Fare una biblioteca

2 mar

Cosa ci vuole per entrare nella collezione della New York Public Library ?
Ho fatto per qualche anno il bibliotecario alla Braidense di Milano.
I libri, nelle nostre case, ci guardano. Le case senza libri, ci raccontano di più.

img_5317

Come la Nielsen misura gli ascolti della TV, in America

27 feb

Gli ascolti in televisione spiegati in un video. L’immensa torta pubblicitaria dipende dai numeretti tirati fuori dalla Nielsen.

 

Lo spot di Spike Jonze. Cannabis (MedMen)

26 feb

MedMen è una delle corporations nate per commerciare la cannabis legale.

Senza conduttore unico. Salgono gli ascolti

26 feb

Una riflessione a margine (ma non troppo) della serata degli Oscars.
Sono saliti gli ascolti in una misura impressionante rispetto allo scorso anno.
Il risultato migliore delle ultime quattro volte. Sale molto la platea demograficamente importante per chi paga la pubblicità e quindi la televisione stessa. Non gli anziani.
Una serata molto “politica” che ha segnato il successo di Netflix con Roma, come già era accaduto ad Amazon con Manchester by the sea. Ma Hollywood ha resistito sulle barricate ed il migliore film è andato a chi paga ancora un biglietto, entra in una sala e mangia il popcorn (rumorosamente in America).
Come noto quest’anno non c’era il conduttore unico. Si certo, con tutti quegli annunciatori famosi veri (non da isola) era una missione possibile.
Rimane il dato che chi ha vinto ha raccontato sinteticamente la sua storia. E le storie vincono sempre.

Perché New York

24 feb

Paolo Giordano parla con Jennifer Egan su La Lettura di oggi.
“Una cosa che amo di New York è che ci sia tanto: qualunque cosa tu faccia, sara’ comunque invisibile alla maggioranza delle persone, immerse nei loro affari, nelle loro urgenze, nei loro circoli. New York non va bene per chi vuole essere salutato al supermercato, ma per una persona che desidera uscire dalla propria vita ed entrare dentro una sfera più ampia è perfetta. A me piace l’anonimato, mi piace origliare nella metropolitana affollata. E mi piace la gentilezza nascosta di questa città. C’è una striscia che ho visto su Harper’s Magazine che cattura precisamente la differenza tra New York e la California. Due persone s’incontrano, il newyorchese dice: vaffanculo, ma nella nuvoletta pensa: buona giornata; il californiano dice: buona giornata, ma sta pensando: vaffanculo”.
Ecco, perché New York.

Blue Highways. Ma con il GPS

23 feb

On the road in America. Come è cambiato il viaggio.
I libri da portarsi dietro rimangono gli stessi.

Calcio e talk. E talk sul calcio

20 feb

Tante , tante ore dei palinsesti delle televisioni in Italia sono occupate da talk shows.
Non so farmene una ragione. Lo spettro è infinito. Dalla mattina alla notte.
Costano poco. Mi sembra l’unica risposta possibile.
In alternativa, nei giorni di coppe europee, le partite di calcio che ho scelto ieri sera.
Ci sono poi i talk shows sul calcio e uno, spesso divertente, è imploso domenica scorsa sul ruolo delle donne nel pallone. Era successo recentemente che una curva di tifosi dicesse alle donne di stare lontano dalle prime file. Separate, come in un luogo di culto dove viene praticata questa separazione.
Per associazione viene da pensare al MeToo versione made in Italy. È passato come un venticello fastidioso, bollato come politicamente corretto che di questi tempi è come dire fake news.
Ricordo quando ho fatto un paio di programmi con il giornalista inglese Tobias Jones che divenne famoso da noi con un pezzo sul ruolo delle donne nella tv italiana. Le vallette, le gonne corte.
E devo ricordare anche quando lavorando ai programmi di Enrico Deaglio l’ultimo pezzo, che andava in onda dopo la mezzanotte, fosse spesso roba quasi “soft porno” per aiutare gli ascolti. Normale ai tempi e, da quello che mi capita di vedere, anche oggi.
Poi succede che salti fuori una frase sulle donne che non capiscono di calcio e si alzi un sano uragano.
Il calcio allora diventa il nostro specchio. Rotto.

PS I maggiori talk shows di calcio (Premier League) e NBA in America hanno bravissime conduttrici donne. Come, in molti casi, accade in Italia. Senza ruoli ancillari.

