MOSAIC. Le sliding doors della nuova serie di Soderbergh su HBO si sono chiuse

28 gen

Ho visto tutte le puntate dell’atteso MOSAIC di Steven Soderbergh, lanciato come primo progetto di serie interattiva con app. dedicata. Avevo cominciato con il download dell’applicazione tempo fa ed ero cosi’ stato introdotto sull’iPhone al primo video della catena a cui sono collegati gli altri. Otto ore di filmati, “indizi” vari per scegliere un punto di vista e sei puntate andate in onda (una al giorno da lunedi 22 febbraio ) su HBO. Agli stessi attori (tra cui la vittima, Sharon Stone) non sarebbe stato comunicato altro che la loro parte.

Soderbergh prova da sempre a scardinare il modo di produzione del cinema e la televisione, annunciando novità e forme espressive “rivoluzionarie” (ha usato tra i primi i droni, la Go Pro, le macchine digitali) che poi si rivelano aggiustamenti piu’ deboli di quello che sembravano.
Il 23 marzo sara’ pubblico un suo film horror girato con gli iPhones. Ma se devo ricordare una sola cosa del complesso dell’opera di Soderbergh tornerei ai suoi esordi, quando a 26 anni vinse a Cannes con Sex,Lies and Videotape. Nella sua poliedrica attività (regista ma anche montatore, operatore, direttore della fotografia, autore) Soderbergh ha fatto quasi tutto quello che aveva in testa di fare (compreso l’annuncio del suo ritiro, seguito dal rientro).
Ora rimaneva, forse, solo lasciare a noi l’orientamento della trama di una serie costruita sull’indagine di un omicidio, A Park City, sede del Sundance Film Festival. Non cambia lo scheletro (inizio e fine) ma possiamo arrivarci attraverso strade investigative diverse con l’applicazione che apre porte, una dopo l’altra. In televisione invece ovviamente tutto lineare, senza possibilità di interferenze. Su una piattaforma simile o uguale a Mosaic, Soderbergh avrebbe idea di lanciare altri progetti.
Ma com’è allora questa miniserie ? Quello che chiamiamo il director’s cut (senza l’intervento delle applicazioni) mi è sembrato una cosa con echi di una storia gia’ vista (Twin Peaks ?). Il mistero, in televisione, non appare tale anche se agli stessi attori (tra cui la vittima, una bravissima Sharon Stone) non sarebbe stato comunicato altro che la loro parte.
Comunque girato (da Soderbergh stesso, con pseudonimo) e montato da lezione di cinema. Piani sequenza alternati alla camera picchiata dall’alto e dal basso o ferma, con il grandangolo. Tutto per dare in maniera esemplare l’illusione della realta’, quasi del documentario.

Pare di capire pero’ che tutta la costruzione dell’applicazione, lo storyboard intrecciato, siano il centro dell’operazione e la versione televisiva per HBO la periferia ad uso dei telespettatori passivi, vecchio stile. E che quest’ultima sia stata forse realizzata per raccogliere fondi, per sviluppare la piattaforma. I due progetti non si incrociano e, alla fine, i due percorsi paralleli sembrano vivere vite proprie.
Soderbergh è uno bravo ad esporre idee, a venderle. Basta sentirlo parlare in questo video con cui chiudo il post. Forse valeva la pena rimanere sul telefono e giocare con l’applicazione. Quando questa si scioglie dentro la vecchia televisione, diventa una cosa “elegante” ma meno interessante di Sliding Doors, il film del 1998. Venti anni fa.

PS La meraviglia, come spesso accade, è che c’è chi pensa esattamente il contrario. Che la versione lineare tv sia un capolavoro e l’applicazione il corollario. Credo che Soderbergh preferisca si dica che l’app. funziona alla grande.

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