Entra Oprah

1 nov

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Oprah si schiera per una sola candidata nelle prossime elezioni di midterm.
Fa campagna per Stacey Abrams che sarebbe la prima donna governatrice della Georgia.
I sondaggi danno la Adams pari al candidato repubblicano Kemp, oggi sostenuto alla stessa ora del comizio di Oprah dal vicepresidente Pence.
La Georgia è uno di quegli stati in cui i repubblicani sono accusati dai democratici di operare per restringere, ostacolare il diritto al voto delle minoranze.
La Georgia schiavista delle piantagioni di cotone è oggi la Georgia di Atlanta, la citta’ piu’ eccitante in questa fase degli Stati Uniti, la citta’ in cui musica, televisione, sport stanno producendo il nuovo rimasticato poi da Los Angeles e New York. Da qui ad eleggere governatrice una donna afroamericana (30% i neri nello stato) la distanza è lunga. Ci prova a colmarla Oprah, che nel 2008 aveva appoggiato Obama ma che ha sempre tenuto la politica separata dal suo business. E il business di Oprah è quello di essere la signora della televisione americana, amata dalle donne dei sobborghi, dei piccoli centri che poi sono l’America.
Un bel test in Georgia. Pence ha subito detto che i repubblicani vinceranno contro Hollywood. Non ha detto “gli ebrei di Hollywood”…

Mi dispiace non votare a Houston

31 ott

Ho appena visto su MSNBC il townhall con Beto O’Rourke, candidato democratico al Senato nel Texas.
La trasmissione e’ parte di un college tour, condotto da Chris Matthews. Un bel format. Gli studenti dell’università che ospita fanno domande al candidato.
Quando Beto ha risposto in spagnolo ad una domanda di una studentessa ispanica mi sono commosso.
Beto come Obama, è stato scritto. Beh hanno frequentato la Columbia a New York tutti e due. E hanno la lingua sciolta. Hanno quella capacita’ di essere pifferai magici. Raccolgono folle di giovani. Che non e’ detto poi vadano a votare. In Texas, non a New York.

L’America che mi piace era in quell’auditorium dell’università di Houston. L’altra America voterà Ted Cruz, che viene dato vincitore da tutti i sondaggi. Cruz, quello che ha scambiato nomignoli e insulti con Trump e ora si abbracciano.
Daje Beto.

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Tra una settimana si vota

30 ott

Sono contento di votare tra una settimana. Queste non sono elezioni come altre.
Sto guardando in televisione le manifestazioni di protesta contro Trump a Pittsburgh. Chi sfila canta inni religiosi.
Arriva, il presidente, nella citta’ della strage nella sinagoga.
Accolto come persona non gradita. Credo non sia mai successo in questa misura ad un presidente in carica dopo una tragedia.
Si parla solo di odio in televisione.
Faccio fatica a vedere televisione in questi giorni. Ne riparliamo.

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Embedded

26 ott

Sto tornando a New York. Dopo una settimana a Roma.
Alla Festa del cinema di Roma è stato proiettato “il meglio di” Soldati d’Italia.
Il viaggio in sei missioni in aree del mondo in cui le nostre Forze Armate sono presenti da anni, nell’ignoranza quasi totale di tutti, a parte i familiari dei soldati.
È stato un lavoro importante, appassionante. Si vedrà su Rai Italia che lo ha ideato e prodotto. Non ho idea se poi andrà su una generalista. In fondo me ne importa poco. Arrivi ad un punto della vita (televisiva) in cui il bello, il privilegio è fare cose come questa. Del resto chissenefrega.

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Una cosa voglio dire su cui ho ragionato molto lavorando a Soldati d’Italia.
Sono partito con l’amico operatore Vasile Caplescu su aerei militari, alloggiato, accompagnato e, quando serviva, scortato da uomini e donne delle Forze Armate. Embedded, in una parola.
Una parola, una condizione che mi ha sempre messo in difficolta’. La soglia tra libertà di azione e di espressione nel montaggio finale e alla fine il peso della committenza (la Rai non la Difesa, comunque) ha misurato il grado di separazione tra racconto libero e non.
Credo di avere camminato su questa soglia con attenzione. Ho forzato la mano dei miei interlocutori, ho difeso la mia indipendenza, mi sono autocensurato in alcuni casi. Non dovevo fare un’inchiesta. E quindi non è stato poi difficile.
Volevo provare a fare capire chi sono i nostri soldati, oggi. Spero di esserci riuscito.