Tutto gratis. Il primo spot di Bernie

20 feb

Sanders di nuovo in campo. 78 anni a settembre, a piu’ di un anno dalle elezioni per la Casa Bianca. La promessa della sanità e università gratuite. S’avanza l’America socialista di nonno Bernie. Non so quanto.
Buona notizia per Trump, ringiovanito.

Come va ? Come va ?

18 feb

Si allarga l’offerta, oltre Netflix e Amazon. Ci vuole un nuovo abbonamento.
Hulu, sempre piu’ di proprietà Disney, è il terzo protagonista della televisione online.
La televisione generalista è ormai You Tube. Ad imparare a muoversi in questo mare non si rischia di affogare, come mi succedeva tempo fa. Nulla a che fare con gli YouTubers. O almeno solo lateralmente. C’è proprio tutto su You Tube. C’è soprattutto la televisione fuori dal tempo reale.

Il caso italiano è tale perche’ Montalbano porta a casa il 45%. In prima serata. Dopo la cena. Sbracati sul divano. Tutti insieme. Alla stessa ora, nello stesso giorno. Eccetera.
Non è dato un fenomeno simile in America. Gli ascolti sono spacchettati in mille canali.
Vorrei sapere come cresce RaiPlay. È il mio canale generalista. Conservo il totem elettrodomestico solo per lo sport che mi costringe alla visione in ore e giorni determinati. Ma anche questo sta diventando mobile. E lo sara’ sempre di più.

La televisione liquida, su misura s’avanza. Non è piu’ uno strano soldato.
La macchia si allarga. Ieri parlavo con l’edicolante davanti a casa e gli chiedevo cosa si vende. Sempre meno quotidiani. Il lavoro sta in piedi grazie alla declinazione cartacea di programmi televisivi. Soprattutto quelli di cucina.
Un indotto che alimenta un’industria che non sta bene.
Il paziente, la televisione, gode buona salute. In Italia.

Se ballando

18 feb

Navigators

15 feb

Ricordo Renzo Arbore che scherzava sul plurale inglese delle parole usate comunemente nella nostra lingua.
Paese di santi, poeti e navigators. Please.

Stammi bene

13 feb

Boh. Meglio i commenti. Non ho capito.
Dico solo un paio di cose che conosco bene, a margine. L’industria farmaceutica non è evidentemente il male assoluto ma negli Stati Uniti opera in un regime che fatico a definire. Con qualsiasi inquilino alla Casa Bianca.
Piccolo esempio. Da anni ingoio un paio di pillole al giorno. Faccio scorta quando vengo in Italia, dove pago le scatole di medicinali generici meno di 10 euro. Le stesse in America le ho pagate 300 dollari.
L’assicurazione sanitaria per la mia famiglia costa una cifra che pure fatico a dire (sopra 2000 dollari al mese). E non copre quanto la sanità pubblica italiana.
Le lobbies in America esistono per questo. E i democratici hanno vinto le ultime elezioni per il rinnovo del Congresso su questo. Punto.

La restituzione

12 feb

Ho studiato a lungo la filantropia in America. Il tema mi appassiona.
La restituzione parziale o totale di quello che hai ricevuto nella vita è una questione identitaria. Non ho mai visto una tensione lontanamente simile in Italia.
Sono storie diverse su cui sorvolo adesso. Dentro c’è tutto.
Circoscrivendo il campo di attenzione a quello di chi ha fatto tanti soldi con lo sport sta emergendo il fenomeno globale della NBA. Non solo LeBron James e Kevin Durant. Sono in tanti i giocatori di basket che costruiscono case di produzione, che costruiscono monumenti a se stessi ma nello stesso tempo fondano scuole, finanziano programmi concreti di lotta alla povertà.
Non sento mai parlare di iniziative analoghe in Italia. Al massimo alcuni famosi fanno i testimonials. Non c’è cultura della restituzione. Anche nello stato, che non aiuta chi vorrebbe donare. E si dice, da idioti, che “la beneficenza si fa senza dirlo”.
Ho visto la serie su ESPN plus di LeBron e i primi due episodi del talk show appena uscito di Durant. Bella “televisione”. Contemporaneamente i due hanno inaugurato campi di basket e scuole nei ghetti. Hanno finanziato borse di studio. Hanno preso posizione su quello che accade nel paese.
Non tirano solo calci ad una palla e vanno a Dubai e Formentera nel tempo libero.

