Lo Zen e l arte della manutenzione dell intervista

19 Gen

Intervistare e’ un’arte, una categoria filosofica televisiva che si apprende piano, piano. Come sempre guardando i migliori e coltivando le specialita’ zen dell’ascolto, della concentrazione, della complicita’, per poi colpire (questa e’ una specialita’ meno zen) l’intervistato con un paio di colpi sotto la cintura, quando questo pensa che il peggio sia passato.
Si puo’ imparare dal passato e dal presente, da DICK CAVETT a PHIL DONAHUE, da BILL O’REILLY a CHRIS MATTHEWS, da BARBARA WALTERS a TIM RUSSERT, da CHARLIE ROSE a DAVID FROST ma nessuno celebre nel mondo come LARRY KING, di Brooklyn, otto matrimoni e 25 anni di interviste per la CNN.
Larry King ha chiuso il suo Larry King Live alla fine dello scorso anno. Larry era amico di tutti e spesso e’ stato preso in giro per la sua inclinazione ad indirizzare domande come frecce spuntate su armature di ferro. In studio da Larry si andava volentieri e si usciva sereni, come dopo essere andati a trovare un amico a casa e aver preso un te’. E anche questa puo’ essere buona televisione. Io lo guardavo spesso. Come guardo quelli piu’ aggressivi, quelli piu’ colti, quelli piu’ divertenti. Scuole di pensiero diverse nell’arte della manutenzione dell’intervista, la suprema categoria televisiva.
Ma la televisione delle cable news, dopo tanti anni, e’ sempre meno un luogo in cui e’ possibile avere un approccio nonpartisan, non belligerante con gli interlocutori, che per questo sono avversari. E cosi’ il simpatico Larry (alla tenera eta’ di 78 anni) e’ finito nel tritacarne in cui e’ precipitata tutta CNN, colpita ai fianchi dalle piu’ schierate FOX NEWS e MSNBC.

Da lunedi 17 CNN ha messo in campo un nuovo intervistatore nella cruciale ora televisiva che va dalle nove alle dieci di sera, Eastern time, sulla costa di New York. Si chiama PIERS MORGAN, arriva dall’Inghilterra, e’ stato direttore di stampa tabloid con un seguito di dimissioni e licenziamenti, e’ stato giudice di talent shows e vincitore del reality CELEBRITY APPRENTICE. Preceduto da una imponente campagna pubblicitaria, Morgan ha esordito con OPRAH. In arrivo in settimana Condoleezza Rice, Ricky Gervais, George Clooney con padre.
Difficile dire alla prima trasmissione che razza di intervistatore sia Morgan anche perche’ ha a che fare con la piu’ brava di tutti a fare questo lavoro. Un salotto, non piu’ il tavolo di Larry King, tanti fiori qua e la’ (che non posso vedere nelle inquadrature delle interviste, messi a colmare chissa’ quale vuoto) e piu’ coperture, piu’ lavoro di montaggio che non nel semplice Larry King Live. A tratti sembra che sia Oprah ad intervistare Morgan ma lei, da signora, gli lascia credere il contrario. E cosi’ apprendiamo cose che sapevamo e altre no. Che Oprah si e’ veramente innamorata tre volte nella vita, che lei firma ancora oggi gli assegni per i suoi dipendenti (sono 464) solo quando superano la cifra di centomila dollari l’anno, che alla sua morte la sua fortuna miliardaria andra’ tutta in beneficenza. C’e’ spazio naturalmente per  il vangelo laico di Oprah (“Io sono messaggera di speranza, redenzione, gratitudine per far evolvere la gente a cui mi rivolgo”). E ci sono le domande sui passaggi piu’ noti della biografia della grande Oprah (la vicenda della perdita del figlio a 14 anni).
Morgan ride spesso rumorosamente, non so se perche’nervoso o perche’ fa sempre cosi’. E prova a far piangere Oprah fino alla fine quando ci riesce non su una storia privata ma sul ricordo di MARTIN LUTHER KING, nel giorno della sua commemorazione. Oprah piange, come tanti di noi, per una cosa che sembra esterna alla sua vita, come piangere al cinema. Invece e’ la cosa piu’ profondamente interna alla sua storia pura americana di ragazza povera e nera del Mississippi segregato.
E non so se Piers Morgan ci sia arrivato per caso o no.

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