In America è andata cosi’. In Italia nulla

24 ott

Il movimento MeToo ha fatto la rivoluzione in America. Tagliate teste di sovrani dell’informazione, dell’intrattenimento, del business televisivo, radiofonico, cinematografico.
In Italia nulla. Non ci sono molestatori nel bel paese, come e’ noto.
Che meraviglia.

SOLDATI D’ITALIA, domani

23 ott

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Madri

21 ott

Martedi 21.05 , TV2000.

Correzione

19 ott

Mi ha chiamato Carletto mentre sto per prendere un aereo. Grande Carletto cameraman.
E’ qua in America con l’ottima Giulia Cerino per raccontare le elezioni di midterm (Piazza Pulita).
Daje.

Chiusi

19 ott

Ho chiuso Instagram. E Twitter che non usavo.

SOLDATI D’ITALIA, arriva

18 ott

Prima alla Festa del Cinema di Roma e poi in onda.

 

Nessuno lo sta facendo

18 ott

Le piu’ importanti elezioni americane di midterm (6 novembre) passano ignote su televisioni e stampa italiane.
Mai tante donne candidate. Mai tanti veterani delle guerre.
Test fondamentale per l’amministrazione Trump.
Nell’ultima settimana arriveranno tutti e raccoglieranno impressioni a capocchia in giro.
L’autobus sta passando. Alla fermata non c’e’ nessuno arrivato dal bel paese.

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POD SAVED AMERICA (HBO). Ma non la TV. Il racconto della politica tra vecchio e nuovo.

17 ott

E’ arrivato in televisione ( su HBO ) il podcast (un milione e mezzo di ascolti in media ) di Jon Favreau, Jon Lovett (speechwriters di Obama ) che hanno fondato con altri due della banda dei quattro di Obama la società Crooked Media. I giovani fenomeni non sono simpaticissimi. Almeno a me. E questo in televisione conta. Quando ascolti e basta, meno.
Fighetti, saputelli, se la raccontano per quattro speciali che HBO manda in onda dopo Bill Maher il venerdì sera. Tanto per arrivare alle elezioni di midterm. La prima puntata erano a Miami, poi andranno in giro, sempre live in un teatro.

Il problema, vecchiotto, è come raccontare la politica in televisione.
Showtime con The Circus (30 minuti a settimana) ha partorito nello scorso ciclo elettorale questo veloce riassunto, molto trendy. Una coppia di celebri giornalisti al comando. Poi uno dei due è caduto per accuse di molestie sessuali ed è stato sostituito da una giornalista, donna. Non cambia il format ma non è la soluzione del problema. E’ tagliato sull’ascolto rapido, distratto, smozzicato, di chi ha una soglia di attenzione che non supera i due minuti a pensierino. Generazione You Tubers incrociata ai baby boomers. Tanto per provare a non perdersi nessuno.

Ora anche Axios sta per scendere in campo e vedremo quanto il risultato si differenzierà dall’indigestione quotidiana dei talk shows da ultra’ a cui siamo sottoposti oggi. Da una parte FoxNews e dall’altra MSNBC. Con CNN costretta da Trump a schiacciarsi su MSNBC.
Per evitare l’assordante rumore del nulla dei talk shows (non tutti ma quasi) rimane solo la strada del racconto delle storie. Come si faceva una volta, entrare nelle case all’ora di cena, aprire il frigorifero e la stanza dei bambini. Seguire al lavoro o al non lavoro i protagonisti. Per provare a capire, in America come in Italia, perche’ un migrante sarebbe un pericolo e non una ricchezza. Cosi, per dire la prima cosa che mi viene in mente.

