La “sinistra” del tanto peggio tanto meglio

16 feb

IMG_4121

Stasera mi sono imbattuto su MSNBC in un estratto di un’intervista a Susan Sarandon, l’attrice-attivista tifosa di Bernie Sanders nelle primarie. Quando Hillary vinse la nomination democratica la Sarandon disse che non l’avrebbe votata.
Oggi, piu’ o meno, dice chissenefrega di quello che sta combinando Trump. L’importante e’ lottare contro la pipeline, per altre istanze di base, ecc. Ho spento.
L’intervista e’ sul sito della trasmissione. No comment.

MURO di fiction

16 feb

Caffe’

15 feb

Stamattina il caffè’ nella tazza che userò da ora in poi.
Ti rimpiangiamo presidente-golfista, persona per bene.

IMG_4119
IMG_4120

Il corpo di Lena ma poi quello delle altre e di Adam. E il corpo della TV

13 feb

Il lungo finale di Girls e’ ripartito, con una puntata da 45 minuti.
E’ ripartito anche il treno delle considerazioni sul corpo di Lena, esposto con naturalezza anche piu’ del solito, in questa prima puntata della sesta stagione.
In pochi dicono che non è solo Lena a girare nuda. Il fatto che anche le altre Girls, ormai trentenni, siano spesso tranquillamente senza roba addosso passa inosservato perche’ i loro corpi sono omologati.
Anche quello di Adam Driver, l’unico veramente decollato con la serie, passa senza partorire saggi memorabili. Ma poi ancora stiamo a parlare di senza vestiti, vestiti con lo spacco, come nell’anno di Anita Ekberg nella Fontana di Trevi ?
Rimane comunque il corpo di Lena e lei chiaramente ci tiene a farne uno “statement”, una dichiarazione dei diritti della donna. Fa bene.
Della fotografia di una generazione, a Brooklyn (non dovunque) ci rimarrà anche questo ma non solo. “Andate a lavorare” ha scritto qualche idiota senza figli o piazzati dall’amico direttore di giornale o bottegaio. I “senza arte ne parte” di Girls sono figli miei, nostri.
A volte l’autocitazione in Lena, amplificata e confusa nell’autobiografia scritta nei suoi “twentysomething”, ha irritato. Anche il suo impegno politico è inciampato in qualche sassolino.
Ma quante cazzate ho pensato, detto, alla sua eta’?
La questione vera e’ una sola. C’è una storia che ci interessa ? E soprattutto, parlando di televisione, quanto ha contribuito Girls a rivoluzionare il format-sitcom e affini ?
Ci sarebbe stato un racconto come quello di Atlanta (grande successo della stagione) senza Girls ?
Risposta, NO.

Domenica bestiale

13 feb

A parte lo sport (sono andato nel pomeriggio a vedere i Knicks vincere finalmente una partita) la domenica sera è televisione.
Il resto della settimana è variabile ma la domenica ci sono le serie di HBO e Showtime che vedo old style, quando posso. All’ora della messa in onda originale.
Finita domenica scorsa la stagione di The Affair, tornato grande, rimane Homeland. E poi è partita la sesta e ultima serie di Girls. Che potrebbe mancarmi, dopo averne detto tutto il bene e poi il male possibile.

Ma poi serata Grammy. L’ha aperta sulla CBS 60 Minutes con interviste a Beyonce ( 9 nominations) Adele e Bruno Mars.
Non ci sono Kanye West, Frank Ocean, Drake e Justin Bieber nonostante le nominations perche’ dicono che i Grammys non fotografano piu’ la realta’ della musica. Ce l’hanno con l’industria discografica che ormai si declina in modi che vanno oltre il formato del prodotto. Ma con tutti i problemi che abbiamo con Trump veramente non ce ne puo’ fregare di meno.
Molti rimandi a Trump infatti. Katy Perry la piu’ esplicita.
Dopo Beyoncé con pancia e un’esibizione celestiale ho mollato. I gemelli di Beyoncé si annunciano novelli Buddha.
E cosi’ sono andato su John Oliver che e’ ripartito anche lui su HBO. Sempre di Trump si parla e non ne possiamo fare a meno. Ormai è come sniffare colla.

