Americana

4 Giu

In questi giorni leggo un’esplosione di Americana.
C’è stato chi era sul luogo del delitto (in senso lato, magari a New York, non a Minneapolis) chi ci ha ricordato che l’America è complessa (ce la caviamo sempre così) e altri da lontano (come capita a tanta stampa italiana) hanno scavato nel loro magazzino. Per dire che Trump è Trump.
Michele Serra ha scritto “Per uno della mia generazione, cresciuto a Fragole e sangue, Easy Rider , Bob Dylan e Woody Guthrie, Furore di Steinbeck, la beat generation, Woody Allen, il Linus di Oreste Del Buono che importava la geniale satira newyorkese e californiana del periodo (Feiffer, Crumb, Al Capp), Trump è una specie di remake. Come se l’avessimo già visto, anzi previsto.”
Non so cosa avevamo visto, previsto sulla scorta di quel popò di background, che pure condivido. Mi è venuta voglia di aggiungere a quel magazzino di Americana una celebre intervista di Oriana Fallaci su L’Europeo (che titolo di storica testata, a ricordarlo oggi) a Pasolini del 1966.
Se arrivate alla fine del pezzo c’è il racconto di quei tre giovani ai lati della manifestazione che chiedeva di bombardare Hanoi. Racconta oggi. E ci fa buttare lì una previsione. Che è anche una speranza.

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