L’insostenibile leggerezza di Melania

13 ott

L’ho vista ieri sera forse per dire a me stesso della caducita’ di questo blog.
Sto per chiuderlo. La televisione e’ andata global. E quando non lo e’ posso vedere Propaganda Live in streaming a New York e su HBO GO la serie di LeBron a Roma. E’ saltato il tempo reale ma anche il senso dei pensierini su quello che si vede.
Qua in America è in corso l’early voting delle fondamentali elezioni di midterm in vari stati. Di scarso interesse in Italia.
Tornando alla pompatissima intervista di ABC di Melania “Out of Africa”, la First Lady ha ripetuto 250 volte di essere felicissima di essere la “First lady”. E te credo.
Sul marito, ecc., sono affari privati. Altro esempio, sul #metoo movement :” le donne devono essere ascoltate…ma anche gli uomini.”
Scemo io che ho perso tempo. Per non dire del circo social prima e dopo.

TIME magazine, 1975. C’era una volta

15 set

Trovato a casa.

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No, non BASTA NETFLIX

9 set

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Netflix che si allarga come una macchia d’olio dagli Emmys a Venezia. Prossima tappa l’Oscar.
Ma non era televisione ? O roba per la televisione ?
A me mancano HBO e Showtime, che continuano a sfornare le serie piu’ belle. E non solo. Sport e talk shows non piegati alla pancia di chi guarda.
Se l’obiettivo di Netflix è quello di diventare il primo grande studio globale, oltre Hollywood, è sulla buona strada. Anche se non conosco i conti, l’esposizione con le banche e quelle minuzie che a noi che guardiamo e basta fregano poco.
Ma non basta.
Una televisione è fatta di racconto della realta’ (oltre il talk) e allora ci prova piu’ VICE, nonostante tutto.
Ma a noi maniaci dello sport live (non solo calcio) manca quello e lo andiamo a cercare dovunque. Perfino su DAZN, che vuol dire che siamo davvero tossici.
E’ quello che hanno capito Amazon, ESPN, Sky.
La grande guerra mondiale per i diritti dello sport è appena cominciata.
Faccio una previsione. La vincerà Facebook Watch.
E tanti saluti a Netflix e compagnia chic. Non dico radical (chic e basta) anche se ci starebbe.

Netflix, Amazon e pure DAZN. Il calcio 2.0 e quello zero zero

20 ago

Pronti, via.
Sky, Dazn ho tutto. E poi Netflix e Amazon.
In America mi dicono di avere visto benissimo, su ESPN plus, le “nostre” partite, che qua ho visto peggio di quelle piratate.
Nel casino di questo inizio di campionato la certezza rimane la Premier League. Che, Ronaldo o no, è il campionato piu’ bello che c’è e ce la fanno vedere in ogni angolo del mondo. Perfettamente.

In questo fine settimana mi sono bevuto la serie di Amazon Prime Video sul Manchester City.
Avevo gia’ visto quelle sul football americano e il racconto è lo stesso.
Dopo queste serie, non esiste piu’ altro modo di fare la “narrazione” del calcio.
Ci hanno ammorbato in questi anni con questa “narrazione” che ha significato dare la parola a chiunque senza essere Beppe Viola. Il video sempre penoso. La voce da silenziare.
Basterebbe vedere cosa fanno su Instagram con i mini documentari sugli atleti. E copiare.
“All or nothing” di Amazon è su questa linea.
La precondizione è l’accesso senza limiti alla squadra. Lo spogliatoio, soprattutto.
Tutto quello che non c’è nella serie di Netflix sulla Juventus, che al confronto crolla come un disegno “corporate”.

Nel 2001 feci per Rai Uno un instant movie (li chiamavano cosi’) sul miracolo Chievo.
Ricordo le trattative infinite per girare un allenamento. Lo spogliatoio liberato una volta ma tutta una finta. Niente highlights delle partite. Mi buttai su tifosi, mogli calciatori e quartiere.
Ora con Amazon siamo entrati finalmente dentro tutto.
Gia’ alla fine della prima puntata possiamo dire di conoscere Guardiola e alcuni giocatori come mai era accaduto prima, in mille interviste pre e post partite.
Girato, montato, graficato da manuale.
Un abbonamento ad Amazon Prime Video per chi ancora farfuglia di narrazione dello sport.