Sanremo e il discorso sullo stato dell’Unione

12 feb

20130212-sotu

No, non c’è in America una cosa come Sanremo. Forse non c’è al mondo.
Non solo per le ore di televisione in prima serata, la raccolta pubblicitaria, un paese raccolto attorno all’elettrodomestico.
Io ho vissuto gli anni in cui di Sanremo non fregava piu’ niente a nessuno. Poi il Festival è risorto ed è tornato a raccontare il paese. Tra una canzonetta e l’altra.
Sul palco passano i corpi di polizia, le tragedie recenti, la domanda di giustizia per un omicidio, anziani e giovanissimi esemplari di un paese che lavora. Le contraddizioni rimangono fuori dall’Ariston. A volte sono entrate perche’ quello era lo stato delle cose presenti. Oggi c’è piu’ pace sociale, con il 40% di disoccupazione giovanile ma questo è un dettaglio.
Non c’entrano niente il Super Bowl e ancora meno serate come quelle degli Oscar. Sanremo è un discorso sullo stato dell’Unione. Quello che, una volta all’anno, il presidente degli Stati Uniti recita davanti al Congresso e, a telecamere riunite, si rivolge al paese. Sono di solito presenti eroi della quotidianità, che vengono citati nel discorso. Lo stabilisce la Costituzione che si tenga il discorso sullo stato dell’Unione. In Italia basterebbe un referendum qualsiasi per scrivere sulla Costituzione che le serate devono essere cinque e che ci deve essere il dopo festival e che la controprogrammazione va limitata al massimo. Emendamento “Occidentali’s Karma”.
Il presidente, il presentatore, è meglio se uomo senza qualità. Che reciti l’impossibilita’ a chiudere in una sola storia tutta la vita. E deve entrare nelle case e sedersi in salotto con grande naturalezza, senza sentirsi ospite. Ma non deve esistere, non dividere, un ologramma.
C’è una gara ma nessuno ci fa caso.
Poi questa volta c’era anche Crozza. A “chi ci piace”.

Quando le tv all news sono rilevanti ( America). E quando non lo sono (Italia)

9 feb

Si dice che il presidente Trump guardi le televisioni all news 24 ore al giorno. E’ il manifesto vivente della loro rilevanza. L’affermazione (via Twitter) della loro imprescindibilita’.
Con Trump le tre televisioni all news, in America, sono di nuovo al centro del dibattito politico. Da punti di vista diversi, CNN, FoxNews e MSNBC raccontano ogni giorno quello che accade nel paese coagulando pubblici che si specchiano nei loro conduttori. Alcuni piu’ tifosi, altri meno ma sempre credibili per chi li guarda da casa.
La politica e’ tornata bar sport senza affondare nella deriva parolaia. Gli stessi interlocutori nel Congresso americano conoscono bene il mezzo e danno sempre risposte rapide senza cadere nell’autocitazione.
In questi giorni, con il dibattito sull’immigrazione e i suoi limiti geografici, stiamo assistendo ad un interessantissimo confronto tra i tre poteri che la Costituzione ha messo al centro per temperare l’affermazione di uno sull’altro (esecutivo, legislativo, giudiziario). Le televisioni sono in mezzo a spiegare quanto lo studio ovale sia diverso dalla Trump Tower.
Nelle televisioni all news sta il meglio del giornalismo televisivo americano e gli ospiti chiamati ogni giorno a dibattere sono il meglio della carta stampata e del giornalismo online.

Puoi anche decidere di averne abbastanza di questa overdose di politica, come sta accadendo a me.
Tre settimane di Trump ci hanno affaticato come tre mesi di Obama.
Ma rimane il fatto che se apri la televisione in qualsiasi momento della giornata sei catapultato dentro il centro di gravita’ permanente del ciclo delle news.
Impressione totalmente contraria quando provo a digitare quei tasti delle televisioni all news in italia.
Mi sembra sempre di essere ai margini della realta’, come in una serie cadetta delle notizie.
I grandi telegiornali occupano la serie A e ci danno un cibo precotto che sa di muffa prima ancora di entrare nel microonde. Le all news cosi’ come sono sono inutili e infatti mi sembra che gli ascolti lo testimonino.
Tutto questo è noto ma se qualcuno prova a modificare lo stato di cose presente insorgono le corporazioni. Ce lo meritiamo Sanremo. Il resto non conta.

