Che Dio vi benedica

22 Set

“Che Dio vi benedica”, sarebbero state le ultime parole di Troy Davis, 42 anni, afroamericano, questa notte, prima di essere ucciso con un’iniezione “letale”.
Troy ha detto anche di essere innocente, di non essere lui quello che sparo’ 22 anni fa a Mark MacPhail, giovane poliziotto bianco. Per tre volte, in questi anni, la condanna a morte per Troy e’ stata sul punto sul punto di essere eseguita e per tre volte ci fu un rinvio.
Esistono ragionevoli dubbi sulla colpevolezza di Troy Davis.
C’e’ un libro che mi porto sempre dietro da bambino e che questa notte ho riletto, in parte.

Il libro scritto da Chessman fu pubblicato in America nel 1954 e la mia edizione e’ quella italiana del 1966, che presi dalla libreria dei miei genitori. Caryl Chessman, bianco, nato nel 1921 e giustiziato nel 1960 in California, scrisse quattro libri nei dodici anni trascorsi nel braccio della morte. Sei giorni prima di essere salvato per l’ottava volta dalla camera a gas nel febbraio 1960 (fu poi ucciso a maggio) Chessman scrisse questa lettera : “…Ho attualmente 38 anni. Ne avevo 26 quando fui arrestato. Alle mie spalle si snoda una lunga serie di arresti. Sono un veterano dei riformatori e delle prigioni californiane. Sono stato definito uno “psicopatico criminale”. E’ indubbio che da giovane sono stato un violento, un ribelle, un insuperabile imbecille. Mi sono messo in contrasto con la societa’; ho resistito all’autorita’. Mi vergogno del mio passato ma non posso cambiarlo….Ho compreso che i bracci della morte hanno un senso unicamente perche’ i tipi come Caryl Chessman ne sono privi…Se l’isterismo e il furore popolare che circondano…(il mio caso)… possono essere placati soltanto con la mia morte e se in seguito si decidera’ che la pena capitale venga abolita, esorto allora caldamente i membri del Congresso a formulare il loro progetto di legge in modo che io ne sia escluso”.

Piu’ di cinquanta anni dopo, la pena di morte e’ oggi argomento non secondario nelle elezioni presidenziali che si avvicinano. Il governatore Perry del Texas, nel corso del suo mandato, ha visto morire 235 condannati alla pena capitale nel suo stato, in una decina d’anni. Nell’ultimo dibattito ha difeso la sua scelta. Il 64% degli americani sono con lui, prima di questa notte. Vediamo chi sollevera’ le ragioni di quel 36% in cui ci sono anch’io.

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