Padri e figli

29 giu

La linea di comunicazione che ricordo mai interrotta con mio padre è stata sempre quella dello sport. Lui ne aveva fatto. Scherma e tennis. Anche a livelli niente male. E poi era tifoso, tanto, della Roma. Io meno sport praticato. Pallacanestro, meglio del calcio in cui ero una mezza pippa, lento e con un piede solo.
La prima partita che mi porto’ a vedere all’Olimpico fu un Roma-Fiorentina nell’anno dello scudetto viola. Andavo appena all’asilo e da allora sono tifoso, tanto, della squadra di Firenze, città in cui mi sono fermato forse dieci giorni nella mia vita.
Per il secondo scudetto viola ero con mio padre a Firenze, nell’ultima di campionato. Andavo al liceo a Milano e fu una sua sorpresa.
Ma prima ho un’altra fotografia in testa. Ero allo stadio il giorno della finale dei 200 metri delle Olimpiadi di Roma. Bimbetto tra le braccia di mio padre, grida di gioia alla vittoria di Berruti.
E poi tanti “Tutto il calcio minuto per minuto” vissuti insieme. Non mancavo mai una domenica fino a quando ha vissuto mio padre e io ero a Milano e i miei sul lago di Como.
Ricordi. Belli. Non so perche’ oggi. Forse perche’ il segnale di Sky è sparito. E sono andato sulla Rai per vedere la partita in cui ha giocato quella meraviglia che è l’Italia del calcio femminile. Ed è arrivata una telefonata di mio figlio.

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