Satira & soldi

8 feb

In questi giorni in America si comincia ad andare dal commercialista e si buttano sulla sua scrivania fatture e scontrini. Si avvicina il 15 aprile, la scadenza.
Ieri ci sono passato anch’io. Abbiamo scherzato sull’ignota dichiarazione delle tasse di Trump e sul mio reddito che non cambia da anni, nonostante una dozzina di lavori portati a casa nell’anno. Bei lavori, sono contento. Sul resto, lasciamo perdere.
In America è normale dire il tuo reddito. A parte il mio, parlo dei famosi.
In Italia ogni tanto leggi dei compensi (anche Rai) come fosse uno scoop e rimani perplesso. Poi arrivano precisazioni, smentite, ecc. In generale credo sia sempre il mercato a decidere. Anche chissenefrega pero’.

In America, in genere, non si parla di soldi invece nella satira televisiva. Non farebbe ridere nessuno.
Ho visto ieri Crozza e se ci togli le battute sui soldi (Conti, Salvini) rimane robetta. E tutti giu’ a ridere quando dice che lui i soldi li prende perche’ e’ genovese (battutona).
Capisco che la satira che perde prima Berlusconi e poi Renzi non sappia dove andare.
Ci vorrebbe un Trump. Con lui Saturday Night Live sta facendo gli ascolti piu’ alti degli ultimi 22 anni e per la prima volta Colbert ha superato Fallon e Kimmel perche’ piu’ politico dei due.

Il voto segreto, i soldi segreti, questa e’ la nostra educazione sentimentale.
Obama, che ci piace tanto, non ha rinunciato ad una vacanza nei suoi otto anni. Tra le Hawaii e le eleganti isole del New England. Ci ha ammazzato con le sue uscite sui campi da golf. Ora viaggia ospite tra la villa di un ricco e di un altro conosciuti negli otto anni alla Casa Bianca, Come aveva fatto Blair. E come fanno i nuovi ricchi.
In America nessuno ci fa battute sopra. Lo trovano normale. Per il filosofo moralista di Genova sarebbe materiale da imbastirci sopra un puntatone.

Questo spot del Super Bowl è il film che abbiamo girato in Messico

6 feb

Versione integrale dello spot che e’ andato in onda nella versione da 90 secondi.

Football in declino. Ma non il Super Bowl, la grande fiesta americana

6 feb

IMG_4108

La monetina per decidere la scelta di campo è stata simbolicamente data in mano al presidente Bush, 93 anni, apparso sul campo in carrozzella, dopo una recente degenza ospedaliera.
Siamo in Texas, lo stato dei Bush. Tutti in piedi, applausi per il grande vecchio. Inutile cercare una lettura anti Trump. Quella magari viene dopo. Piuttosto l’eta’ è una questione che ha a che fare con il dominio televisivo del football. Gli ascolti piu’ alti dell’anno ( a parte Emmy, Oscar e appunto Super Bowl ) continuano ad essere le partite spiattellate nella settimana, che sono la “serie televisiva” piu’ seguita. Ma ci sono chiari segnali di stanchezza nelle generazioni piu’ giovani, che ormai navigano tra mille differenti opzioni e modi diversi di consumarle.
Chi ha voglia di guardare una partita qualsiasi che dura tre ore con 41 minuti di pubblicità e 25 interruzioni ? L’ascolto medio di 16.5 milioni e’ sceso del 8% in un anno e crollato nel gruppo demografico 18-34, negli ultimi quattro anni.
Roba per anziani, con sacchetto di patatine e birretta. Ti puoi alzare a fare pipi’ 14 volte durante la partita che tanto le uniche due azioni buone le ripetono cinquanta volte.