Non sono solo canzonette

11 feb

Abbiamo trascorso l’ultima settimana a leggere, ascoltare che la “musica non c’entra con la politica”. Una cosa difficile da sostenere cinquanta anni fa.
Oggi tutto è politica. Anche perche’ la politica stessa ha i confini liquidi. Tutti twittano su tutto. Tutti si autoespongono sui social. Eccetera.
Sono in Italia e non ho visto i Grammys ieri sera. Leggo che a Drake (premiato per la migliore canzone rap) è stato tagliato il discorso (critico) di accettazione della statuetta-grammofono. E poi leggo che si è materializzata Michelle Obama, che non è esattamente una che fa musica.
Le canzonette fanno politica anche quando dicono solo “ti amo”. Perche’ dipende a chi lo dicono.

Lo sport in TV. Le cose cambiano, in America

6 feb

Il più noioso Super Bowl degli ultimi anni si è tradotto in un ascolto deludente per la CBS. Sempre relativo (98.2 milioni). Rimarra’ il piu’ alto dell’anno pero’ è sceso di cinque punti dal 2018 e dodici dal 2017. Cresce lo streaming (più 31% sullo scorso anno ).
Le proteste hanno influito certamente. Un errore arbitrale aveva privato New Orleans della finale. E le manifestazioni degli atleti di colore nel corso delle esecuzioni dell’inno nazionale in apertura delle gare hanno segnato una stagione. Ma il trend è meno football e più calcio. Un trend di lungo periodo che sta conquistando nuovo pubblico.
Rimane il dato che 46 delle 50 messe in onda con il piu’ alto ascolto del 2018 sono state partite di football. Questa è la tv generalista in America. Poi noi parliamo di HBO, Showtime, Netflix, Amazon ma i numeri, quelli grandi, dicono sempre la stessa cosa. Quello che Emmys, Golden Globes e compagnie premianti non registrano.
I 30 secondi di pubblicità e lo show musicale dell’intervallo meglio della partita, almeno questa volta, non si sono visti. E gli stessi Netflix, Hulu, Amazon Prime e YouTube TV hanno sentito il bisogno di comprare spot nella serata.
Due dati su cui riflettere. La “tv del cambiamento”, forse.
1) Negli stadi 70.081 spettatori hanno assistito alle partite di football nella stagione appena terminata. 73.019 sono stati quelli che in media hanno comprato un biglietto per vedere una partita di calcio, a dicembre.
2) I diritti televisivi della NFL (football) sono costati nel 2018 meno di quelli del calcio europeo (Premier League, Liga spagnola, Bundesliga e French Ligue messi insieme). Senza contare il campionato italiano che guardo su Espn plus. E quello brasiliano. E quello messicano.
Il calcio non è solo degli americani che parlano spagnolo. Gia’ oggi è lo sport più praticato nelle high schools.
Gli Stati Uniti d’America vinceranno presto il campionato del mondo. Segnatevelo.

It’s India 2

3 feb

img_5249
img_5281

Vado in India da 30 anni. È il viaggio. Poi è diventato anche lavoro e altro.
Ci sono tante Indie. Sentivo oggi Panatta dire in televisione a Quelli che il calcio che 35 anni fa giocare in Coppa Davis a Calcutta gli ha cambiato la vita. Non solo per la povertà estrema. Ma per come viene vissuta. Che non è rassegnazione. Piu’ complessa.

Trenta anni fa partivo con L’odore dell’India di Pasolini nello zaino. Oggi leggo Fortune e le 500 imprese che stanno facendo il miracolo economico indiano e che convivono con quello che scriveva Pasolini. Sono andato a girare in tre slums di Calcutta dove famiglie abitano da generazioni. In alcuni casi le baracche di lamiera sono state rese più solide. C’è la televisione ma non il bagno che è comune ed è ardito chiamare in questo modo.
In televisione vanno ininterrottamente i prodotti di Bollywood. Storie accompagnate da tanta musica. Il volume sempre molto alto. Una colonna sonora della vita. Il divo del genere, Shahrukh Khan, è stato l’attore, producer più pagato al mondo lo scorso anno.
Quando entri in un’abitazione con la telecamera ti viene offerto un tè. E spesso ti viene chiesto di lasciare le scarpe fuori dai 20-30 metri quadrati di casa. Ma lo capisci da solo, vedendole all’esterno. Come in un tempio. Il pavimento di terra o ricoperto con teli di plastica.
Immagini devozionali della religione identitaria alle pareti. Sempre.
Ho incontrato negli slums giovani che ce l’hanno fatta a studiare e hanno ora un lavoro. Tanti nei call centers, che sono una delle grandi industrie di Calcutta.
In America ti rispondono spesso dall’India. E in genere il problema che avevi viene risolto meglio che se ti avessero risposto da Kansas City.

