Il reality show repubblicano

23 Set

Se prima eravamo in otto a ballare l’hully gully ora siamo in nove a ballare l’hully gully….al cast degli sfidanti repubblicani di Obama per il 2012 si e’ aggiunto un nuovo attore, il libertario Gary Johnson, ex governatore del New Mexico, con zero speranze di farcela ma desideroso di sfruttare questa occasione per far sentire le sue opinioni.

E cosi’ quasi ogni settimana siamo qua a parlare dei dibattiti repubblicani, come fosse un reality show. Oggi e’ in onda uno contemporaneamente al primo episodio della nuova serie di J.J. Abrams, il creatore di Lost. Ahi, ahi.

Continuano anche gli ibridi accoppiamenti di sponsors dei dibattiti, questa volta Fox e Google. Strano fino ad un certo punto perche’ Eric Schmidt, executive chairman di Google, grande elettore di Obama nel 2008 e suo consigliere, e’ costretto a rispondere a Washington alle domande del subcommittee antitrust del Senato, che piu’ di una decina di anni fa fece passare a Bill Gates qualche brutto momento. E quindi Google cerca alleati.


Quando parte il dibattito e’ chiaro lo sforzo di dare l’idea che Google sia una potenza globale. Mappa del mondo, bandierine ovunque e premessa che le domande arriveranno dai cinquanta stati scremate e votate dagli stessi postulanti. Sara’ ..?
Si comincia con tutti che attaccano Obama, compreso i tre moderatori. Non distinguo le domande dalle risposte perche’ potrebbero essere invertite e nulla cambierebbe. L’importante e’ dare addosso al welfare state, alle unions, a Washington in generale (che ovviamente e’ un covo di democratici, senza un think tank, un lobbista, un rappresentante del Congresso repubblicani).
La Bachmann va oltre sostenendo che ogni dollaro guadagnato dai cittadini americani dovrebbe rimanere nelle loro tasche. Evviva, abolite le tasse e piovono applausi. Poi viene lanciato un sondaggio (perche’ questo , sia chiaro, e’ il primo vero dibattito interattivo, dicono ogni tre secondi): chi e’ per voi un ricco, in America?


Il 44% degli americani pensa che un ricco sia chi porta a casa piu’ di un milione di dollari l’anno. Interessante e’ che il 13% crede che ricco e’ chi guadagna 100mila dollari l’anno.

Spesso si ha l’impressione che sia un duello Perry-Romney con una serie di irrilevanti valletti. I due si beccano su incongruenze dei rispettivi libri (Romneycare e Social Security). Poi tutti d’accordo sul togliere il governo federale dal “business of education”, che sarebbe l’istruzione, la scuola. Che sia data agli stati, ai privati, alle famiglie.

Su quelli che vengono chiamati illegali Perry e’ attaccato da tutti per essere “soft”, morbido, debole. L’unica volta che sono d’accordo con Perry, il governatore del Texas si becca una valanga di fischi per aver detto che non aprire le universita’ del Texas ai figli degli “illegals” (con sovvenzioni) significa non avere un cuore. Detta dal massimo sostenitore della pena di morte e’ cosa da tenere in conto. Ma il cuore allora dov’e’, non ricordo, in alto a destra o in basso a sinistra?
Poi la domandona direttamente da Marte per Perry : se alle 3.00 di notte arriva la notizia che i talebani hanno il possesso della bomba atomica in Pakistan, che fare? Non so , non ho sentito la risposta perche’ la domanda mi ha tramortito. Quando rinvengo c’e’ Gingrich che dice che la domanda e’ verosimile. Gary Johnson emerge dal dimenticatoio sostenendo che ci vorrebbero relazioni commerciali anche con Cuba. Alla parola Cuba la Bachmann salta come un grillo.
A Perry viene chiesto del suo rapporto (e differenze) con Bush. La difficolta’ e ‘ quella di distanziarsi ma non troppo. E Perry risponde che le differenze sono nei programmi sviluppati nei campi della salute e dell’istruzione (Medicaid e No Child Left Behind). E via cosi’, velocemente.
Chi scegliereste tra i presenti come vice, viene chiesto? Santorum dice Gingrich. Perry vuole ibridare Cain e Gingrich. Huntsman non si tradisce e dice Cain per la cravatta gialla uguale alla sua.
Le domande Fox sono spesso comizi, quando si torna a parlare di jobs, lavoro. Sono passaggi per segnare a porta vuota. Tra il delirio del pubblico. Non mette conto parlarne. Obama e’ gia’ al fondo dei sondaggi come dimostra quello appena reso noto in Florida. Ma questi candidati sono davvero poca cosa. Intanto ha cominciato a circolare un ad di 30 secondi.

Dai tempi di Eisenhower nel 1952 un candidato alla Casa Bianca vincente non e’ mai entrato in gara dopo l’inizio delle primarie, dicevano stasera a Hardball with Chris Matthews su MSNBC. Pero’ le voci su Rubio, Paul Ryan, Sarah Palin e soprattutto Chris Christie crescono.
Il governatore del New Jersey e’ uscito fuori con questa campagna di ads, pagata da un gruppo di donatori e costata 1.5 millions, che va in onda nelle case di New York e Philadelphia.
Christie continua a dire che non correra’ per la Casa Bianca e noi gli crediamo, naturalmente.

P.S. Questa cronaca, vi avviso, e’ viziata dalla rabbia per non avere potuto vedere il primo episodio della serie Person of Interest di J.J.Abrams (che recupero domani). Quindi ho scritto sotto l’influsso di una ingiustificata privazione. In realta’ il dibattito non e’ andato cosi’. E’ stato perfino peggiore.

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