Il problema non da poco e’ che il gigante della NFL, per cinque mesi all’anno, è la benzina di molta altra televisione. Qualcuno comincia a preoccuparsi. Ma non stasera, in cui il biglietto migliore allo stadio è arrivato a costare ufficialmente 13mila dollari e cinque milioni lo spot da 30 secondi.
E che dire dello show di meta’ partita di Lady Gaga ? Non esattamente minimalista ma nessuna bomba contro Trump se non passando per letture troppo sofisticate ( l’apertura con “This land is my land”…).

I presidenti delle due squadre sono amici miliardari di Trump e lo hanno votato entrambi.
Prima della partita, rituale intervista al presidente degli Stati Uniti in carica. Aveva detto che avrebbero vinto i New England Patriots. Partita ai supplementari con ascolto che si prevede record, quando sara’ reso noto. Hanno vinto quelli di Boston e ancora una volta Tom Brady, il marito della modella di Victoria’s Secret.
Fino a dieci minuti dalla fine sembrava fatta per Atlanta. Non avrei scommesso un dollaro sulla vittoria dei Patriots. Invece, ribaltone. Come alla Casa Bianca.

Il portavoce di Trump è gia’ ridotto ad una macchietta

5 feb

Ieri sera sono tornato a casa nel momento in cui cominciava Saturday Night Live.
Da morire l’interpretazione di Melissa McCarthy del portavoce di Trump, Sean Spicer.
Quello che bastona i giornalisti invece di rispondere alle domande è gia’ macchietta.

PS Lo spot “Welcome to the USA” completa un grande sabato tv di racconto della realta’.

Aeroporto di Houston, oggi

4 feb

Sono in transito da Houston, sulla via del ritorno a New York.
Problemi con il decreto Trump ? C’è un’altra America in ogni aeroporto.

image1

L’isola dei famosi in Honduras. La televisione inconsapevole di tutto

3 feb

L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ci dice che il “triangolo del nord” ( Honduras, Salvador e Guatemala ) dei paesi del centro America vive una crisi umanitaria senza precedenti.
Un’ecatombe di giovani tra i 15 e i 24 anni è in corso da anni. L’Honduras è il primo paese al mondo per omicidi di adolescenti. Chi non accetta di essere reclutato dalle gangs viene ammazzato mentre va a scuola, in casa. Le ragazze costrette alla schiavitù’ sessuale.
In questi giorni ascolto solo storie di giovani migranti in fuga con fratelli, sorelle uccisi. E’ un’infinito rosario.
La costruzione del muro funziona per acchiappare voti ma in realta’ gli Stati Uniti finanziano la guerra ufficiale alla criminalità in Honduras e Salvador perche’ cosi’ si bloccherebbe gran parte della migrazione alla radice.

Poi uno legge che le vispe Terese della televisione hanno sbarcato l’allegro gruppetto di famosi in un’isola “paradiso” dell’Honduras. Per settimane si sciacquetteranno e le telecamere registreranno ogni alta citazione degli eroi in mutande.
Questa è la televisione. In tempi in cui il politicamente corretto (che in questo caso nemmeno c’entra, basta il senso comune) è spernacchiato quotidianamente, chissenefrega di dove sta l”Honduras. Se confina con il Congo o con la Siria. Anzi, quasi quasi ci andiamo in viaggio di nozze l’anno prossimo.

