Intro alle “serie sessiste”

29 Set

Tre nuove serie di questa stagione televisiva americana , THE PLAYBOY CLUBPAN AM e il remake di  CHARLIE’S ANGELS hanno generato un (fondato probabilmente) dibattito sul loro essere “sessiste”. Prima di parlarne nei prossimi giorni (sono diverse tra loro e tutte e tre da Mad Men, ovviamente) mi/vi introduco a quegli anni , usando un testo di Simone de Beauvoir  (L’America giorno per giorno, Feltrinelli, 1955). Agli occhi europei della scrittrice le donne americane appaiono  diverse. E’ utile leggere per entrare in quel clima, in quegli anni subito prima di Mad Men, degli anni Sessanta.

“…Mi siedo al bar del Plaza : per fortuna mi avevano attesa. Il martini mi rianima…Guardo la gente, Le donne mi  sorprendono. Sui capelli curati, dalle impeccabili messe in piega, reggono aiuole fiorite, gabbie; la maggior parte delle  pellicce e’ di visone; gli abiti dai drappeggi complicati sono disseminati di lustrini e adorni di pesanti gioielli privi di  valore e di fantasia. Tutte portano scarpe con tacchi altissimi ed abbondantemente traforate. Mi vergogno delle mie  scarpe svizzere con la suola di para, di cui andavo cosi’ fiera. Per strada, malgrado fosse una giornata invernale, non  ho incontrato una sola donna senza tacco; e nessuna aveva quel portamento sciolto e sportivo che io attribuivo alle  americane; indossano tutte vestiti di seta, anziche’ di lana, e sono letteralmente coperte di piume, velette, fiori,  ornamenti di vario genere.”

“Incontro nuovamente le college-girls sul treno che mi riporta a New York. Vanno a passare il week-end in citta’.Si fatica a conoscerle. Portano, proprio come le loro madri o sorelle maggiori, cappelli con piume, fiori, velette, pellicce pesanti, scarpe col tacco alto. Sono molto meno graziose di ieri. Mi rendo conto perfettamente che l’originalita’ del loro costume da campus non era che conformismo: jeans o visone: due uniformi. Credo che le americane non si vestano mai per la propia comodita’, per se stesse. L’abbigliamento e’ innanzitutto l’affermazione di un tenore di vita: cio’ accade perche’ non vi sono espressioni di originalita’, che non si possono valutare in dollari ( salvo in certi ambienti artistici o intellettuali, ma anche qui l’originalita’ si ottiene con le sete e le pellicce). Esiste soltanto una gerarchia d’ordine quantitativo: stessi redditi, stesse pellicce. La possibilita’ di fare strada, per una donna, e’ strettamente condizionata dalla sua eleganza; e, per le donne povere, e’ una terribile schiavitu’. Un’impiegata, una segretaria deve riservare circa il venticinque per cento dello stipendio al parrucchiere e ai prodotti di bellezza. Sarebbe screditata se si presentasse in ufficio due anni di seguito con lo stesso vestito. Per lavorare in certi negozi di articoli femminili, dove e’ richiesta un’eleganza raffinata, occorre un guardaroba piu’ costoso che per fare l’entraineuse in un locale notturno di Parigi. Molte ragazze non riescono ad anticipare le spese, e , di conseguenza, moltissimi impieghi risultano inaccessibili, proprio a quelle che ne avrebbero piu’ bisogno. Di primo acchito, a New York lo splendore dei capelli e degli incarnati sembra miracoloso: ma e’ un miracolo che si paga caro. E mi sembra significativo il fatto che l’abbigliamento-tipo, imposto alla donna americana, non e’ stato ideato affatto per la sua comodita’; queste donne, che in ogni occasione rivendicano aspramente la loro indipendenza, e il cui atteggiamento nei riguardi dell’uomo e’ cosi’ spesso aggressivo, si vestono soltanto per gli uomini: i tacchi che ne irrigidiscono il passo, le piume fragili, i fiori in pieno inverno, tutte queste guarnizioni e ornamenti servono solo a sottolineare la loro femminilita’ e ad attirare gli sguardi maschili. A dire il vero, l’abbigliamento delle donne europee e’ meno servile.”

” A mezzogiorno una delegazione di college girls viene a prendermi per la colazione….Mi parlano dei loro progetti per il futuro, il piu’ importante dei quali e’ quello di trovare marito; qualcuna desidera un marito e un’occupazione, ma la maggior parte farebbe a meno dell’occupazione. E’ consigliabile avere un job per uno o due anni, mi spiegano; innanzitutto , si ha la possibilita’ di conoscere dei giovanotti; e poi si da la prova della propria indipendenza: fatta questa prova ci si puo’ sposare senza essere tormentate da imbarazzanti complessi di inferiorita’”

” Il jazz cessa. Una bella ragazza coi capelli neri si fa innanzi sulla piccola pedana: comincia a danzare, e a spogliarsi adagio secondo il rituale classico dei burlesques: in un angolo una donna matura la sorveglia con uno sguardo distratto: le assomiglia come fosse sua madre e, a quel che si dice, lo e’ davvero. Dicono anche che la ballerina proviene da una ottima famiglia, che ha frequentato la scuola con profitto, che e’ intelligente e colta; ma a New Orleans si circondano volentieri le ballerine dello spogliarello di un’aureola di leggenda. Quello che e’ sicuro, e’ il fatto che questa e’ bella e attraente. Piu’ si spoglia e piu’ i volti diventano austeri; esprimono una curiosita’ distaccata, educata e quasi infastidita; quando toglie lo slip, conservando attorno ai fianchi solo un piccolo triangolo di lustrini trattenuto da un cordone di seta, l’atmosfera e’ cosi’ carica di moralita’ che ci si potrebbe credere di essere al tempio, una domenica mattina.”

“Gli uomini si isolano nei clubs maschili e le donne in quelli femminili, e i rapporti reciproci si basano su piccoli dispetti, piccole dispute e piccoli trionfi. Tale inimicizia fondamentale aumenta la profonda solitudine degli americani.. Non s’incontrano coppie d’innamorati per strada, e per i vialetti di Central Park non si vedono coppie abbracciate, ne bocche unite in un bacio. E poi, si parla dell’amore in termini tecnici, quasi da igienisti: una bella donna e’ sexy, si vorrebbe avere un sex-affair, un sexual-intercourse con lei. Esiste un modo razionale di accettare la sensualita’, che corrisponde a un rifugio velato.”

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