img_5279

Romacentrici

31 gen

Sono tifoso della Fiorentina da quando mio padre, tifoso Roma, mi porto’ ad un Roma-Fiorentina.
Nulla a che fare con la Toscana nella mia vita. Se non L’Elba, che gli elbani stessi considerano extra territoriale.
Ieri sera ho visto una partitella sulla RAI in cui erano di fronte le due squadre.
Senza parole per la telecronaca. Sembrava un funerale. In effetti lo è stato dal punto di vista numerico. Ho silenziato le voci.

The Dude da bere

29 gen

Il ritorno del Big Lebowski di cui si è molto parlato nei giorni scorsi si è sciolto in un commercial per il prossimo Super Bowl. Come quello di Steve Carell.

Anche Mr Starbucks vorrebbe la Casa Bianca. C’è la fila

28 gen

Dopo 30.000 Starbucks in 77 paesi nel mondo e 350mila “baristas”, dipendenti, Howard Schultz scende in campo per la Casa Bianca. Lo ha fatto con una intervista a 60 Minutes.
Partito da una casa popolare di Brooklyn, Schultz punta al trasloco alla Casa Bianca. Da indipendente. Aspettando Bloomberg, l’altro miliardario. Tante donne nel partito democratico. Un ciclo elettorale affollato come mai prima.
Ci sara’ tempo per parlarne e andare in giro.

It’s India

27 gen

Ho passato la sicurezza in aeroporto a Calcutta sulla via del ritorno a New York pensando di avere tolto dallo zainetto tutto (telefono, iPad ecc). Mi hanno fatto ripetere l’operazione perché avevo tralasciato spine, adattatori, hard disk, rasoio. E poi l’ufficiale di servizio ha scritto a penna su un grande quaderno il mio nome e gli oggetti controllati.
L’India spedisce i suoi figli più ricchi nelle università inglesi e americane e questi poi non tornano. In alcuni casi diventano capi di Microsoft e delle altre sorelle della Silicon Valley. A casa, nella povera patria, si usa sempre la biro.
“It’s India” dice sempre la psicologa Shipra quando parliamo delle grandi contraddizioni di questo paese. Tra le prime tre economie del mondo (con Cina e Stati Uniti). E quest’anno supererà la Cina per consumo di petrolio (anche perché l’elettrico è lontano). E supererà gli Stati Uniti per produzione di acciaio. Cose che ho letto sui quotidiani, in India.
I volumi sono dettati dal numero di abitanti che crescono senza limiti. E da un consumo domestico che cresce di conseguenza. In un paese giovane (27 anni di media contro i nostri 45 e oltre).
Poi ci sono le centinaia di milioni di poveri. Oltre il 30% della popolazione del mondo che vive sotto la soglia della povertà. E i 200 milioni di Dalits, al fondo del sistema delle caste, che tranquillamente sopravvive nei matrimoni combinati e non solo.
Se fossi appena uscito da una di quelle scuole di giornalismo, televisione, comunicazione che proliferano da noi mi farei un anno nella città al mondo che nessuno racconta in italia. A Mumbai, Bombay. La metropoli in cui si vede il futuro, con il passato negli occhi.
Molto diversa da Calcutta, in cui sono venuto per la quarta volta in cinque anni.
Sono andato a trovare Tanisha, 13 anni, che continua a vivere sulla strada dove l’avevo conosciuta due anni fa. Dorme con i suoi genitori, le tre sorelle e un fratellino sugli stessi due pallets di legno di un metro e mezzo quadrato l’uno. Uno di fronte all’altro. In mezzo lo spazio per i passanti che camminano attraverso la loro “casa”. La grande novità e’ che Tanisha mi ha risposto in inglese. Lo sta imparando alla scuola che frequenta grazie all’aiuto che le arriva dall’Italia (Mission Calcutta). Una manciata di euro al mese con cui noi compriamo una pizza.

