Educazione civica, digitale, ambientale, eccetera

3 mag

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E’ passato alla Camera, quasi all’unanimità, il disegno di legge che rimette l’educazione civica (33 ore) tra le materie scolastiche. Si chiamava educazione alla cittadinanza. Quando c’era.
Ho appena concluso un viaggio in Italia attraverso dodici classi della scuola primaria, le elementari. Mi sono domandato, sempre, dove fosse finita l’educazione civica. La risposta delle maestre, dei maestri è stata : nella relazione che instaurano con i “loro bambini”.
Ho scoperto maestri che insegnano educazione digitale. Che praticano accoglienza, inclusione. Che escono dalla scuola per conoscere il luogo in cui si abita. Che allargano “l’ecologia dell’infanzia” a quella ambientale. E maestri che accompagnano lo sviluppo di un’educazione sentimentale come i genitori non sanno, non vogliono fare.
C’è in larga parte (non ovunque) una delega alla scuola. L’educazione civica è spalmata nell’insegnamento dei più bravi tra i maestri ma il rischio di essere residuale nei confronti di altri luoghi di apprendimento (televisione, Internet) è grande. I contenuti girano ma l’amore per il sapere deve essere trasmesso.
Si legge di qualche genitore sindacalista del figlio contro il maestro che sicuramente ha perso autorevolezza e peso simbolico negli anni. Gli stessi edifici scolastici che ho attraversato sono specchio spesso degli stessi maestri ignorati, colpevolizzati.
Riportare l’educazione civica dentro questa solitudine sociale del maestro è cosa buona, credo.
Come dire, a chi non la scioglie nel suo insegnamento, che deve farlo per obbligo ministeriale.
Quando ho letto la notizia della reintroduzione della materia ho pensato che fare un programma televisivo sui maestri elementari rispondeva per me a questo vuoto, a questa domanda. Dove è finita l’educazione civica ?

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