Breaking News. Riapre un’edicola

16 ago

Ho letto Mughini su Dagospia a proposito della chiusura delle edicole e crisi della stampa cartacea. Memoria. Nostalgia.
Mi autoaccuso. Anche io, come tanti, abbonato digitale. A quattro quotidiani.
Morto anche il rito dell’attesa del New York Times sbattuto contro la porta di casa alle sei del mattino, in America. Annullata anche l’edizione della domenica che piu’ bella non c’è. Tutto sul computer. Uno schifo ma comodo.
A Roma l’edicola davanti a casa è chiusa da quando ho affittato qualche anno fa. Graffitata come da manuale.
Proprio ieri ho appreso che a settembre dovrebbe riaprire. Un coraggioso fuori di testa l’ha comprata.
A Viale Bruno Buozzi. Devo decidere cosa andare ad acquistare ogni mattina. Che non sia un biglietto per il parcheggio. Solidarieta’ subito.
Daje che il mondo gira. Ai Parioli.

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ER, New York

3 ago

Uno torna a New York per due giorni e finisce in una ER.
Mai successo prima. Avevo accompagnato ma non me stesso. Un problema al ginocchio. Doloroso ma niente di grave. Come alla fine, dopo tre ore, mi ha detto la simpatica dottoressa in servizio, consigliandomi due medici ortopedici, a pagamento, del network dell’ottimo ospedale, il Cornell sulla 68 East.
Accoglienza cortese, come alla reception di un albergo ( sono arrivato tranquillamente e lentamente a piedi, niente autoambulanza).
Dopo una decina di minuti di attesa e’ arrivato l’addetto al modulo dell’assicurazione.
Ho chiesto se uguale assistenza sarebbe stata data nel caso non avessi la costosissima assicurazione privata e mi e’ stato risposto “ovviamente si”. Crediamogli sulla parola.
Niente assegnazione di codici di colore diverso al pronto soccorso. Solo due ingressi diversi. Quello se ci arrivi con le tue gambe. E quello dei piu’ gravi. Comunque cuore e pressione misurati all’istante.
Oggi ho ripreso a camminare. Che se non cammini a New York che ci stai a fare ?
Sara’ perche’ mi hanno detto che non ho niente di rotto ma il ginocchio sembra fare il bravo.
Ne scrivo solo perche’ ho letto dell’affollamento negli ospedali italiani, disservizi ecc.
Quanto pago al mese per l’assicurazione sanitaria pero’ stavolta non ve lo dico. Perche’non mi credereste.

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BENVENUTI A DETROIT (2009-10). L’arrivo di Marchionne. Il documentario

22 lug

Per Rai Cinema e poi in onda su Rai Tre. Il documentario che ho fatto a Detroit nell’inverno 2009-2010.

 

Che meraviglia questo spot

8 lug

Voglia di America. Torno a fine settembre. Elezioni a novembre.
Questo ad girato e montato meravigliosamente. A scuola di come si fa una campagna. E la lezione di House of Cards studiata bene.

Contemporaneita’ televisiva

6 lug

Mi segnalano una puntata di VOX POPULI, Rai Tre. Anche il minuto esatto (16’29″) in cui parte una clip di DAVVERO (1995) Rai2  e di seguito SUPERSENIOR (2003) Rai3.
Con altri, ho “fatto”  le due serie. Rimosse. Come tutto quello che si fa in televisione, che è una lavatrice.
Rivedere qualche minuto di DAVVERO fa impressione. Per come era girato, montato e anche per quello che si diceva. Sembra girato oggi. Anzi domani.
Me lo dico da solo e a questo serve un blog.

4 luglio

4 lug

Independence Day oggi in America. Da lontano, dimenticavo.

VICE, NETFLIX, l’estate prima dell’autunno

29 giu

Una lunga inchiesta del New York Magazine su VICE e la storia di copertina dell‘Economist su NETFLIX ci hanno da poco portato dentro il libro delle nostre ( di quanti ? ecco il problema ) visioni. E forse, involontariamente, segnato il passaggio di un testimone.