img_5299

Poi sono tornato nella casa di Barasat, ad un’ora da Calcutta, che con TV2000 seguiamo da cinque anni. Le suore della Provvidenza (parlano italiano e sono le piu’ “laiche” mai conosciute) curano bambine di strada, da dieci, quindici anni. Sono state anche più di 50 e questa volta ne ho trovate 27. Le conosco tutte per nome, volto, storia.
Si sta chiudendo un ciclo. Alcune arrivate ai 18 anni prendono strade diverse. Le suore e la psicologa Shipra provano in tutti i modi a farle studiare per emanciparle dal destino scritto della strada e del matrimonio combinato. Sono storie che in questo viaggio ho provato a seguire.
Sono storie a volte difficili da raccontare. Non sempre a lieto fine. Come la vita.
Quando tornero’ in Italia montero’ questo quarto capitolo delle bambine di Calcutta e andrò a fare visita ad una comunità in Friuli che aiuta le bambine. Proverò a capire perché.
È una domanda attuale, mi sembra.

img_5209
img_5141
img_5135

Ad aprile-maggio si vota in India. Uno dei risultati raggiunti dal governo del nazionalista hindu Narendra Modi sarebbe la tanto pubblicizzata distribuzione di 100 milioni di gabinetti nelle strade del grande paese. La campagna è stata realizzata con il volto di Gandhi.
Un’altra contraddizione, lunga da spiegare. It’s India.

In India, ancora

10 gen

Sto partendo per l”india. Calcutta, la casa delle bambine di strada in cui vado per la quarta volta, in cinque anni. La incontrammo per caso questa Casa della Provvidenza con TV2000 e non sono piu’ riuscito a staccarmi.
L’idea di Paolo Ruffini fu “seguiamo” queste 40 piccole donne per dieci anni.
Una specie di Boyhood al femminile.

La compagnia aerea mi ha inviato una mail per avvertire di aspettarci lunghe code per passare la sicurezza. Con la chiusura del governo federale americano, la TSA è a ranghi ridotti.

A reti unificate. Il muro con il Canada

9 gen

Il presidente Trump ha chiesto di parlare a reti unificate al paese.
La prima volta da quando è alla Casa Bianca. Dieci minuti alle nove di sera.
Non c’era la sicurezza che gli sarebbe stato concesso lo spazio.
È andata che Trump ha potuto leggere dal teleprompter la sua richiesta di fondi per costruire non si sa più cosa. Un muro, una barriera, una tenda. Al confine con il Messico, al sud.
Trump non ha parlato di “emergenza nazionale”. Anzi ha esordito parlando di “crisi umanitaria”.
Poi è passato ad elencare crimini commessi da migranti entrati senza documenti.
Hanno brevemente risposto Nancy Pelosi e Schumer, i leaders democratici.
I numeri parlano. “Il problema” non è al confine con il Messico. Ma casomai al nord, quello con il Canada. Dove sono entrati un numero maggiore di presunti terroristi.

img_5093

Golden noia

7 gen

Quest’anno sono andato meno al cinema, come credo sia capitato a tanti. Bohemian Rapshody, che ha vinto migliore film “drama”, non l’ho visto e non mi precipito a vederlo. Black Panther mi è piaciuto.
La cerimonia dei Golden Globes molto meno.
Uno dei due conduttori (Andy Samberg) è cosi’ poco, poco divertente che mi ha ammosciato la serata. I discorsi di ringraziamento, poi, quando diventano elenchi dei collaboratori, ammazzano. E stavolta veramente tanti in modalità lista della spesa. Meglio allora chi saluta la mamma e i figli, come usavano i ciclisti al traguardo.
Mi ha stupito, ad esempio, Cuaron (Roma) che ha letto una cosetta. Al secondo premio ha citato i figli, comunque.

Le uniche cose buone probabilmente sono state quelle silenziate perché contenevano “una parolaccia”. Poco per il resto da ricordare. Non che volessi rimandi al muro con il Messico (che pagherà il Messico) ma qualcosa che facesse capire che siamo dentro il gennaio del 2019 e non del 2009 (c’era Obama). C’è voluto Christian Bale vincitore con Vice (il biopic del vice di Bush, Cheney) per dire che la prossima volta il film sara’ su Mitch McConnell, il leader della maggioranza repubblicana al Senato…
Green Book, migliore film “musical-comedy”, la storia di un italoamericano e un pianista di colore nel sud degli Stati Uniti, ha funzionato come dichiarazione politica dell’anno. Glenn Close, alla fine, ci ha ricordato bene cosa significa MeToo, essere donna e madre, a parte le molestie. Per non dimenticare la stagione scorsa.

