Cluster de che ?

9 Giu

Cluster, parola entrata nel frasario televisivo spesso a capocchia.
Un “grappolo, un gruppo”, con declinazioni scientifiche, ormai assimilato a movide, residenze per anziani, manifestazioni, quattro amici al bar.
Luoghi chiusi e aperti, tutti clusterizzati in una pandemia etimologica, semantica, probabilmente psichiatrica.
Eravamo in un cluster, inconsapevoli.
Oggi, riaperta anche New York, i clusters sono (non ufficialmente) tollerati.
A scardinare il divieto di fare grappolo sono state le manifestazioni che hanno fatto seguito al video della morte di George Floyd. Ho letto di incarcerazioni di dimostranti ammassati in celle senza mascherine (sequestrate in quanto “effetti personali”) poi schedati e liberati dopo qualche ora. Supercluster.
E ora si legge pure che Trump sta per partire con i rallies a cui parteciperanno in migliaia.
Siamo in attesa di verificare se possiamo dichiarare concluso il terrore del corpo altrui. Non sembrerebbe, a leggere quello che accade nel mondo.
Stamattina però la farmacista a cui ho chiesto di misurarmi la pressione ha detto che purtroppo non poteva ancora farlo. Il dentista però ti prende.
Abbiamo rimosso che il virus in America sarebbe entrato con otto passeggeri a gennaio (così si legge) e ha mandato all’altro mondo più di centomila infettati. Gli aeroporti riaprono.
Quella che è stata definita una pandemia patchwork lavora in grandi città ma non in altre, non solo in America. In regioni, stati, perfino continenti e non in altri.
I guanti farebbero addirittura male, gli asintomatici non contagiarebbero. Per dire solo delle ultime “novità”. Subito corrette, smentite.
In questi mesi abbiamo misurato che non sappiamo una cippa. Non solo io, che è ok. Anche tutti quelli che studiano pipistrelli e derivati da una vita.
E non sappiamo nemmeno se tornerà l’unica trasmissione televisiva di cui non mi sono perso una puntata nella stagione che si sta chiudendo. Quella del dottore commercialista Borrelli.

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