Televisione pesante

20 Gen

Scrive Nella Livings, psicologa: “Non esiste societa’ che tratti il cibo in modo razionale, tenendo solamente conto del valore nutritivo degli alimenti, ed e’ per questo che, per ciascuno di noi, le valenze dell’alimentazione sono radicate, oltre che su complessi valori culturali, sulle consuetudini della propria famiglia e sulla carica emotiva che ne deriva. Per questo le diete dimagranti sono cosi’ spesso un fallimento”.
Sono dunque diversi i grassi d’America dai grassi d’Italia?
A guardare la televisione, a leggere le statistiche ma anche ad ascoltare i politici parlarne (quando mai succede in Italia? quando mai l’obesita’ e’ stata definita un’emergenza nazionale?) sembrerebbe ci sia una specifita’ dell’essere grasso in America (100 milioni di obesi su 330 milioni). Che cresce quando si viaggia nel midwest e nel sud degli Stati Uniti. Si potrebbe fare una mappatura dei chili in piu’ stato per stato, quartiere per quartiere e provare a legare la storia, il livello d’istruzione, il reddito al codice postale dei residenti e verrebbe fuori una precisa divisione di classe, che qua in America passa, piu’ precisamente che altrove, per l’ago della bilancia. E cosi’ la televisione proprio sulla bilancia si e’ fiondata, con tanti programmi (“Dance yor ass off”, “Ruby”, “Drop dead diva”, “More to love”).

Spesso a casa, affondando le mani nei sacchetti di patatine, si ride dei necessariamente goffi tentativi di perdere peso in ciniche gare alla Giochi Senza Frontiere. Ma, dicono i broadcasters, gli shows che funzionano sono quelli che muovono emozioni, che aprono varchi di consapevolezza, per cosi’ dire. E quando leggo GIUSEPPE SCARAFFIA sul Sole 24 Ore (che mi immerge nelle diete di Byron, Zola, Baudelaire) e’ chiaro che la prigione del corpo di cui parlava Hemingway (sempre citata da Scaraffia) difficilmente avrebbe trovato sollievo in questi programmi televisivi, in cui ha grande “peso” l’industria alimentare che li promuove.
Quello che piu’ ha avuto successo (format venduto in tutto il mondo e conseguente videogame) e’ THE BIGGEST LOSER (NBC, dalle 20.00 alle 21.00 il martedi) che e’ al casting per la dodicesima stagione e in cui per competere bisogna essere disposti a perdere una cinquantina di chili con premio finale di 250mila dollari. Una gara con sponsor di alimentari dietetici e trainers che sono i veri protagonisti del reality. Come i giudici dei talent shows di ballo e canto.
Quello che ho dolorosamente visto e’ invece HEAVY, la prima puntata questa settimana su A&E, l’ultimo arrivato nella catena alimentare dei programmi sulle diete. Qua si tratta di grassi estremi, al limite del pericolo di vita, che competono solo con se stessi per tornare a dimensioni che possano consentire una vita non disabile. Tom e Jody non si conoscevano prima della partecipazione al programma. Sono tutti e due di Houston, Texas e hanno 37 anni. All’inizio della prima puntata Tom pesa 290 chili e Jodi 165. Jodi ha due figli. I primi 30 giorni sono durissimi, lontani da casa, in un centro dietetico. Poi, tornati a casa, tra drammi e successi evaporano le prime decine di chili. E’ tostissimo guardare gli sforzi di Tom e Jodi e l’ho fatto per puro spirito di servizio.
Nel caso di Heavy le emozioni ci sono perche’, lo dice la parola stessa, e’ quello che in televisione si chiama docudrama. Poi ci sarebbe da discutere, come hanno fatto organizzazioni come la National Association to Advance Fat Acceptance, sulla diffusione di tutti questi programmi teledimagranti e magari provare a lasciare in pace chi ha il girovita che non e’ quello di Twiggy (dei miei tempi).

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