Silvia, al confine

29 gen

Silvia, con uno zainetto sulle spalle con disegnati tanti orsetti, guardava il fiume che in molti attraversavano, pagando un dollaro e salendo sulle zattere. Pochi metri, tra il Messico e il Guatemala.
Non ci eravamo accorti di lei, nella confusione. Dopo una mezz’ora era sempre li. Immobile.
Pensavo aspettasse la madre o altri.
Allora le abbiamo chiesto dove fosse diretta, con chi stava viaggiando. A monosillabi Silvia del Carmen ( è il nome ) ci ha detto di essere sola. Una bambina di dodici anni.
La sua storia è venuta fuori, a pezzi, quando l’abbiamo portata via con noi.
Era partita quattro giorni fa dal Salvador, attraversando il Guatemala con un bus. Le aveva detto di venire con lei una sua “amica” di 19 anni. Sono arrivate in Messico, dove al confine, poco lontano dalla riva del fiume in cui l’abbiamo trovata, ci sono alberghi che sono bordelli.
Silvia ci ha dato il numero di telefono di suo nonno che abbiamo chiamato. Non ha voluto parlarci. Ha solo detto “si, si” quando lui le ha chiesto se era lei. Il nonno ci ha detto che era sparita da quattro giorni con una ragazza che si prostituisce in Messico.
Un amico messicano che era con noi e fa l’avvocato da queste parti ci ha accompagnato allora con Silvia alla “Fiscalia de migrantes” che e’ l’ufficio governativo che si occupa dei delitti ai danni dei migranti, non solo minori. Nel viaggio Silvia ha mangiato. Ci ha detto di non avere toccato cibo in quattro giorni e di non essersi mossa dalla stanza dell’albergo in cui era. Non aveva un peso in tasca. Poi è fuggita e arrivata dove l’abbiamo trovata. L’amico avvocato conosce il console del Salvador che è arrivato all’ufficio governativo.
Ora Silvia è nelle loro mani, dopo aver visto due donne, medico e psicologa. Nell’attesa tra una visita e l’altra Silvia ci ha detto di avere fatto solo la prima elementare, di volere tornare a scuola, di non sapere quando è il suo compleanno e chi sia suo padre. Sua madre esce tutte le mattine a ‘lavare panni nelle case”. Un suo fratello è stato ucciso dalla “mara” ( gangs criminali ).
Alla fine della giornata abbiamo lasciato Silvia e ci hanno detto che non possiamo rivederla perche’ non siamo parenti. Sara’ rimpatriata. O deportata come si dice ora. Silvia diceva grazie e sorrideva.
Ce la saremmo impacchettata e portata via, Silvia.

IMG_4088
IMG_4091

Mango, avocado e nuvole

29 gen

Mango e avocado. I due prodotti migliori che la pesante cucina messicana offre.
E’ appena iniziata la stagione del mango. Un sacchetto con cinque grandi frutti, 50 centesimi di dollaro.
Li vendono per la strada in Messico e mi sto abboffando.
A New York il mango è prodotto da oreficeria. Ora, con gli annunciati dazi di Trump sui prodotti messicani, ci vorrà la carta platino.
Il New York Times parla di un possibile caro-guacamole.
Sono piccole tragedie che riguardano noi, “elite”.

Trump visto dal Messico

26 gen

IMG_4009

Trump visto dal Messico è un’altra storia. Soprattutto dalla frontiera al sud da cui arrivano i migranti dal Salvador, Honduras e Guatemala. Dove non esiste frontiera. O meglio esiste perche’ c’è un fiume.
Ho visto ieri guardie di frontiera guardare dall’altra parte, dall’alto di un ponte, mentre a decine, centinaia attraversavano il fiume su zattere. Non sono tutti migranti. Passano trafficanti di piccolo e basso taglio. O semplicemente famiglie che fanno una spesa. Come una volta si faceva a Chiasso, al confine con la Svizzera. Solo con meno controlli.

La televisione in Messico rimbalza indignazione, rabbia, incredulità. Lo stesso presidente Enrique Peña Nieto, in caduta libera nei sondaggi, ha dovuto affacciarsi allo schermo per mettere in dubbio un incontro con Trump gia’ fissato. Le opposizioni lo hanno messo al muro, tanto per usare una parola che centra il problema. Ci manca che il Messico chieda indietro il Texas agli Stati Uniti, in un crescendo di orgoglio nazionale.
In televisione passano le cifre iperboliche delle rimesse dei messicani d’America, degli accordi commerciali da rifare, delle manifatture che producono per le corporazioni degli Stati Uniti. Per finire con gli inviti minacciosi a Trump (vox populi) di pagarsi un “muretto” davanti alla sua Tower di New York.

