PHANTOM THREAD, una love story anni 50 per questi tempi

27 dic

La certificazione dei tre Oscar ricevuti come migliore attore protagonista è unica nella storia del cinema. Possiamo fregarcene dei premi ( tanti altri ) ma è palese che Daniel Day Lewis sia il piu’ grande attore vivente. E autopensionato a 60 anni. Dopo questo Phantom Thread, che ho appena visto.
Ancora con la regia di Paul Thomas Anderson, che come Day Lewis gira poco e fa bene.
Siamo negli anni Cinquanta a Londra, nella casa-lavoro di un sarto ( non credo si chiamassero stilisti allora, boh ). C’è la sorella del sarto e le silenziose signore in camice bianco che cuciono meravigliosi abiti, pezzi unici, generati dalla mano del maestro. Poi ci sono le donne, compagne, muse che si alternano nella casa e che la sorella sorveglia, limita, giudica. Fino a quando arriva Alma, l’ignota a me attrice del Lussemburgo Vicky Krieps. Formidabile.

Daniel Day Lewis, il sarto Reynolds, è chiuso nel suo mondo fatto di lavoro e abitudini. Capita a molti.
Alma, la nuova arrivata, non ci sta. Prova ad entrare in questo fortino. Lo fa anche rumorosamente, a colazione. Al mattino, silenzio, vuole Reynolds. Ma in generale meno si parla meglio è, in casa dell’artista-sarto.
Questa volta pero’ la dinamica del rapporto uomo padrone e donna al suo servizio non si sviluppa come da convenzione. Accadono cose che aprono crepe nella vita degli abitanti della casa fortino.
La vita è imperfetta. Le storie d’amore pure. E il resto è grande cinema da camera.
Che poi il film funzioni parecchio, alla fine di quest’anno #metoo, è una lettura telefonata che puo’ fare comodo.

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