Il pubblico in TV. Meglio così. Ma non sempre

11 Ott

Non abbiamo più gli applausi da Floris alla qualsiasi. Non abbiamo più quelle compagnie di giro di figuranti che sedevano in diversi programmi televisivi, arrotondando la pensione.
Mancano quei piani d’ascolto alle regie che permettevano di staccare, ai montaggi di tagliare. C’è chi non rimpiange quel pieno, ora che la TV è più vuota.
Direi di cavarcela con il solito “dipende”.
Il calcio senza tifo è una schifezza. Si è sempre parlato del pubblico allo stadio come del dodicesimo giocatore in campo e ora manca.
La NBA non ha sofferto, anche se ha perso ascolto. In America sanno fare sound virtuale. Noi meno. Il pubblico di Ballando ti arriva come in una serie fantasy. Quello distanziato di altri programmi quasi peggio. Sottolinea, nei vuoti, l’emergenza. Un cerotto che non contiene la ferita.
L’idea delle sagome a Propaganda non tiene più perchè è saltata la rappresentanza della community in studio, che è la ragione d’essere del programma.
L’America soffre. Saturday Night Live che offriva biglietti gratuiti (che poi rischiavano di finire ai bagarini) ora fa riempire una modulistica simile a quella degli arrivi in aeroporto e paga chi si va a sedere nel teatro (a proprio rischio) con presenza dilatata.
Insomma, siamo come in un meteo variabile. C’è chi guadagna e chi perde.
Ho memoria recente di quei grupponi (sempre gli stessi) cammellati in vari programmi tv. Anche però di platee entusiaste e partecipi, ora sdraiate sul divano di casa.
È già tanto che la televisione si accenda ogni giorno su palinsesti feriti a morte dalle serie delle piattaforme online.

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