Ho scritto molto (bene) in passato su questo blog di VICE, “la nuova MTV”. Erano i tempi in cui in cui si diceva che una nuova televisione era possibile. Oggi guardo solo sport, o quasi, in tempo reale. In tempi alla “quando mi va” vedo cosa c’e di nuovo su Netflix ma poi mi addormento dopo la prima pagina (puntata). In costante dialogo con mio figlio, ho ormai la certezza (statistica…) che i palinsesti che vengono presentati in questi giorni siano un’ossatura che riguarda chi ha problemi con le ossa e per questo sta molto sul divano. Chi ha gambe per camminare esce fuori dagli orari canonici e naviga sul computer, ormai si sa. E allora VICE come fa a restare a galla, avendo provato a fare un canale tv tutto suo, oltre ai programmi su HBO ? Il pezzo del New York Magazine si industria a far saltare quello che chiama un bluff, una bolla. Si narrano episodi ricavati da fonti anonime, ecc. Il problema rimane quello piu’ largo, mi sembra, di una fruizione sempre piu’ scomposta, breve, interrotta, nervosa. Per chi ama camere fisse, soggettive lunghe chilometri (eccomi) sono tempi duri. Viviamo nell’era dei droni. Anche sulla testa dei narcisi televisivi che impestano gli schermi.

Netflix, che allarga continuamente la sua utenza globale, si indebita, cresce in borsa e che diventa il piu’ grande studio di Hollywood, specchia bene la fase. Piu’ fiction, meno realta’. Per non correre il rischio delle fake news. La competizione dalle parti dello streaming si è fatta intanto feroce. Anche i grandi networks hanno capito che occorre imparare a contare gli spettatori oltre l’elettrodomestico. Per sopravvivere. Noi intanto guardiamo i mondiali aspettando l’autunno della ripresa del campionato, della nuova stagione della NBA, della NFL e perfino delle freccette.

Bambini americani

21 giu

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Tre anni fa ero a McAllen, Texas. Nel retro di una chiesa dove operava un centro di accoglienza, pieno di volontari. Anche laici. Insegnanti in pensione che arrivavano dalla costa est. Dall’altra parte dell’America.
Ho rimesso le mani ieri mattina sul documentario, pensando alle madri separate dai bambini. 2.500 in un mese.
Poi ieri sera e’ arrivata la marcia indietro di Trump. E oggi la visita da quelle parti di Melania, moglie del presidente. Che non rema contro di lui. Prova a metterci una pezza.
La storia va in onda stasera su TV2000 alle 19.30 e alle 22.45.
Obama aveva deportato 2 milioni e mezzo di migranti. Trump ha fatto di peggio.

Lontano da dove

10 giu

Ho viaggiato molto negli ultimi mesi e continuerò a farlo nel corso dell’estate. Non sono i viaggi di cui parla Atossa Araxia Abrahamian (“The new passport-poor”) nel pezzo tradotto sull’ultimo numero di Internazionale. Leggo dei tre passaporti della giornalista (Svizzera, Stati Uniti e Iran) che ci dice che in futuro queste identità di carta potrebbero essere sostituite da quelle digitali, più “occhiute” ancora.

Noi abbiamo dimenticato le migrazioni del secolo scorso. I milioni di italiani in cerca di un secondo passaporto utile ad apparecchiare la tavola la sera. I popoli in movimento sono inarrestabili. Non li fermano muri e mari.

Ho consumato a corrente alternata televisione di casa nostra e registrato gli ascolti in crescita degli shows parolai da una casa a Roma molto vicina alle radici familiari. Che poi sono piantate in due paesi. Incontro spesso davanti all’edicola e al supermercato due giovani africani con un cappello in mano che mi salutano. Volentieri ti raccontano la loro storia, se vuoi ascoltarla. Uno è fuggito dalla guerra, l’altro dalla fame. Che poi non sono molto diverse.

In questi mesi ho lambito popolazioni che hanno attraversato guerre, in Kosovo, Libano, Afghanistan, Iraq e ancora ci sono dentro perche’ la pace non comincia il giorno dopo la fine della guerra. Ho parlato in questi luoghi con tanti soldati italiani che mi sono sembrati un bel pezzo d’Italia fuori dai nostri confini. Lontani da casa, anche se per un tempo limitato. La distanza aiuta a capire in genere. E, nello stesso tempo, la prossimità agli abitanti dei paesi che ci ospitano (mai dimenticarlo) anche. Lontani e vicini. Aiuta guardarsi negli occhi, sentire gli odori, accogliere il dolore degli altri. Questo ho immagazzinato nei viaggi iniziati a marzo, su un C-130 da Pisa.