Quello che importa, nel giorno del via “ufficiale” al muro, è dire della sua inutilità, della impossibilita’ materiale dei mattoncini di arrestare le centinaia di migliaia di richiedenti asilo che premono alle porte degli Stati Uniti, come a quelle dell’Europa.
In 450.000 sono entrati in Messico lo scorso anno e 180.000 sono stati deportati dallo stesso stato messicano, che ha alzato una rete di controlli piu’ a nord della frontiera con il Guatemala, che non si capisce perche’ rimanga un formaggio a buchi. Nulla al confronto dei due milioni e mezzo deportati da Obama nei suoi otto anni (quello che secondo Trump ha aperto le frontiere americane agli “stupratori messicani”).
E ancora nulla in rapporto al miliardo di migranti che si calcola siano in movimento o in procinto di muoversi in questo secolo, il secolo del migrante. La figura del migrante trasforma le società che attraversa, sposta confini non solo territoriali, riscrive i canoni della lotta politica, spostandola fuori dai bisogni reali, per farla entrare in una dimensione che è al tempo stesso globale e dentro la nostra coscienza. E anche ideologica, roba che si pensava sepolta.
Perfino le cifre ufficiali che ci danno i benemeriti dell’UNHCR sui rifugiati nel mondo sono poca cosa perche’ il terrore assume non solo la forma dell’intolleranza religiosa ma piu’ spesso quella criminale della violenza che si esprime in piccole aree, in quartieri che sono come staterelli che non hanno bisogno di muri per definirsi. Basta vedere il controllo territoriale esercitato dalle gangs nel Salvador, Honduras che si estende a macchia d’olio oltre il Centro America.

Il deportato stesso è una nuova figura sociale che andrebbe studiata come il proletario marxiano.
Ho incontrato migranti che ci provano piu’ volte, correndo il rischio di finire in galera negli Stati Uniti per molti anni. E il deportato va a formare un nuovo tipo di forza lavoro quando torna dove era partito. Un bel pezzo recente del New Yorker ci ha raccontato dei call centers aperti nel Salvador dalle multinazionali americane grazie ai rimpatriati dagli Stati Uniti. Si è creata un’industria a basso costo con questi moderni schiavi, che dal loro sogno americano sono tornati indietro con il solo uso della lingua.

I confini sono mobili, come ha scritto in un bel libro che ho appena letto Thomas Nail ( Theory of the border ). Ma Trump non lo sa. In Messico forse lo sanno pero’ a vedere la frontiera appena segnata dal Rio Suchiate a sud. Ora si annuncia una nuova guerra, dopo quella della meta’ del 1800. Ma non solo con il Messico. E non è detto che la vincerà il nuovo inquilino della Casa Bianca. Perche’ uno che chiude gli Stati Uniti d’America ai rifugiati appartiene al secolo scorso e una volta si diceva che quelli cosi’ li spazza via la storia.

Ragazzi

25 gen

Sono di nuovo in Messico. A girare un documentario.
Oggi ho parlato con ragazzi arrivati da Honduras e Salvador. Nei loro paesi hanno visto morire fratelli poco piu’ grandi di loro. Sono fuggiti prima che le gangs (pandillas) arrivassero a loro.
Due ragazzi di 13 e 14 anni parlavano del fratello di 16, “matato” un mese fa perche’ si era rifiutato di vendere droga.
Tante storie, una dopo l’altra. Di ragazze di 14 e 15 anni scampate alla violenza. Alla promessa di diventare la “novia” della banda, ovvero di essere violentata da tutti.
Una di loro, poco piu’ grande, ci ha mostrato la foto sul telefonino di un cugino a terra, in un mare di sangue.
Le madri, poco lontano ascoltano. In lacrime.
I ragazzi raccontano, asciutti.

Il cafone americano

22 gen

La prima cosa che leggo su La Repubblica è la rubrica di Michele Serra, ora piu’ facile da trovare in prima. L’uso sciolto del vocabolario italiano mi rallegra ogni giorno, anche per la distanza da una scrittura omologata, stereotipata.
Oggi meno.
“Il miliardario americano sembrava un miliardario americano…”, “il cow-boy bisavolo di Trump, quando entrava nel saloon con lo stuzzicadenti in bocca”…per dire della distanza che separa Trump da Obama.
Centinaia di migliaia di donne in piazza ieri, infatti. Paese complicato l’America.

