli emigranti latinoamericani ed europei dell’est, mischiati.
Rimane solo Zabar’s, l’alimentari ebraico, a testimoniare la storia di quei blocchi in cui ancora oggi vive ostaggio un’umanita’ che sta sparendo, come racconta l’imperdibile blog sulla New York-Spoon River che ogni giorno strazia il cuore a leggere. Quelli che ieri ho visto, appunto, fare la fila alle due del pomeriggio nel cinema di cui parlavo. Tutti oltre i sessanta, settanta anni.

La New York com’era si trova ancora solo a macchie nella Lower East Side, pure ormai centrifugata dalla movida degli studenti della NYU e dei piu’ grandicelli impiegati a Wall Street. Poi non resta che saltare il fiume ed entrare nella libera repubblica di Brooklyn, dimenticando alcuni territori ormai globalizzati. Quelli in cui gli immobiliaristi e gli hipsters si sono alleati. Quindi niente Dumbo, Williamsburg, Park Slope e, quasi quasi, Greenpoint. Bisogna andare piu’ lontano, ad una quarantina di minuti di metropolitana da Manhattan. Ma allora ti chiedi, ne vale la pena ?
Risposta sintetica. Si. Per ragioni che ci diciamo un’altra volta.

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