September 11. Il corpo di Osama e quello degli altri

31 ago

” Se non posso avere the whole thing, la cosa intera, allora meglio niente”, dice Monica Iken nel documentario che andra’ in onda domenica prossima su Rai Tre alle 21.00.
“La cosa intera” e’ il corpo di suo marito. Come e’ accaduto per piu’ di 1400 vittime dell’undici settembre nulla e’ stato ritrovato. O meglio frammenti di corpi che attendono ancora l’esame del DNA sono stati ammassati e qualcosa potrebbe venire fuori.
Dopo dieci anni molte cerimonie degli addii si sono consumate virtualmente e questo ha lasciato in moltissimi familiari la ferita aperta. Senza tombe, senza segni identitari, senza i riti che accompagnano le sepolture e il lutto quei morti dell’undici settembre parlano ancora ai loro familiari, che tornano sempre con la memoria all’ultima telefonata, all’ultimo saluto, all’ultimo bacio.
Il giorno seguente l’uccisione di Osama bin Laden ero ad una affollata conferenza stampa in uno studio legale di New York. Parlavano cinque donne, madri, mogli di vittime dell’undici settembre. Parole di soddisfazione per la fine dello stragista ma anche molta rabbia per quel corpo calato in mare e non mostrato, non esposto e nemmeno fatto a pezzi, come letteralmente, hanno detto alcune di loro. Sono uscito sconvolto da quella conferenza stampa in cui alcuni familiari chiedevano di fare scempio del nemico, come dicevano era stato fatto ai loro cari. Quel dolore vivo, aperto, da rispettare si era trasformato in una richiesta di vendetta oltre un limite che non comprendevo.
Ne ho parlato con altri familiari di vittime, di parere diverso.
Anche per Osama, il carnefice, come per molte sue vittime, non c’e’ dunque un luogo di culto, una memoria tombale, fisica, volutamente, in questo caso, sottratta al rischio molto concreto di alimentare una spirale di sentimenti opposti terribili.
Vengono in mente le fosse comuni, i dittatori appesi e uccisi e anche l’immagine di un corpo invece che ci ha accompagnato per anni, quella di Che Guevara. Il corpo del nemico ucciso, il suo trattamento, la sua manutenzione raccontano sinteticamente bisogni diversi, fasi storiche diverse. Quello che rimane piu’ difficile da masticare e’ l’assenza, la mancanza, la sparizione repentine di quelli che non sapevano di essere in guerra.
Qualche sera fa a cena con amici parlavamo del documentario che stavo finendo di doppiare e un carissimo amico italiano mi ha detto ” Pero’ gli americani se la sono voluta questa cosa”. Mi sono sentito come all’uscita da quella conferenza stampa a New York.

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