In piazza, piu di ieri

21 gen

Stamattina a New York ho incrociato decine di donne con cappellini rosa che andavano a manifestare contro il nuovo presidente. Stessa cosa in centinaia di citta’ degli Stati Uniti.
Poi apro la televisione e vedo la marea a Washington.
Dicono piu’ di ieri.

IMG_3975

SNEAKY PETE, la serie migliore di inizio anno. Tra Fargo e Breaking Bad

21 gen

Ho finito i dieci episodi della nuova serie, Sneaky Pete, di Amazon.
La sera tornavo a casa felice di riprendere a sfogliarla, come ormai mi accadeva raramente.
Da tempo ormai mollavo le visioni delle infinite robe nuove che ci arrivano ogni venerdì da Netflix, Amazon e compagnia dopo il primo episodio. Anche il tanto strombazzato OA l’ho mollato, senza nemmeno finire la prima puntata. Sono allergico al soprannaturale. Meno all’implausibile.
Tutte le serie sono implausibili. Fargo e Breaking Bad erano forse documentari naturalistici ?
La scrittura migliore deve correre su quel confine tra paradosso e realta’, provando a tirare fuori elementi di verosimile che ci portano dalle parti della nostra “coscienza”, del nostro non detto, nemmeno a noi stessi. In questo Sneaky Pete supera l’inimmaginabile perche’ il protagonista è un “con man”, un truffatore, un bugiardo, un impersonificatore. Uno che assume diverse identità , che vediamo continuamente sul punto di crollare e che invece riesce a cavarsela con una nuova geniale invenzione.
Lo scambio di identità è alla radice della scrittura piu’ affascinante. Anche in letteratura. Giovanni Ribisi, il protagonista Pete, è perfetto in questo sdoppiamento. Leggo della sua militanza in Scientology. Sara’ per quello…
L’executive producer, cocreatore e attore è Bryan Cranston, il Walter White di Breaking Bad, straordinario impersonificatore di presidenti ( da Johnson a Nixon ) e che ha detto di aspettarci un suo prossimo Trump. Con Cranston sono dietro la macchina David Shore (“House,” “Battle Creek”) e Graham Yost (“Justified,” “The Americans”).
Il cast è strepitoso e ci illumina, volendo, su quell’America rurale su cui ci hanno fatto due palle tante con l’elezione di Trump. Con Sneaky Pete siamo in Connecticut e New York appare lontana e quando ci si arriva è vista attraverso gli occhi di chi vive in un paese, tra mutui che vanno a rotoli e debiti accumulati sulle carte di credito.
La CBS, che aveva la serie in mano, la mollo’ e Amazon ci è saltata sopra. Meglio per noi che cosi’ ce la siamo bevuta senza pubblicità e in un sorso.
Saturi di serie tv, ecco la riconciliazione con un piccolo gioiello. E una bella pausa dalle soprannaturali vaccate che siamo costretti ad ingurgitare in questi giorni di cambio di inquilino alla Casa Bianca.

Trumpology da Bill Maher. Con Jane Fonda and friends

21 gen

Ha ripreso il comedy-talk show meglio che c’è. Nel giorno dell’inaugurazione che sappiamo.. Dateci un’occhiata. C’è Jane Fonda che parla dei famosi contro Trump.

House of Cards salta sull’inaugurazione

21 gen

Un’ immigrata alla Casa Bianca

20 gen

Trump ha finito di parlare da poco. Un discorso cupo. Tutto dentro i confini degli Stati Uniti d’America.
Per noi immigrati rimane solo la fotografia di una come noi ( ? ) Melania che, nata in un altro paese, entra alla Casa Bianca non da turista.
Obama è andato via con l’elicottero. Le telecamere lo seguono a lungo, in silenzio.

IMG_3970

PS Melania e Hillary rivestite da Ralph Lauren, il vincitore della giornata.

Melania è arrivata con una scatola di Tiffany. E gli Obama non sapevano che farci

20 gen

IMG_3946
IMG_3949
IMG_3951

La Casa Bianca sta cambiando inquilini. Seguo il rito.
Melania Trump si presenta con una scatola di Tiffany.
Il negozietto all’angolo, a pochi metri dalla Trump Tower.

