La TV del cambiamento

26 dic

Basta con la classifica dei dieci programmi migliori dell’anno.
Anche perche’ chissenefrega quando la quantità delle opzioni è diventata tale da superare l’umana possibilità di vedere tutto. Si rischia di dire di quella che non ha visto nessuno perché nascosta nelle pieghe di un’offerta che ci vorrebbe tossici di Netflix e degli streamers che nascono continuamente, a parte tutto il resto che va in onda in tempo reale.

C’erano una volta i centri commerciali, prima di Amazon. Ora molti chiudono in America. L’offerta si è spostata. So che in Italia si continuano a costruire ma anche la tv generalista funziona bene in Italia. Questione di tempo.
Io accendo la televisione per lo sport. Ci sono giorni in cui lo schermo dell’elettrodomestico rimane nero con la lucetta rossa, a lutto. Il telecomando non si sa dove.
Eppure non ho mai visto tanta televisione come in questo 2018. In America e in Italia, che poi è quasi lo stesso per quello che consumo io. ESPN o Sky, la differenza, con le declinazioni delle storie degli atleti. Sto vedendo su ESPN plus quella di LeBron.

Mi limito a citare due serie. Atlanta (seconda stagione) e The Marvelous Mrs. Maisen (seconda stagione). La prima in onda su FX. La seconda di Amazon.
Poi altre come Narcos:Mexico e Succession vanno giu’ come uno spritz ma non si tratta di capolavori.
Manca una serie della tv generalista ma ce ne sono tante antiche che lottano insieme a noi. Ad esempio le dieci stagioni di Friends (in onda sulla NBC dal 1994 al 2004) saranno ancora su Netflix nel 2019 per l’incredibile cifra di 100 milioni. Poi potrebbero tornare a casa, alla Warner-Media di AT&T (HBO, Cnn, Cartoon Network, ecc.) che dovrebbe lanciare il suo streaming.
Nei nuovi magazzini seriali non si butta niente. Anzi. Non c’è ansia di cambiamenti. Che non mancano. Quest’anno Maniac e Homecoming sono state serie innovative. Ma la televisione sta cementando e valorizzando il suo passato in un mix che mette insieme cibo per tutte le eta’. Anche per chi è senza denti. Piccoli e premorienti. E per chi si è perso un decennio. È una tv dell’eterno presente che la visione su misura ha spalmato sulle nostre notti insonni.

La televisione è sempre la stessa. In Italia vincerebbe Arbore per altri 80 anni mentre Netflix inciampa sul cinepanettone italiano per farsi local e generalista.
In realta’ c’è una tv del cambiamento ma ne parlano in pochi e se non hanno figli in casa non sanno nemmeno che esiste. Si chiama Fortnite, ha i nomi dell’industria dei videogames. Gli schermi neri servono a giocare.
Se vi siete addormentati su un talk show non c’è da preoccuparsi. È l’eta. Del cambiamento.

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