A schiaffi, in Florida. Ma il dibattito e’ da morire dal sonno

24 gen

Questa cover dell’ultimo New York magazine racconta bene cosa e’ diventata questa campagna elettorale. Il titolo e’ “La piu’ sanguinosa campagna elettorale di sempre ( e non avete visto niente ancora )”. Il contrario di un confronto di idee. In attesa del diciottesimo dibattito in Florida, nella giornata, Gingrich ( a suo agio nella rissa ) e Romney ( in versione “ora gliene dico quattro” ) si sono scambiati colpi sotto la cintura. Ormai non c’e’ più’ bisogno di delegare ai Super PACS, che appoggiano i candidati, il lavoro sporco degli spot negativi. Inutile scandalizzarsi e gridare al degrado della politica. E’ che la politica stessa si e’ allineata sempre di più’ al terreno di sfida, al teatro di guerra. Ora, in Florida, con la disoccupazione ufficiale al 10%, le comunita’ di pensionati falcidiate nei risparmi dalla crisi, l’ininterrotta filiera di condomini vuoti, case espropriate dalle banche e imprese di costruzione a spasso, lo scontro si fa anora più’ sanguinoso, appunto.
Gia’ domenica, a commentare la vittoria schiacciante di Gingrich in South Carolina, il più’ visto dei talk shows politici, Meet The Press aveva invitato il governatore del New Jersey, Chris Christie, sostenitore di Romney, che non si e’ fatto pregare a descrivere lo stesso Gingrich come una mina vagante per il partito repubblicano.

http://youtu.be/SHatkw5IMdY

Il dibattito, il primo dei due in Florida, si e’ aperto dunque con un capovolgimento di ruoli. Romney all’attacco, Gingrich che prova, a fatica, a mostrarsi “presidenziale”. Santorum ha così via libera per fare il “positive” e Ron Paul evade la domanda dell’ottimo Brian Williams su una sua eventuale candidatura da indipendente.



La crisi economica libera forze che non trovano nei due partiti principali le risposte che cercano. Particolarmente in Florida “immigration state” per eccellenza ( con Texas, California, New York). Romney parla di “autodeportazione” ( “selfdeportation” ) per chi non ha documenti ( che detta così’ sembra una posizione perfino più’ liberal di Obama che ha deportato più’ immigrati senza documenti di tutte le amministrazioni precedenti ). Dopo la prima mezz’ora i quattro sfidanti sembrano avere esaurito colpi ed argomenti ed avanzano per slogans. Romney ha ripreso il suo mantra su Obama che gioca a golf mentre il paese soffre per la disoccupazione ma per fare il populista ci vorrebbero ben altre scarpe bucate che non le sue lucide ( l’ossessione di Obama per il golf comunque non piace anche a me, iconograficamente fuori luogo ).
A Santorum arriva una domanda su Terri Schiavo, proprio quel cqlcio di rigore che aspettava. La stessa domanda a Gingrich provoca una risposta tecnica, non quella compassionevole che ci vuole in questi casi.
Piu’ passano i minuti e più’ rimpiango di avere deciso di fermarmi per due ore su NBC stasera. Il format dibattito che ha trainato di peso Gingrich fino a questo punto e fatto fuori quell’improbabile pletora di candidati che li affollavano all’inizio, oggi denuncia stanchezza. Lo avverte sicuramente anche Brian Williams che prova nell’ultima mezz’ora ad animarlo. Ma sembra che se togliamo l’attack mode delle risposte rimane il vuoto dell’assenza di un candidato carismatico.
Questo dibattito non sembra avere avuto la forza di cambiare il trend di un Gingrich in ascesa. Romney ha provato ad accusarlo di essere un lobbista ma e’ sembrato un calciatore fuori posizione, un centrocampista costretto a fare il centravanti.
Gli applausi vietati dalla NBC nel dibattito hanno gelato la serata. Sembrava dovesse soffrirne il rissaiolo Gingrich ma hanno nuociuto a chi doveva attaccare, il povero ( ricco ) Romney, sempre in cerca della sua stessa identità’, candidato mormone-pirandelliano.

Comments are closed.