Mozambico, the end

18 giu

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Sono stato due settimane in Mozambico. C’è chi scrive un libro su quindici giorni africani.
Mi sono preparato leggendo prima di partire. Poi, arrivato, ho seguito un fitto programma di incontri e spostamenti che si è aperto ogni volta all’alba e chiuso alla cinque del pomeriggio quando calava la notte. Ecco, di notte non sono andato in giro a camminare perche’ ampiamente sconsigliato (alcune ONG lo vietano ai propri appartenenti).
Ho raccolto, in tante conversazioni senza la camera, racconti di un’Africa che non ho visto. Droga, traffico di organi, tanta violenza sulle donne. Cose che succedono pare molto anche a Maputo, che a me invece è sembrata una bolla prima di entrare nella povertà assoluta.
Questo per dire che quelle che giriamo e portiamo a casa sono spesso storie positive di nascita e rinascita di opportunità. Poi ci sono le altre storie che ci vengono riferite da chi vive in questo pezzo di Africa da tanti anni.
La nostra cooperazione, le nostre ONG che ho incrociato sono rappresentate da italiani (soprattutto donne, italiane) che mi sono sembrati reificati nel loro lavoro (“missione” non lo vogliono sentir dire). Poi ci saranno altri, meno coinvolti. Questi non li ho visti. Ci saranno perche’ la cooperazione è specchio del paese.

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Ho visto tante buone pratiche e ne ho parlato poco, più attento in questo blog alle curiosità. Di queste si occuperà il programma tv realizzato per Rai Italia.
Ho fatto incontri sorprendenti con un’attivista sieropositiva in un nuovo centro di Sant’Egidio, con un sacerdote veneto in un campo di sfollati a causa del recente ciclone, con un piccolo gruppo di nostri giovani che vivono in un paese cosi remoto che sembra fermo a secoli fa e che hanno creato una cooperativa di piccoli agricoltori, con altri che hanno promosso costruzioni di asili, di scuole professionali dove c’è il deserto educativo e poi medici, ingegneri, economisti, urbanisti, professori universitari. Tanti italiani che si sono immersi nell’Africa.
Provero’ a raccontare loro.
Io per principio li rispetto. Io ieri ero felice di essere tornato a Roma. Per raccontare l’Africa bisogna conoscerla, esserci stati a lungo e più volte in una vita. E non solo nei resorts sul mare.

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Nella bandiera del Mozambico c’è un kalashnikov (unico paese la mondo?). Le armi girano parecchio ma io le ho viste solo stampate.
La mia (breve) Africa, quella che ho attraversato, è stata dolce.

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