Mozambico, Italia

4 giu

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Ieri mattina sono entrato nello studio di Reinata, celebrata ceramista al Museo di Storia Naturale di Maputo. C’era questa figura di donna, tra le altre, su uno scaffale. Mi è piaciuta da pazzi.
Quella testa aperta a meta’, dopo tre giorni in Mozambico, mi pare una figura che racconta quello che sto vedendo.
La capitale del Mozambico è una bella città. Ville meravigliose in centro, lascito dell’impero portoghese.
Il supermercato dove ho fatto la spesa meglio di quello sotto casa a Roma. E poi tutto digitalmente avanzato, connessione ottima. Che queste due cose già ti farebbero dire che sei in un paradiso anche perche’ il clima è perfetto. Caldo asciutto con fresco alla mattina e alla sera.
Le giornate iniziano alle sei del mattino con il sole e si chiudono alle cinque del pomeriggio quando cala il buio. Alle sette si inizia a lavorare negli uffici pubblici, che per un insonne come me e’ il giusto.
Poi siamo andati a girare in uno slum, che in Mozambico chiamano “quartiere informale”. Non molto diverso da quelli che ho visto in India, Kenia, Filippine. Il politicamente corretto troverebbe una ragione nell’organizzazione comunitaria della baraccopoli. Discorso lungo. Ma la testa divisa dice delle due citta’.
Nel campo di calcio con il fondo di terra si muovevano autentici assi. Che me ne sarei presi almeno due per portarli alla Fiorentina. E’ lo slum da cui è emerso il grande Eusebio.
Maputo, che tutti gli italiani che ho incontrato alla Festa della Repubblica all’ambasciata italiana non lascerebbero più. Mozambico, Italia.

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