Andando agli altri premiati, adoro Patricia Arquette.
Grande Carol Burnett (85 anni) storia della televisione. Ha commosso tutti. Si invecchia e chi conosce la tv americana ricorda la più grande comedian che sia passata da queste parti.
E grande ovviamente Jeff Bridges, anche lui omaggiato per una carriera non solo “Grande Lebowski”. Ha citato uno dei quattro, cinque film che mi porto dentro per sempre, The Last Picture Show (L’ultimo spettacolo) di Bogdanovich del 1971. Era girato in bianco e nero.
Netflix, con The Kominsky Method e Roma, ha trionfato. Ma per il secondo anno ha vinto la più brava di tutti, Rachel Brosnahan, la Mrs. Maisel di Amazon, una serie che finalmente non tratta di “morti ammazzati”.
Questa è la televisione ragazzi. Meglio del cinema.

Il finale delle serie. E quello della vita

5 gen

James Poniewozik, The New York Times, scrive di Bandersnatch richiamando il finale dei Sopranos che tanto fece parlare. Aggiungo quelli di Mad Men e Breaking Bad.
Le serie a cui ci affezioniamo non dovrebbero finire. Desideriamo una corsa parallela alla nostra e mischiamo destini. Il nostro non ci è dato sceglierlo.
Bandersnatch sembra regalare questa possibilita’. Di farci il nostro finale.
L’intervattivita’, cosiddetta, è solo videogame. “La televisione ha ucciso la realta”.

Un dollaro per il muro

4 gen

Chiedono alla Pelosi se autorizzerebbe il Congresso a dare un dollaro per il muro di Trump. Lei risponde che il muro è immorale.
A proposito dell’impeachment eventuale di Trump di cui si sono riempiti i giornali italiani, fino a quando non ci sara’ il risultato dell’indagine Russia è fiction. Come il muro.
I democratici hanno vinto le elezioni di midterm sulle spese per la salute. Immorali in America.

Pronti ? Via

3 gen

Partita la campagna elettorale 2020 per la Casa Bianca, appena entrati nel nuovo anno.
Elizabeth Warren ha annunciato la creazione di un comitato esplorativo. In altri termini, la sua candidatura per i democratici. In programma viaggi in Iowa, lo stato in cui si voterà per le primarie tra un anno circa.
Prima intervista ufficiale ieri sera su MSNBC.

Bandersnatch, così è se vi pare. Anche no

31 dic

Se togliete le opzioni interattive la storia è banale. Qualunque strada scegliete.
C’è la possibilita’ di tornare indietro e cliccare sulla seconda possibilita’. Si può anche non scegliere come proseguire e il racconto lineare è quello che avete più o meno immaginato, date le premesse. Quando mi sono accorto della finestra che consente di uscire con i titoli di coda, ho visto la luce. Non so quanti finali mi ero sciroppato ma ho letto che sono cinque possibili. O forse di più (spoilerati). E oltre tre ore di visioni.
Uno che ci aveva pensato recentemente all’interattivita’ in televisione è stato Soderbergh. Quel tentativo che non avevo apprezzato tanto mi sembra piu’ riuscito, anche se complesso. Ma la piattaforma di Netflix è semplice e funziona tecnicamente alla perfezione.

L’idea di Bandersnatch, della serie Black Mirror ( Netflix) è quella di fare un film ambientato nel 1984 e raccontare il giovane protagonista che lavora ossessivamente alla creazione di un videogioco. E questi lavori in corso dialogano con la sua stessa vita e la modificano.
Lanciato come il primo lavoro interattivo mi ha fatto rimpiangere quelle serie scritte bene che non riesci a mollare e per questo fai binge watching. Che è stata la ragione di esistere di Netflix. Poi sono arrivati in tanti e ora fanno lavorare noi.
Naturalmente c’è chi va pazzo per l’interattivita’. E poi la nuova televisione di chi non guarda più la televisione è il videogame.
Il rischio, in questo caso, è quello di cominciare con il product placement dei cereali e finire per pensare che forse è stata proprio quella la scelta più impegnativa di Bandersnatch.
Le trame e sottotrame presenti non esplicitate nelle serie migliori vengono lasciate aperte, nude, come il frutto di discussioni non risolte nella stanza degli autori. Che invece sceglie, per definizione. The New York Times ha titolato “potere al popolo”…

Questo che si chiude è stato un anno difficile per chi lavora su di noi. Fino a poco tempo si diceva “per noi”, “con noi”.
Black Mirror, almeno da questo punto di vista, arriva come una consegna di Amazon Prime. In tempo.
“La tecnica uccidera’ la democrazia” (Emanuele Severino).
Orwell reificato in Netflix. O in Facebook ?

