Pesci di lotta

3 ott

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C’è una sottotrama in moltissimi progetti della cooperazione italiana nel mondo. È la lotta per l’uguaglianza di genere. Questione non risolta in ogni angolo del mondo, anche quelli piu’ “sviluppati”.
La declinazione di questi progetti è infinita ma il cuore è sempre la solidarietà, la creazione di una comunita’ di donne che si mettono insieme per portare a casa un reddito e trovano anche una socialità tra loro che non conoscevano.
Ho visto un gruppo di donne che lavorano alla trasformazione del pesce sulle rive del fiume Casamance, a sud del Senegal, tra Gambia e Guinea-Bissau. Le ha messe insieme Wanda, della ONG ISCOS, grazie al supporto dell’AICS, la cooperazione della Farnesina.
Raccontano che il fiume, prima dell’arrivo di grandi imbarcazioni cinesi, fosse un contenitore straordinario di pesci di ogni varietà e misura. Mi sono appassionato ai barracuda fatti a pezzi e ai tanti gamberi tigre. Sventolava, poco lontano, una bandiera cinese piantata su una fabbrica in cui si congela il pesce.

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La guerra della pesca è guerra tra stati. Si gioca a livelli che non sono quelli di Wanda e del suo collettivo di donne. Faceva un gran caldo, volavano tante mosche e le signore del pesce ridevano e scherzavano mentre separavano i gamberetti, calavano i coltelli e poi sdraiavano il risultato del loro lavoro sugli essiccatoi.

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