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Baghdad

8 mag

Tra poche ore parto per l’Iraq. Andremo a Baghdad, Mosul e altrove.
Continua il viaggio tra i soldati italiani che stanno fuori. Dopo Kosovo, Libano e Afghanistan.
Una cosa da privilegiati. A volte entri piu’ dentro i luoghi in cui sei catapultato. A volte li lambisci.
Sempre porti via il punto di vista di chi ci sta da mesi e magari è la seconda, terza volta che ci torna.
Aspetto ad esprimere giudizi su questi incontri ma mi hanno colpito in tanti. Alcune donne, mamme. Monica che conduce un Buffalo (un colossale blindato) e Silvia che emerge dal mezzo con una mitragliatrice, l’unica persona visibile all’esterno. E altri. Non li conosciamo. Spero la televisione aiuti a sapere chi sono, cosa fanno, perche’ sono in quei luoghi che per noi evocano conflitto, complessita’ e basta.E quindi rimuoviamo.

In Iraq arrivo nella settimana delle elezioni. Si vota sabato 12.
Leggo di minacce di attentati ai seggi dell’Isis che in questi giorni ha rivendicato l’uccisione di candidati etichettati come “atei”.
I profughi interni, in maggioranza curdi e sunniti, faranno fatica a votare.
Leggo di misure di sicurezza straordinarie. Staremo a vedere.

Spero di postare su Instagram.

Kabul

30 apr

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Il cielo sopra Kabul stasera è scuro. Tanto vento e sabbia sui 1800 metri dove siamo a girare per Rai World.
Il fragore del doppio attentato terrorista suicida di questa mattina si è sentito forte questa mattina nella base NATO al centro di Kabul dove eravamo. L’allarme lanciato ci ha blindati dentro i luoghi bunkerizzati da cui siamo emersi quando il pericolo è cessato.
Nella zona delle ambasciate e della base NATO, si sono fatti saltare i due terroristi. I giornalisti e fotografi locali sono accorsi sul luogo del primo boato. E cosi’ nove di loro sono rimasti uccisi nella seconda esplosione.
Si votera’ il 20 ottobre in Afghanistan.

Vado in Afghanistan, oggi. E poi Iraq

23 apr

Dopo Kosovo e Libano, Afghanistan e Iraq.
Su Instagram. In onda in autunno.

Il caso Mary Beard

22 apr

Mary Beard è molto nota nel mondo accademico ed in quello dei media inglesi.
È una eclettica divulgatrice che ha scritto di donne e potere (esclusione dal potere) arrivata relativamente tardi alla televisione. Un fenomeno pop che non ha perso autorevolezza entrando nell’elettrodomestico.
La storica ha parlato spesso di donne (e ora di donne anziane) messe ai margini del mondo della comunicazione. Ora sarebbe lei stessa vittima di questa emarginazione. La PBS, la televisione “pubblica” americana, l’avrebbe sostituita con un narratore nella versione americana della serie “Civilisations”, in onda sulla BBC.
La Beard accusa per il taglio. La PBS ribadisce il diritto al rifacimento, credo contenuto nel contratto.
Fuori dalla lite rimane il nodo della presenza in video di un volto non omologabile al canone estetico televisivo, a qualsiasi latitudine. Di uomini anziani, con chili di troppo, siamo pieni in tutte le tv. Accade sicuramente meno (o per niente?) con le donne. La tv italiana ha pero’ il primato mondiale di gonne corte in video.

Gli anziani, uomini e donne, stanno passando dal divano passivo al racconto delle loro vite in molta televisione (Rai Tre prima delle altre). Ricordo il tentativo di farli affacciare in un reality (Supersenior) anni fa come un’esperienza che piu’ di tante mi ha insegnato cose.
Nel caso Mary Beard pero’ siamo oltre. Dentro il nuovo orizzonte social che ha ridisegnato il perimetro della fama, allargandolo all’inverosimile fino a schiumarlo dentro lo schermo.
La storica inglese forse si augurava che accadesse quello che le è accaduto in America. Dovremmo tifare per lei. Per non passare la vita a guardare negli specchi social di chi è salito nelle gerarchie dell’immaginario estetico di questi tempi.

David Bowery

17 apr

Eccolo di nuovo. Business as usual.
Nel quartiere, l’East Village, piu’ trendy del momento. Riciclo della storia.