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22 Set

Liberi, dopo due anni, i due ragazzi scalatori per caso al confine tra Iran e Iraq

Troy Davis, afroamericano, detenuto da 22 anni, condannato a morte, ha atteso questa sera la sua esecuzione fissata alle sette di sera in Georgia, consumando lo “standard meal”, un pasto normale (cheeseburger, fagioli e patatine fritte).
Troy ha rifiutato il pasto speciale, quello fatto di quello che vuoi, prima di morire.
Sette su nove testimoni che lo accusarono dell’assassinio del police officer Mark MacPhail hanno ritrattato la loro dichiarazione di allora.
Sono 3251 i condannati a morte in attesa della fine, negli Stati Uniti.
Sto seguendo in diretta su CNN l’intervista alla madre della vittima. Che attende l’esecuzione con ansia. Spera che avvenga presto. Guardo, con rispetto, questa madre che vuole la morte di quello che e’ sicura sia l’assassino del figlio. Membri della sua famiglia stanno per assistere all’esecuzione all’interno della prigione. Ci saranno cinque reporters.
Fuori un centinaio di manifestanti cantano, a tratti, “We are Troy Davis”, noi siamo Troy Davis.
CNN ci dice che la Corte Suprema ha negato l’ultima possibilita’ di appello. Tra breve avverra’ l’esecuzione. Spengo il televisore. Per stasera basta.


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