Embedded

26 ott

Sto tornando a New York. Dopo una settimana a Roma.
Alla Festa del cinema di Roma è stato proiettato “il meglio di” Soldati d’Italia.
Il viaggio in sei missioni in aree del mondo in cui le nostre Forze Armate sono presenti da anni, nell’ignoranza quasi totale di tutti, a parte i familiari dei soldati.
È stato un lavoro importante, appassionante. Si vedrà su Rai Italia che lo ha ideato e prodotto. Non ho idea se poi andrà su una generalista. In fondo me ne importa poco. Arrivi ad un punto della vita (televisiva) in cui il bello, il privilegio è fare cose come questa. Del resto chissenefrega.

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Una cosa voglio dire su cui ho ragionato molto lavorando a Soldati d’Italia.
Sono partito con l’amico operatore Vasile Caplescu su aerei militari, alloggiato, accompagnato e, quando serviva, scortato da uomini e donne delle Forze Armate. Embedded, in una parola.
Una parola, una condizione che mi ha sempre messo in difficolta’. La soglia tra libertà di azione e di espressione nel montaggio finale e alla fine il peso della committenza (la Rai non la Difesa, comunque) ha misurato il grado di separazione tra racconto libero e non.
Credo di avere camminato su questa soglia con attenzione. Ho forzato la mano dei miei interlocutori, ho difeso la mia indipendenza, mi sono autocensurato in alcuni casi. Non dovevo fare un’inchiesta. E quindi non è stato poi difficile.
Volevo provare a fare capire chi sono i nostri soldati, oggi. Spero di esserci riuscito.

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