Il Presidente operaio

25 Gen


Jobs, jobs, lavoro, lavoro si puo’ riassumere cosi’ il discorso di Obama sullo Stato dell’Unione.
Il Presidente ha aperto e chiuso con la fine di Osama bin Laden, il successo più’ chiaro della sua amministrazione, con un andamento circolare che ha incapsulato il cuore della sua ora e cinque minuti di parole cariche di patriottico ottimismo. La presenza in aula di Gabby Giffords ha caricato questa occasione di emozione, commozione. Accanto a Michelle Obama una operaia bianca, citata come simbolo della ripresa industriale del paese. Spesso inquadrate, sedute accanto la segretaria di Warren Buffett e la vedova di Steve Jobs. Altri due simboli, l’una della invocata riforma fiscale ( celebre la frase del suo datore di lavoro Buffett che ha detto di vergognarsi di pagare il doppio delle tasse della sua segretaria in proporzione con questo regime fiscale ) e la signora Jobs, simbolo di impresa, innovazione, genio americano ( tralasciato il dettaglio delle decine di migliaia di posti di lavoro all’estero della Apple, oggetto proprio in questi giorni di ampie polemiche ).

Anche di altro ha parlato Obama ma la resurrezione della manifattura industriale americana e’ stata al centro del suo discorso programmatico, il migliore di quelli ad oggi da lui pronunciati in queste storiche circostanze, una volta all’anno ( 1.9 milioni di posti lavoro in più’ nel privato, dal discorso sullo Stato dell’Unione di un anno fa ).

Molto e’ ruotato attorno all’ospite di Michelle Obama, blu elettrica nel suo abito a differenza delle tante women in red, il colore classico dell’ufficialità’ americana per le donne. L’operaia bianca alla sua destra, citata dal Presidente nel suo discorso, si chiama Jackie Bray, single mother, licenziata un anno fa e di nuovo al lavoro in fabbrica ( una dei 700 nuovi assunti ) dopo avere frequentato un corso di riqualificazione in un college. Jackie non credeva ai suoi occhi e orecchie in questa situazione ed ha cercato rifugio nella sua vicina, First Lady. Obama ha proseguito citando la rinascita del ciclo dell’automobile americano e il ritorno al primo posto nel mondo della General Motors, carta straccia prima del salvataggio di Detroit operato dalla sua amministrazione. E che Detroit sia un modello per Cleveland, Pittsburgh, Raleigh.
Obama ha poi usato il classico kennediano “Ask Yourself” ( Chiedi a te stesso quello che puoi fare per il tuo paese, non quello che il tuo paese può’ fare per te ) trasformandolo in una perorazione agli imprenditori perché’ si chiedano cosa possano fare per riportare in America i posti di lavoro portati fuori. Promettendo incentivi e aiuti. Riforme delle tasse, dell’istruzione, delle leggi sull’immigrazione gli altri temi ma e’ la serata di Gabby e Jackie, l’America che rinasce, il tema eterno di questo paese che più’ va diretto al cuore di chi ascolta.
Dopo qualche minuto la replica repubblicana ufficiale affifdata al governatore dell’Indiana Mitch Daniels. tutt’altro tipo di oratore. Il conservatore del Midwest ha svolto il suo compito con equilibrio, attaccando la politica finanziaria di Obama ( lui e’ stato Budget Director con Bush quindi se ne intende di big government ) ma alzando pure la voce con l’uno per cento, i ricchi americani che non godono di grande popolarità’ in questa fase. Daniels ha i suoi problemi a casa in Indiana con le Unions, i sindacati, in questa fase e la sua attenzione e’ rivolta al prossimo Super Bowl del 5 febbraio quando tutta l’America non avrà’ occhi che per Indianapolis, dove si gioca. Almeno fino ad allora si dovra’ tenere in saccoccia le sue ambizioni presidenziali ( se ne cova ).

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