Giurato per un giorno

5 dic

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Avevo rinviato per tre volte. Ero fuori dagli Stati Uniti o dovevo lavorare. Di più non si puo’.
E cosi’ alle 9 del mattino sono entrato nel palazzo incolonnato della Suprema Corte di Giustizia, a due passi dal ponte di Brooklyn. Con me, circa trecento potenziali giurati.

La giuria popolare è il cardine della democrazia americana. Processi civili e penali che vanno sulla carta oltre i sei mesi di pena, meno quelli ai minori, sono fatti come nei film. In un paio di stati, come il Vermont, puoi addirittura chiedere la giuria popolare per una multa. Ma se perdi paghi le spese. In genere dodici giurati (ma dipende dai casi, da sei fino a 23) e il verdetto deve essere unanime. L’entità della pena è poi affare del magistrato.
In moltissimi casi civili la transazione tra le parti è quasi la regola. Il sistema sarebbe ingolfato altrimenti e anche cosi’ non può correre velocissimo ma è una macchina da guerra.

Siamo di tutte le eta’, di tutti i colori di pelle. Mi ha ricordato il giorno del giuramento per la cittadinanza americana. Si parte con un video che racconta in sintesi perché siamo tutti in questo grande doppio auditorio. Il dovere e l’onore di servire il paese, ecc. Una cosa comunque non retorica, concreta, la pasta di cui sono fatti gli americani veri, non tanto io.
Poi inizia l’attesa. C’è il wifi. Chi legge, chi lavora, chi studia, chi dorme.
Una simpatica signora, che dice di fare questo lavoro da oltre trenta anni, ci ricorda che potremmo essere convocati per altri due giorni, fino a quando i sei processi all’ordine del giorno avranno completato le rispettive giurie. Siamo molti di più di quanti servirebbero ma la ragione è che puoi addurre motivi per non svolgere il tuo compito e, se vengono accettati dagli avvocati e dal pubblico ministero, torni nella grande aula delle riserve, dove puoi essere ripescato. E’ una lotteria.
Il mio nome esce due volte. E in tutti e due i casi sono processi per “malpractice” (negligenza medica). Accusati ospedali, chirurghi. I casi vengono spiegati dagli avvocati della difesa e dall’accusa. Ci viene anche detto che un processo sarebbe durato circa sei settimane e un altro cinque.
Mi sono seduto su una delle dodici sedie dei giurati e alla domanda se qualcuno di noi avesse ragioni per non partecipare abbiamo alzato la mano in cinque o sei. Ognuno è stato invitato fuori dall’aula dove è possibile spiegare, riservatamente, eventuali pregiudizi ma anche i motivi per cui un periodo cosi’ lungo di assenza dal lavoro potrebbe essere un problema.
Mi hanno scusato ufficialmente le due volte e a questo punto a fine giornata ho finito e servito il paese. Non dovrei essere convocato ancora per sei anni dallo stato di New York e quattro dal governo federale.
Dai 18 anni in poi capita a tutti nella vita, in America. Un paese in cui il diritto al voto non è avvertito nello stesso modo. Forse questi sono i giorni in cui molti capiscono in che paese sono nati o entrati.
Tra sei settimane mi arrivera’ a casa un assegno di 40 dollari. È la diaria giornaliera per i giurati che non sono pagati dalla società per cui lavorano, che se ha più di dieci dipendenti deve garantire stipendio e servizio alla comunità.
Io, giurato per un giorno. Istruttivo.

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