La politica metereologica che fa acqua

29 ago

Dicevo ieri, alcune ore prima che Irene passasse per New York, che l’uragano piu’ grande della storia forse non sarebbe stato tale.
Sono stato in dubbio se pubblicare il post. Sono lontano in questi giorni e la mia famiglia e’ in America. Avevo anche paura portasse male dire che Irene non si sarebbe comportata cosi’ male con New York.
E’ andata come e’ andata. Come mi ha detto mio figlio al telefono ieri sera “Pap solo una pioggerellina e ora abbiamo una riserva di bottiglie d’acqua in casa per un anno”.
Meglio cosi’. Comunque miliardi di danni, ventuno morti, ecc
Perche’ Obama, Christie, Cuomo, Bloomberg hanno gridato ¬†all’Apocalisse?
Ognuno aveva i suoi buoni motivi. Obama, dicono i sondaggi e’ al punto piu’ basso di approvazione per la sua politica economica. E, in una pausa delle sue partite di golf, non poteva rischiare di katrinizzare il suo mandato.
Il governatore Christie del New Jersey aveva l’occasione per dimostrare di essere il candidato ombra repubblicano piu’ credibile ed infatti ha tuonato minacce, nel suo stile ruvido, ai bagnanti che si attardavano sulle Jersey Shores.
Il governatore Cuomo di New York era alla prima prova a tutto tondo della sua amministrazione, con il venticello in poppa del matrimonio gay da poco legale.
Il sindaco Bloomberg doveva rimediare alla sua personale Katrina, quello Snowmageddon, la nevicata postnatalizia di quest’anno, quando New York e’ andata in panne.
Le televisioni, nemmeno a dirlo, ci campano coi disastri. Quindi scenario perfetto per l’arrivo di Irene. Peccato boys, non e’ andata cosi’.
Oggi il New York Times loda comunque Bloomberg e i repubblicani sparano sull’allarmista Obama.
Better safe than sorry, rispondono i quattro. Si certo, sara’ per un’altra volta.

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