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“Nella nostra famiglia la televisione era sistemata nel salotto, dove funzionava come un caminetto nel proverbiale inverno del New England”
Henry Louis Gates jr

Un blog sulla televisione americana, perche’?
“Senza quel gadget non avrei avuto scampo”. La frase fu pronunciata da John Kennedy alla fine del dibattito con Richard Nixon, il 26 settembre 1960, a Chicago, negli studi della stazione locale della CBS.
Fu il primo dibattito televisivo della storia delle presidenziali americane. Nixon era in vantaggio prima della trasmissione ma, uscendo,  Don Hewitt,  il  leggendario producer di 60 Minutes, disse : “Dio mio,  abbiamo appena eletto un presidente degli Stati Uniti “.  Potenza del gadget, cinquanta anni fa inesplorata. Nel precedente dibattito radiofonico si disse avesse vinto Nixon.
Nella serie televisiva perfetta, Mad Men, abbiamo visto nascere e crescere la televisione.  Alla Fiera Mondiale del 1939 a New York, gli americani avevano incontrato  per la prima volta, al centro del padiglione della RCA, uno scatolone di legno con tubo catodico, come una grande radio con una finestra. Il 30 aprile del 1939 dalla scatola si materializzo’ il presidente Roosevelt, sulla NBC. La politica, l’interesse nazionale avevano preso in prestito una scatola che non era loro. Quella era roba delle grandi corporations come la Procter&Gamble che ci regaleranno negli anni a seguire le soap operas. E, piu’ o meno, e’ ancora cosi’.
Se crollasse la fiducia nell’industria degli spot da 30 secondi, crollerebbe tutto il  castello, di sabbia. La fiducia e’ misurata dal 1923 dalla Nielsen, una multinazionale che va a caccia degli ascolti dovunque si trovano. Sempre di piu’ fuori dalla scatola. Da quando gli shows avevano un solo sponsor a quando Madison Avenue decise di trattare i programmi televisivi come le riviste, la carta stampata, dividendoli in blocchi, fino a quando la TV ha battuto il cinema.
Dal 2007 si sono prodotti il 30% in meno di film (1.3 miliardi di persone andavano al cinema dieci anni fa, lo stesso numero di oggi). La televisione, invece, e’ cresciuta tra i Mad Men di oggi, nell’industria dell’advertisement,  dal 37% al 40.7%.
La storia della scatola con il tubo, divenuta quadro anoressico appeso alle pareti con velleita’ di proiettarsi fuori tridimensionalmente, e’ ancora il romanzo popolare della nostra epoca. Ma e’ anche Woodstock, capace di convocare le uniche due memorabili manifestazioni del 2010, a Washington. Idee di due signori della TV,  Glenn Beck e Jon Stewart. Eccolo il 3D che funziona, la televisione che e’ uscita da se stessa.
E prima di farsi militante la tivu si era allungata perche’ parecchi inserzionisti hanno cominciato a preferire gli ascolti piu’ segmentati e centrati dei “piccoli” AMC e HBO che non quelli delle tre grandi, le generaliste NBC, ABC, CBS. E cosi’ le serie televisive sono andate a caccia di pubblici sofisticati e  si sono aperte ad interpretazioni diverse.
E’ la dilatazione degli ascoltatori per tribu’ che hanno stili di vita, linguaggi e modi di fruizione dei contenuti televisivi che passano per altri media che non l’immoto gadget che sta li, come una Gioconda qualsiasi. Perche’ anche la televisione delle Breaking News e’ ormai scomposta, ora che la CNN assomiglia al generale Custer, assediato.
E’ la complessita’, stupid.
E’ l’inesplicabile (per me) ragione per cui mio figlio di 13 anni vede gli episodi della serie The Event (clone disgraziato di Lost) sul telefono o sul laptop, agli orari che vuole lui, dove vuole lui, parlandone in cuffia live con gli amici.
E’ la appena piu’ comprensibile (per me) ragione per cui mia figlia di 22 anni vede quasi solo un canale, Food Network  e le gare tra cuochi.
E’ la ragione (questa per me piu’ chiara) per cui mia moglie si beve le serie tv tutte di seguito su Netflix o DVD, a botte da 13 episodi alla volta.
Io che sarei rimasto volentieri a Johnny Carson, il piu’ grande di tutti, guardo ogni giorno distrattamente serie tv, molto seriamente pallacanestro e a fasi alterne mi faccio overdosi di politica sui canali cable.
Consumata omeopaticamente la televisione americana puo’ essere molto bella.  In questo blog minimalista provo a raccontare i mille canali di New York.

P.S. A New York ci vivo, italiano residente in America. Tracce di quello che ho fatto in televisione sono in un approssimativo profilo IMDb.
Grazie a Simone Vangelista la mia spalla tecnica del blog.