Il candidato Ralph Lauren

5 ago

Un lungo pezzo di Politico ha raccontato delle liti interne alla campagna di John Huntsman, candidato repubblicano alla Casa Bianca. L’ex ambasciatore in Cina, nominato da Obama, mormone, billionaire e’ il piu’ esportabile nell’ammucchiata in corsa per le primarie che selezioneranno lo sfidante del presidente per l’anno prossimo.
Il piu’ esportabile ma anche un bel tipo ancora piu’ detached di Obama dal mondo reale. Si e’ stato un (buon) governatore dello Utah ma li correva in casa e non conta.
Nelle scorse settimane di campagna silenziosa, quasi invisibile di Huntsman, Esquire e il Wall Street Journal gli hanno dedicato due ritratti. Formidabile quello del WSJ che ha scritto quello che pensavo di John, il perfettino. Sembra un modello della campagna autunnale di Ralph Lauren, non della campagna per la Casa Bianca. E nessuno si azzardi a dire che ricorda Kennedy.
Qua siamo alla famiglia, moto, fucile, rock band,camicia a quadretti mixati per offrire un brand, un prodotto studiato per svegliare una generazione H, nelle intenzioni simile a quella generazione O che ha trainato Obama nel 2008. Come la vendita di un iPad, dice il WSJ.
Si ma senza capacita’ di creare non dico un’emozione ma nemmeno un soffio di curiosita’. Messaggi evocativi, allusivi, patinati che duplicano quello che Huntsman gia’ e’. Un fighetto.
Probabilmente anche il migliore del mazzo ma che andava spettinato, buttato nella mischia, impiastricciato. Il tentativo e’ stato quello di vendere una coolness che probabilmente funziona in tempi di vacche grasse ma che nella recessione buca poco.
Un candidato e’ un prodotto da vendere e la prima campagna e’ andata storta. Ora per John Huntsman si tratta di riciclarsi piu’ discount, piu’ low cost. Non e’ tardi. E’ la stagione dei saldi.

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