Manhattan, a piedi

20 lug

New York (Manhattan) è unica al mondo perche’ la puoi attraversare da nord a sud a piedi in una giornata. Magari non in una giornata con una temperatura come quella di oggi. Ogni tanto una boccata di aria condizionata, la più grande invenzione dopo la penicillina (scusa, Greta).
C’era una volta la Manhattan degli odori, dei colori che cambiavano ogni mezz’ora di cammino. C’era il mondo diviso in blocchi che specchiavano le provenienze.
Oggi c’è un solo confine virtuale. Quello tra poveri e ricchi. Generano qualche confusione le decine di migliaia di giovani che arrivano a New York dall’Asia ma anche dal resto dell’America per frequentare quelle industrie universitarie che vomitano diplomi costati ai genitori come una Lamborghini. Ma la sostanza è sinteticamente questa. Calpestare i marciapiedi di New York rimane una grande esperienza antropologica, culturale, eccetera ridotta pero’ alla più attuale fotografia dell’ineguaglianza.
La concentrazione di billionaires e senzatetto è la lezione americana che ricavi se il tuo sguardo non è rivolto solo a cercare Uniqlo o Shake Shack.
C’è sempre stata in città questa forbice aperta ma oggi questa distanza fa impressione.
Non devi prendere la macchina o la metropolitana per andare nelle periferie.
Basta non solo guardare ma anche ascoltare. Ho incrociato una quantità di umani che parlavano da soli nelle strade. Anche questi sempre incontrati nel passato a New York e c’è pure chi teorizza che sia un segno di intelligenza (lo faceva Einstein no? ). Ma mai cosi’ tanti. Un concentrato forse di malessere diffuso, forse solitudine, forse disperazione.
Questo ho visto oggi mentre scorreva negli occhi il sempre nuovo film di una città capace di raccontare non solo la contemporaneità ma anche il futuro.
Un uomo da marciapiede, il film, compie cinquanta anni. Cercasi aggiornamento.

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