L’americano

3 Feb

E’ americano, nato in Calabria.  Ha 70 anni. È nella classifica Forbes dei 500 piu’ ricchi al mondo. Partito da zeromeno. Arrivato con la famiglia negli Stati Uniti quando aveva dodici anni. Lo scorso anno ha comprato la ACF Fiorentina, squadra di calcio.
In questa stagione la piccola Firenze è terza in Italia, dopo Milano, con Inter e Milan, nella classifica degli abbonamenti allo stadio. Prima di Napoli, Roma, Torino e le altre. E dopo l’ultima annata in cui la serie B è stata molto vicina (anche quest’anno non è lontanissima).

Alla fine della partita con la Juventus persa 3 a o (due rigori) il presidente Commisso si è espresso. Taccio sul merito (ho la sciarpa viola).
Commisso non risponde a Nedved, vicepresidente della Juventus che gli aveva consigliato di prendersi una bevanda. Poi Commisso dira’ che lui parla solo con Agnelli, da quello che ho letto. Poco importa. Quello che doveva dire lo ha detto.
Mi ha ricordato uno dei tanti billionaires americani che hanno comprato una squadra in sport diversi. Mark Cuban , “padrone” dei Dallas Mavericks nella NBA. Viene multato spesso per le sue dichiarazioni su avversari, arbitri, ecc. Se ne frega.

Commisso non capisce la burocrazia italiana che non gli fa costruire il nuovo stadio con la velocità di un ospedale in Cina.
Commisso dice spesso quanti soldi ha messo nella Fiorentina.
Commisso parla senza filtri. Ha sottolineato che le sue parole rimbalzano in America. Dove anche Amazon è entrata nella grande sfida mondiale dei diritti televisivi. Ed ESPN è arrivata da un paio d’anni con il campionato italiano. Siamo i figli minori dell’Inghilterra, della Germania, della Spagna. L’Italia in rimonta, soprattutto grazie a Ronaldo (ahimè).
Commisso racconta una storia diversa, piu’ larga della nostra.
La storia continua.

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