Casino Jack (e Tom)

26 Gen

Con il discorso sullo Stato dell’Unione di ieri sera si e’ ufficialmente aperta la campagna elettorale per la Casa Bianca del 2012.
Se Obama riuscira’ a far tornare buona parte dei milioni di posti di lavoro persi nella crisi vincera’ a mani basse. Altrimenti se i repubblicani troveranno un candidato credibile (non Sarah Palin) sara’ tutta da vedere. Comunque e’ partita la (rin)corsa per la piu’ bella (basta vedere gli ads) sfida politica del mondo (eh si), come e’ sempre la campagna per le presidenziali. Non ci sara’ sicuramente Tom. TOM DELAY e’ stato membro del Congresso americano dal 1984 al 2006, in rappresentanza del 22esimo distretto del Texas e leader della maggioranza repubblicana nello stesso Congresso dal 2003 al 2005, quando lascio’ la carica per rispondere all’accusa di riciclaggio di soldi ricevuti come contributo a campagne elettorali. In attesa della sentenza definitiva, Tom (e’ fuori su cauzione) lo abbiamo visto in una memorabile edizione di DANCING WITH THE STARS (BALLANDO CON LE STELLE), in cui e’ stato costretto al ritiro per infortunio.

Oggi Tom DeLay attende di sapere se la condanna a tre anni dello scorso novembre sara’ definitiva. Tom si difende dicendo che il denaro ricevuto proveniva da corporations e non da traffici illeciti e che quello che ha fatto lui lo hanno fatto tutti, democratici compresi (la giuria che rivedra’ il suo caso non sara’ piu’ popolare e Tom spera sara’ piu’ comprensiva).
Puo’ darsi che Tom abbia ragione (tutta la questione dei finanziamenti alla politica meriterebbe una nuova aggiornata serie televisiva e infatti ci stanno pensando) ma quello che lo ha fregato e’ stato il legame con JACK ABRAMOFF, che e’ stato il piu’ celebre lobbista di Washington e che ha da non molto finito di scontare la pena a cui era stato condannato nel 2006.
Ieri sera ho visto il film CASINO JACK, con Kevin Spacey (grande) che interpreta Abramoff e ce lo rende simpatico (viene in mente la recente polemica italiana sul “simpatico” Vallanzasca. E che dire allora dei simpatici criminali di Boardwalk Empire?).
Lobbista non e’ una parolaccia, come spiega il film all’inizio, ma poi Jack, in un delirio di onnipotenza, provo’ a dominare la politica, invece di influenzarla. La linea sottile che separa le due azioni e’ la chiave di lettura piu’ interessante della democrazia americana. Che la televisione americana non ha mai avuto paura di raccontare nelle varie declinazioni di format (da K STREET a THE WEST WING, a TANNER 88). E perche’ non era forse “politica” la serie 24 e la nuova THE EVENT, di cui parlero’ settimana prossima? Ora, annunciato dal New York Times la scorsa domenica, arriva un reality titolato POTOMAC FEVER (su E), prodotto tra gli altri da quel ROB LOWE che era nella WEST WING.
Coraggio (appello rivolto ai miei connazionali), la politica non e’ una cosa sporca. O no?

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