Tv e paese “reale”

19 nov

Ho letto recentemente che per capire il “paese reale” bisognerebbe cibarsi di “Uomini e donne”, in Italia. C’è, a margine e non tanto fuori tema, un’infinita letteratura su quelli che si fanno di avocado e quinoa e quelli che invece patatine fritte e burgers. Non sono il “paese reale” tutti quanti. Sono pezzi del puzzle. E anche la televisione è solo un altro pezzo del puzzle. Si è ristretta, messa in lavatrice a 90 gradi.

David Brooks sul New York Times ha scritto di un libro che ho appena letto sul lavoro in America. La citazione dal testo, che ha a che fare con la televisione, ci dice che negli anni 70 e 80 le serie tv che vincevano gli Emmys erano tutte su famiglie operaie. Oggi hanno al centro personaggi in carriera che vivono a New York, Los Angeles, Seattle e Boston.
E’ la storia delle ultime elezioni con la vittoria di Trump. La realta’ si è ribellata alla televisione.
Le serie che tanto ci piacciono di Netflix, Amazon, HBO, Showtime non votano nella middle America. Non le guardano nemmeno. Probabilmente.
Ancora nella stagione 1989-90 la sitcom numero uno è stata Roseanne, autentica “blue-collar family”. Lavoratori, operai, proletari chiamateli come volete. Nella scorsa stagione la ABC ha resuscitato la serie con grande successo iniziale e venduta proprio come “l’America di Trump”.
Una timeline delle sitcoms “operaie” include Atlanta. La seconda stagione è una delle cose piu’ belle che ho mai visto in televisione. Atlanta mischia le carte perche’ non è pop e grassa.

Ma allora la televisione racconta o no la realta’ ?
Viviamo in anni che Baudrillard (scusate, era il 1995) ha detto essere caratterizzati da un “eccesso di realta’”. E non c’erano You Tube, Instagram ecc. La realta’ è quella che ognuno si costruisce con il suo palinsesto privato.
Questo dice la sua rappresentazione politica in Italia, come in America.
Poi bisognerebbe parlare di Facebook ecc. che una volta era amico e ora non tanto. Almeno a quella di realta’ non ho mai creduto.

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