The meaning of life (Tiziano Terzani)

12 ago

In questo agosto italiano sono arrivato da mia madre per attraversare con lei il ferragosto.
Come sempre guardo tra i suoi libri e mi sono messo a leggere UN ALTRO GIRO DI GIOSTRA e LA FINE E’ IL MIO INIZIO di Tiziano Terzani. Il lago di Como in cui mi trovo e la casa di famiglia mi hanno guidato a queste letture quasi naturalmente.
Anche perche’ da tempo volevo affrontare Terzani, che ho sempre evitato in passato. C’era qualcosa nel culto del giornalista guru che mi teneva separato, diffidente. Eppure la sua biografia, i suoi interessi, le sue domande non sono fessi e poi il mischio di America e Asia, la scelta di provare a seguire i propri interessi, passioni sono cose attraenti, quasi irresistibili (da leggere).
Insomma li ho letti velocemente e il giorno dopo, come per magia, e’ apparso su la Repubblica un lungo e bel pezzo/ricordo di Bernardo Valli titolato “Non mettete l’aureola a Terzani”.
Ora, in uno dei due testi, quello in cui “un padre racconta al figlio il lungo viaggio della vita” ho trovato un ritaglio di giornale (International Herald Tribune) del 20 settembre 2006 che mia madre ha depositato dentro, per quel maledetto vizio di famiglia che anch’io ho ereditato di ispessire i libri di recensioni. L’autrice, Elisabetta Povoledo, cita Giuliano Amato che ha scritto cose analoghe a Valli (” si renderebbe un cattivo servizio a Terzani trasformandolo in un uomo santo”).
E’ stata una lettura molto piacevole quella dei due libri e, anche senza le raccomandazioni della Povoledo e di Valli, non lo avevo eletto a mio guru (da quando ho abbassato, molti anni fa, la bandiera di Dylan, mi basta cosi’). Esce fuori comunque una vita che e’ valsa la pena essere vissuta, che poi e’ quello che tutti cerchiamo di fare, anche senza stare a pensarci troppo.
Ci sono pagine in cui Terzani parla “dell’idea di fare del giornalismo investigativo” che mi hanno interessato ( “il giornalista deve essere uno che e’, a suo modo, arrogante, uno che sente di essere libero, di non dipendere dal potere”). Questa “arrogante” ricerca dei fatti e l’elaborazione di un pensiero autonomo, non viziato da pregiudizi biografici, e’ l’essenza di questo lavoro che chiamiamo informazione, documentazione.
Guardo con grandissima fatica in questi giorni la televisione, qua in Italia, cercando brandelli di informazione, appunto, sul terremoto economico in corso. Il vuoto assoluto riempito a tratti dalle cronache politiche di palazzo.
Nulla che aiuti a capire cosa succede nelle famiglie italiane. E’ questa l’enorme differenza con la televisione americana che in un’occasione come questa si mette subito seduta a tavola della middle class e ci racconta la crisi dal basso. Qua passiamo da Tremonti ai culi delle spiagge, con interviste casuali, al primo che si incontra.
Di “investigativo” rimangono solo le chilate di vecchi film mandati in replica su ogni rete, del genere gialli, che “fanno tanto estate”.
Il significato della vita per la tivu italiana e’ chissenefrega.

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