Ora (et) labora

16 ott

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A Norcia, oggi.
Le otto monache nel container ci hanno accolto, con i prodotti del loro orto.
Il prefabbricato in cui abitano è posato ai piedi del grande monastero, danneggiato (per sempre?) dal terremoto.
La badessa Caterina ci ha detto che toglierebbe “et” alla regola benedettina. “Pregare è lavorare e lavorare è pregare”. Mi sono riconosciuto, laicamente.
Sono arrivato a Norcia, dopo avere letto “Il filo infinito. Viaggio tra i monasteri alle radici d’Europa” di Paolo Rumiz.
Sempre Rumiz mi aveva introdotto al CUAMM in Mozambico (“Il bene ostinato”). Pulitzer del viaggiatore, Rumiz.

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