Un film su quello che sta accadendo. Finalmente

11 Gen

Nei film italiani non si sa mai quanto guadagnano i protagonisti. Come fanno a riempire il frigorifero. A volte non si capisce nemmeno quale sia il loro mestiere. Siamo spesso immersi nell’allegorico. In un diluvio di forma e colonna sonora. O nell’autobiografia. Che spesso affoga in un cortocircuito sentimentale.
Non c’è uno che faccia film come Ken Loach, 83 anni. E che li scriva come Paul Laverty, 63 anni. Due che da sempre raccontano, fotografano la realta’ che stiamo vivendo senza fare un documentario ma come se lo facessero. Di solito, finali senza speranza, senza quella luce di ottimismo neorealista di casa nostra. Scrivono storie di perdenti, in una fase in cui i social photoshoppano fiction e ci restituiscono parodie di ego dilatati. Siamo passati dalla élite dei “persuasori occulti” alla “democrazia degli influencers”, vincenti. Alla percezione diffusa che anche tu ce la puoi fare, basta volerlo.

Entro ormai raramente in una sala cinematografica. Piccoli, comodi schermi hanno sostituito quelli grandi. Il rito ha perso significato anche perché il cinema non ha piu’ (per me almeno) il peso che aveva ai tempi del liceo Parini quando andavo alla Cineteca San Marco di Milano, come una seconda casa.
Piccola sala al Roxy, forse ero il piu’ giovane e comunque vari coetanei. Un pubblico, ad occhio, lontano dal racconto di Loach e Laverty. Ma che, sicuramente, come me, ordina cose da Amazon e compagnia.
Di questo si tratta in “Sorry we missed you”, il film. Il titolo è la frase, il messaggio che riceviamo quando il pacco non arriva a destinazione.
Siamo in una famiglia. Al tavolo da pranzo, nei letti, nella casa minimalista vera di Ricky (padre) Abby (madre) Seb e Liza Jane (figli, 15 e 11 anni).
Ricky è l’attore Kris Hitchen, diventato tale a 40 anni, con un passato prossimo da idraulico. Ricky decide di mettersi in proprio e fare le consegne per simil Amazon e compagnia. Quella che accade dietro la consegna del pacco che ci arriva a casa è la storia. Le due donne di casa, Abby e Liza Jane sono meravigliose. Seb tenero. Ricky fa quello che puo’, anche oltre.

Loach e Laverty hanno una sola modalità di racconto. Il cazzotto nello stomaco. Non praticano leggerezza, ironia, letture meno assertive. Siamo sempre in un mondo fatto solo di buoni e cattivi. Mentre siamo tutti l’uno e l’altro. Ovvio. E poi musica al minimo storico e fotografia antica (per capirci, zero Sorrentino).
Una volta sta roba magari si chiamava lotta di classe. Gli imprenditori venivano chiamati padroni. Oggi è durissima per i padroncini.
Il cinema non cambia il mondo. Non deve mandare messaggi ( mamma mia). Questo lo abbiamo capito, negli anni. Ma almeno, con Loach e Laverty, prova a raccontarlo, il nostro mondo.

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