Indian matchmaking (d’America)

21 Ago

Mi sono bevuto qualche settimana fa la serie Indian matchmaking su Netflix.
Si, ho letto le critiche più o meno politicamente corrette.
Potrei fare un elenco ma chi ha visto la serie sa bene di cosa parliamo. L’idea stessa del matrimonio combinato ci pare lontana. Anche se potremmo parlarne. Più fastidiosa, data per scontata, la richiesta di un partner di pelle chiara ma chi conosce l’India è consapevole di questa profonda divisione che è di classe, connessa alle caste. Basta uscire da Mumbai e Delhi per scontrarsi con il pregiudizio.
Il sessismo attraversa le puntate ma è chiaro il tentativo dell’autrice (pluripremiata) di fare emergere figure di donne consapevoli, forti. Casomai la serie è piena di uomini fessi, che poi la realtà è proprio questa, oltre i confini dell’India.
Oltre i confini viaggia la stessa Indian matchmaking, nella diaspora americana. Accenno a questo perché ho letto dei nonni di Kamala Harris (neo candidata con Biden alla Casa Bianca) emigrati dall’India agli Stati Uniti d’America. Il loro fu un matrimonio combinato (casta alta). La madre di Kamala, professoressa universitaria come il padre (naturalizzato americano dalla Giamaica) sono dunque di “colore” ma non piattamente afroamericani, come tanti hanno scritto in Italia. A meno di scavare nella storia giamaicana.
Il college scelto poi da Kamala è stato Howard, uno dei centri universitari storici afroamericani.
Kamala è andata varie volte in India con la madre, morta nel 2009, a 70 anni.
Di questi viaggi in India vorrei sapere.

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