Empatia canaglia

18 Ago

Ero alle ultime tre conventions nei due cicli elettorali di Obama e l’ultimo di Trump.
Questa volta ci sono come ci siamo tutti. Da casa.
I discorsi della prima giornata dei democratici si sono materializzati preregistrati come in una serie televisiva di quelle che abbandoniamo al primo episodio.
Ho faticato a seguirli tutti. Sono arrivato alla fine di Michelle Obama. Perfetta e interpretazione da Emmy. Ha puntato su una parola. Empatia. La mancanza di empatia di questa Casa Bianca. No empatia per chi soffre, “di salute e di economia”.
In altri tempi forse mi sarei pure commosso.
Oggi non riesco più a separare le parole (e le interpretazioni) dai fatti, dalle dichiarazioni delle tasse “amiche”. Questa meravigliosa signora diventata ricchissima è empatica. Ci ha pure detto nei giorni scorsi di essere stata male di testa in questi mesi di pandemia. Come tutti. Ce la siamo sentita un poco più vicina di chi negava la realtà. Ma non basta. Contano gli stili di vita. I conti in banca servono se messi in una “causa comune”. Lo fanno in tanti in America, mantenendo per se stessi una qualità di vita sopra tutte le norme.
La ricchezza accumulata con la politica non è empatica. C’è bisogno di altro.
Non so se continuerò a vedere questa Convention in playback.

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