PS Io continuo a rivedere “The Marvelous Mrs. Maisen”, la serie dell’anno (Amazon).  Con dialoghi meravigliosi. Ricostruzioni splendide come nell’episodio delle vacanze nei Catskills. Un gioiello, per fortuna zero interattivo.

Vecchio e nuovo

30 dic

Sono passato da Lord&Taylor, il grande magazzino che sta chiudendo sulla Fifth Ave.
Era stato inaugurato nel 1914. La mattina, alle 10, l’apertura ogni giorno con l’inno.
Al suo posto arriva WeWork, che ha otto anni di vita e grandi investitori.
Questa storia andrebbe scritta bene.

img_5062

La TV del cambiamento

26 dic

Basta con la classifica dei dieci programmi migliori dell’anno.
Anche perche’ chissenefrega quando la quantità delle opzioni è diventata tale da superare l’umana possibilità di vedere tutto. Si rischia di dire di quella che non ha visto nessuno perché nascosta nelle pieghe di un’offerta che ci vorrebbe tossici di Netflix e degli streamers che nascono continuamente, a parte tutto il resto che va in onda in tempo reale.

C’erano una volta i centri commerciali, prima di Amazon. Ora molti chiudono in America. L’offerta si è spostata. So che in Italia si continuano a costruire ma anche la tv generalista funziona bene in Italia. Questione di tempo.
Io accendo la televisione per lo sport. Ci sono giorni in cui lo schermo dell’elettrodomestico rimane nero con la lucetta rossa, a lutto. Il telecomando non si sa dove.
Eppure non ho mai visto tanta televisione come in questo 2018. In America e in Italia, che poi è quasi lo stesso per quello che consumo io. ESPN o Sky, la differenza, con le declinazioni delle storie degli atleti. Sto vedendo su ESPN plus quella di LeBron.

Mi limito a citare due serie. Atlanta (seconda stagione) e The Marvelous Mrs. Maisen (seconda stagione). La prima in onda su FX. La seconda di Amazon.
Poi altre come Narcos:Mexico e Succession vanno giu’ come uno spritz ma non si tratta di capolavori.
Manca una serie della tv generalista ma ce ne sono tante antiche che lottano insieme a noi. Ad esempio le dieci stagioni di Friends (in onda sulla NBC dal 1994 al 2004) saranno ancora su Netflix nel 2019 per l’incredibile cifra di 100 milioni. Poi potrebbero tornare a casa, alla Warner-Media di AT&T (HBO, Cnn, Cartoon Network, ecc.) che dovrebbe lanciare il suo streaming.
Nei nuovi magazzini seriali non si butta niente. Anzi. Non c’è ansia di cambiamenti. Che non mancano. Quest’anno Maniac e Homecoming sono state serie innovative. Ma la televisione sta cementando e valorizzando il suo passato in un mix che mette insieme cibo per tutte le eta’. Anche per chi è senza denti. Piccoli e premorienti. E per chi si è perso un decennio. È una tv dell’eterno presente che la visione su misura ha spalmato sulle nostre notti insonni.

La televisione è sempre la stessa. In Italia vincerebbe Arbore per altri 80 anni mentre Netflix inciampa sul cinepanettone italiano per farsi local e generalista.
In realta’ c’è una tv del cambiamento ma ne parlano in pochi e se non hanno figli in casa non sanno nemmeno che esiste. Si chiama Fortnite, ha i nomi dell’industria dei videogames. Gli schermi neri servono a giocare.
Se vi siete addormentati su un talk show non c’è da preoccuparsi. È l’eta. Del cambiamento.

Soldati d’Italia su Rai Play

24 dic

Un viaggio lungo sei mesi, con il montaggio, in questo 2018. Realizzato da Rai Italia.
Ho conosciuto luoghi astratti entrati nelle nostre conversazioni per raccontare crisi, guerre. Ho soprattutto fatto incontri con donne e uomini di cui non si parla.
Un privilegio, non finiro’ mai di dirlo. E la storia continua, in altri modi.