Eccolo. Obama.org

20 gen

Ci si chiedeva cosa faranno gli Obama. Intanto, la fondazione.

Breaking News. A futura memoria

20 gen

E ora stiamo a vedere quello che ha detto che Obama è uno dei fondatori dell’Isis.

Ma che ascolto ha fatto The Young Pope su HBO ?

19 gen

Ci chiedevamo ieri con un amico “ma che ascolto ha fatto The Young Pope su HBO” ?
Leggo sulla stampa italiana di un grande successo e di Homeland strapazzata (nuova stagione sulla concorrenza, Showtime). Boh. A leggere invece altro e altro ancora, non sembrerebbe sia stato un trionfo.
La storia di Homeland battuta mi sembra poi una bufala. Il primo episodio è stato offerto in anticipo online e io, come altri un milione e 250mila, l’ho visto prima della prima.
I numeri di The Young Pope si saranno gonfiati con la postvisione on demand e le repliche ma non li conosco. Questo accade sempre per le serie. Anche mentre scrivo i primi due episodi rivanno in onda su uno dei canali di HBO. Il secondo episodio in onda lunedi, dopo il primo di domenica, era sceso.
La matematica, un’opinione.

Pronti, via. Inaugurazione con bufala

19 gen

IMG_3935
IMG_3937

Trump invita da Facebook a prenotare il biglietto free per l’inaugurazione. Se vai avanti ti viene chiesto di lasciare il contatto e, se vuoi, comprare una targa ricordo.
Il merchandising politico in America è la norma, a tutte le latitudini. In questo caso pero’ vale la pena ricordare che non c’è bisogno di biglietto. Basta andare.
Il cast del concerto gratuito sembra poi messo insieme dall’Onion, dal Vernacoliere, dal vostro compagno di banco, a scelta. Roba che manco alla festa di Ferragosto di Marciana Marina, che ho tante volte frequentato con grande gioia.

Perche’ in Italia non c’è un Mike Allen ?

18 gen

Stamattina su MSNBC Mike Allen ha appena detto che la criptica parola scelta per la sua nuova avventura online , AXIOS, è stata scelta perche’ significa “quello che vale la pena sapere all’inizio della nostra giornata”.
Per anni abbiamo ricevuto nella nostra casella di posta al mattino la newsletter di Mike Allen quando era a Politico. Ora in tanti lo abbiamo seguito su Axios. Primi numeri impressionanti.
Perche’ non c’è una cosa simile in Italia ? Risposta semplice : perche’ che ci frega di sapere ancora della nostra politica quando i talk shows morenti ci inondano di parole ogni giorno e lo stesso fa la carta stampata ?
Basta prendere atto che la politica in televisione è morta, se mal-trattata come accade.
La politica online come la tratta Mike Allen invece è sexy (tanto per dire, sinteticamente).
Poi certo bisogna saperla fare una cosa cosi’. Ed essere insiders senza essere inginocchiati.
Un buon esempio di quello che ci vorrebbe è stata la newsletter di Francesco Costa sul Post per le elezioni americane. Perche’ non farla anche domestica ? Meno sexy ma utile.

E per fortuna che Bernie c’è

18 gen

La famiglia di Betsy DeVos ( entrante Ministra della Pubblica Istruzione ) avrebbe un patrimonio calcolato intorno ai cinque miliardi di dollari. Ha donato decine ( forse centinaia ) di milioni, nel corso degli anni, a vari rappresentanti del popolo repubblicani che oggi dovrebbero passare al vaglio la sua nomina.
Una nuova responsabile della scuola pubblica che ha passato la vita a depotenziarla, in Michigan.
Scuole charter, vouchers e fondamentalismo religioso, nella biografia della DeVos.
Questo, piu’ o meno, le ha detto Bernie Sanders, nella seduta di conferma della nomina della DeVos, al Senato.
Facile previsione è che scuola e sanità saranno presto i due principali terreni di scontro nel paese. Il film sta per cominciare.