Africa vicina, coronavirus in Tunisia

21 Apr

L’Africa è vicina e la Tunisia è vicinissima.
Michele Crudelini è responsabile, in Tunisia, della comunicazione dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS), Ministero degli Esteri del nostro paese. Dopo Mozambico (Martina) e Senegal (Chiara) la Tunisia è uno dei paesi che ho raccontato con con Vasi, operatore e amico. Il programma è stato realizzato per Rai Italia. Titolo “Solidali d’Italia”.
Michele è giovane e bravo. Conosce le lingue e la realtà in cui si muove . Il paese da cui partono più migranti per le nostre coste vicine. Ecco la sua lettera.

Anche ai tempi della pandemia Covid-19 il futuro della Tunisia è strettamente legato a quello dell’Italia e viceversa.
Non è stato infatti un caso che i provvedimenti di contenimento in Tunisia siano stati presi pochi giorni dopo che i primi decreti legge redatti dal governo italiano venissero attuati per affrontare la fase di emergenza del coronavirus.
Occorre però segnalare che in materia di contenimento preventivo, la strategia adottata dalla Tunisia è stata ancor più rigida rispetto ai protocolli utilizzati dai principali stati europei, tra cui l’Italia.
Le frontiere aeree, marittime e terrestri sono state infatti ufficialmente sospese il 17 marzo scorso. Un blocco tuttora in corso.
Dal 18 marzo le autorità tunisine hanno invece stabilito il coprifuoco su tutto il paese dalle 18 del pomeriggio fino alle 6 del mattino, mentre dal 22 marzo è entrato in vigore il lockdown delle attività economiche oltre alla limitazione della libertà di circolazione delle persone (come per esempio il divieto di viaggiare al di fuori del proprio Governatorato di residenza). Queste misure risultano essere ancora in vigore fino al 3 maggio prossimo, data apparentemente scelta dal governo per entrare nella cosiddetta fase due della ripresa.
A queste restrizioni vanno sommate le misure preventive prese dal Paese già tra febbraio e marzo, tra cui la limitazione dei voli da e verso i paesi più a rischio, come Cina, Corea e Italia. In questo modo la Tunisia sembra essere riuscita a rispondere per tempo e piuttosto efficacemente all’emergenza Covid-19. Attualmente i contagiati registrati sono sotto il migliaio mentre i decessi sono meno di cento. Si tratta di dati che tuttavia occorre leggere con prudenza alla luce della quantità di tamponi finora effettuati che non copre una quantità sufficiente di popolazione tale da poter quantificare realmente la diffusione del virus.
L’eventuale scampato pericolo di fronte ad un’emergenza sanitaria che probabilmente la Tunisia non avrebbe avuto la forza di reggere, tuttavia fa ora concentrare le principali preoccupazioni del paese verso la cosiddetta fase due, ovvero quella della ripresa delle attività. In particolare, ad allarmare è la capacità di reazione del sistema socio economico tunisino che, dopo la rivoluzione ha attraversato un periodo di forte crisi.
A seguito del confinamento, si è registrata una considerevole diminuzione della produzione, la chiusura di gran parte punti vendita e la sospensione delle operazioni commerciali internazionali. La decisione del confinamento è stata considerata dolorosa, anche dalle autorità, per un paese che ha più di 1 milione e duecentomila dipendenti nel settore privato, gran parte dei quali saranno inattivi, insieme a quasi 1 milione di dipendenti pubblici e impiegati di imprese pubbliche, ma soprattutto un paese che ha quasi seicentomila (600.000) disoccupati e quasi 1 milione di lavoratori nel settore informale.
Come conseguenza di questo è da segnalare l’aumento di epiodi di microcriminalità (furti) e assembramenti di protesta contro le forze dell’ordine in alcuni quartieri della periferia di Tunisi.
L’attuale governo tunisino, formatosi a seguito delle elezioni avvenute lo scorso settembre e dopo alcuni mesi di trattative, sarà chiamato quindi a traghettare il paese attraverso una fase molto delicata della sua storia, con conseguenze per i giovani, le donne, i bambini, gli anziani, i piccoli e medi imprenditori e tutte quelle categorie più vulnerabili all’interno della società.
Infine, occorre segnalare che, nonostante le difficoltà, la Tunisia non ha rinunciato ad esprimere aiuto e solidarietà verso un paese storicamente amico come l’Italia. Come riportato dall’Ansa lo scorso 13 aprile, un team di sette persone tra medici ed infermieri militari tunisini è atterrato all’aeroporto di Malpensa per aiutare il personale medico di Brescia nella lotta alla diffusione del Coronavirus.
Si tratta di un gesto che in un momento di smarrimento collettivo intende tenere salde quelle relazioni di amicizia tra due paesi vicini per storia, tradizione e cultura. Da questo gesto di solidarietà può emergere una riflessione finale: ovvero che nelle settimane e nei mesi a venire la cooperazione tra Italia e Tunisia potrà essere ancora una volta uno strumento indispensabile per entrambi i paesi per affrontare e superare questa sfida e ritornare insieme a costruire un Mediterraneo di amicizia e sviluppo.

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