I sopravvalutati e l’elefante nella stanza dei SAG AWARDS

22 gen

Sono oltre 160mila gli iscritti alla Screen Actors Guild‐American Federation of Television and Radio Artists (SAG-AFTRA) il sindacato che mette insieme gli attori, i giornalisti, i professionisti che si occupano di cinema, televisione, radio in America. Dal 1995, a Hollywood, premiano con i SAG Awards i migliori del loro settore, con una cerimonia, messa in onda da TNT, che segue i Golden Globes e precede gli Academy Awards (Oscar).
I Golden Globes hanno onorato la carriera di Oprah. I SAG Awards quella di Morgan Freeman, 80 anni. L’attore che ha un cognome che è un viaggio dal Niger, Africa, dei suoi antenati al Tennessee dove è nato, al Mississippi dove ha messo radici.

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I film dello scorso anno non mi sono sembrati memorabili. Ho detto di Lady Bird ma vale anche per lo straincensato Tre Manifesti a Ebbing, Missouri. Finalmente ho letto un paio di giorni fa una riflessione sul New York Times meno allineata di altre. Nel pezzo il film viene paragonato alla serie American Vandal perche’ “il genere” sarebbe simile, quello della parodia del racconto criminale ma nei Tre Manifesti si sarebbero depositati un simbolismo, una lettura indirettamente politica e/o “emotiva”, che non troviamo in American Vandal, prodotto che non scala queste vette e rimane piu’ autenticamente nel perimetro delle sue premesse. Frances McDormand è grande. Ma io, per sempre, sto con Meryl Streep (The Post).
Stessa storia per la televisione dove ha raccolto un paio di premi (Nicole Kidman e Alexander Skarsgard) Big Little Lies. C’è tanto di meglio. Come ad esempio The Crown. Che (applausi) ha vinto con Claire Foy (la regina Elisabetta) il premio per migliore attrice in una serie drammatica tv.

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Chiunque è salito sul palco ha evocato l’elefante nella stanza. Aziz Ansari, per esempio,  con una nomination è stato presente alla serata in fotografia. Recentemente accusato di molestie, dopo aver vinto ai Golden Globes.
Quello passato è stato per Hollywood e dintorni un anno segnato dal caso Weinstein e gli altri a seguire. Weinstein ha vinto l’Oscar (miglior film nel 1998, Shakespeare in Love) prima di essere espulso nel 2017 dall’Academy. La sua ombra pesa su questa stagione di premi. E probabilmente orienta le scelte.

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