Belluno Shore

19 ago

Siamo tutti cafoni.
Dove mi trovo, ad un tavolino di un bar (con wifi) di un mare toscano, dei ragazzotti forniti di ogni gadget urlano invece di parlare, trangugiano cornetti emettendo nello stesso tempo suoni incomprensibil dovuti alla masticazione a bocca spalancata, esibiscono magliette con enormi scritte ABERCROMBIE.
E’ la divisa dell’estate, il passaporto per entrare in quella comfort zone che gli adolescenti cercano sempre quando portano in giro il loro corpo in tumultuosa crescita. Quest’anno si porta Abercrombie in modalita’ massificata.
Nulla di male, ci siamo passati tutti.
In America le marche trovano velocemente la via dei discount, dei saldi veri, azzerando da sempre lo status symbol. E poi c’e’ la beneficenza. Ricordo che qualche anno fa davanti ad una chiesa di New York, nel giorno del Ringraziamento, arrivarono dei camioncini Ralph Lauren, Tommy Hilfigher, ecc a distribuire ai poveri in fila per il tacchino, felpe, giacconi, polo. Dentro, nella chiesa di Chelsea trasformata in mensa, le centinaia di non abbienti sembravano tutti parenti della famiglia Huntsman, il riccone repubblicano in corsa per battere Obama, che mi sembra piu’ improbabile della Bachmann e di Rick Perry.
I giornali italiani si sono buttati sulla non notizia che Abercrombie and Fitch pagherebbe i quasi trentenni di Jersey Shore per non mettersi addosso roba loro. Perche’ sarebbero cafoni e buttano giu’ l’immagine.
A parte la bufala, i divi del reality sono solo fuori eta’ perche’ dopo il college in America nessuno (o quasi) indossa piu’ quel marchio. Che invece vedi in tonnellate di buste di italiani di trenta, quaranta, cinquant’anni che le comprano anche per loro, non solo per i figli.
Si strizzano il tatuaggio nella maglietta marchiata e si piazzano tutti orgogliosi su Facebook. Quasi quasi preferisco il look-canotta da quell’albergo in provincia di Belluno.

Comments are closed.