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Gomorre, Suburre eccetera

9 ott

Serie italiane crescono.
Sto su Suburra ( Netflix ) puntata sesta.
Intanto, ignorantello come sono, sono rimasto sorpreso dalla validità del mio abbonamento familiare americano che mi permette di entrare dovunque mi trovo. Direte “bella scoperta”…ma non c’ero arrivato.
Una coproduzione con dentro Rai Cinema. Per Netflix. E questa è la notizia.
Nella notte tra sabato e domenica ci ho dato dentro, con Suburra. Ho cominciato scettico. Mi sembrava ci fosse la regia ma, come sempre ( o spesso ) nelle produzioni italiane, non ci fosse la scrittura.
Personaggi, caratteri tagliati con l’accetta. I cattivi sempre e solo “cattivi”.
Una citta’, Roma, governata e abitata da criminali o aspiranti tali. Sodoma e Gomorra, appunto. Notturni, pioggia.
Poi, andando avanti, l’assessore e il figlio del poliziotto che nascono “buoni” li scopriamo vulnerabili.
Ma anche in questi casi la scrittura è manichea, ovvia.
Penso a The Wire ( cinque stagioni su HBO dal 2002 ) modello ineguagliato di “mani sulla città”. La complessità di tutti i protagonisti della serie americana è materia da scuole di scrittura.
Il modello poi, alla fine, è la realtà. David Simon di The Wire veniva dalla cronaca quotidiana di Baltimora. E quella ha raccontato.
Recentemente nel carcere minorile di Nisida ho parlato con un ragazzo di quelli che riempiono romanzi e ora serie tv. Bastava ascoltarlo. La sceneggiatura è scritta.
Arrivero’ velocemente alla fine delle dieci puntate. Fatte cosi’, pero’, le dimentichero’ pure rapidamente.

Questa e’ clamorosa. Obama parla con David Simon ( The Wire ) di polizia e spaccio

27 mar

David Simon non e’ un autore di serie qualsiasi. E’ probabilmente il piu’ attento tra tutti a quello che accade nella realtà delle città’ americane ( non solo The Wire, anche Treme, Homicide ) senza andare a pescare nell’immaginario passato e futuro delle storie possibili da raccontare. Era giornalista e per anni si e’ occupato di cronaca nera ( dodici anni al Baltimore Sun ). Insomma non e’ il solito autore tv, nato guardando tv e cinema. Ha raccontato la strada perche’ sa di cosa parla.
The Wire e’ notoriamente una delle serie preferite di Obama. Ma una conversazione formale, pubblicata su You Tube, tra il presidente e un televisivo e’ senza precedenti. Di solito si entra alla Casa Bianca per sparare due cazzate, per una fotografia, un pranzo.
Le serie tv ricevono cosi’ un’investitura ufficiale. Sono la nuova realtà, sono il racconto della contemporaneita’. E gli autori tv, quelli bravi, sono i nuovi esperti. Non solo maître a’ penser, per dirla all’antica.

THE PIANO MAN, Billy Joel sulla PBS. Con Kevin Spacey all’armonica

3 gen

Ho appena visto il concerto di Billy Joel sulla PBS, registrato in occasione della consegna del Premio Gershwin della Library of Congress, lo scorso novembre.  
In America premiano i musicisti con un’onorificenza che significa “hai fatto la storia”. Con le canzonette. Una meraviglia.
Prima di lui hanno ricevuto questo premio premio : Paul Simon ( 2007 ) Stevie Wonder ( 2009 ) Paul McCartney ( 2010) Burt Bacharach e Hal David ( 2012 ) e Carole King ( 2013 ).

Questo si che e’ un “talk show”. La reunion del cast di THE WIRE, la piu’ bella serie di sempre

3 ott

Il 16 ottobre al Paley Center su palco ci saranno, oltre a David Simon ( autore ) Wendell Pierce, Sonja Sohn, Seth Gilliam, Jim True-Frost, John Doman, Lawrence Gilliard Jr, Jamie Hector e Dominic West. Il cast di The Wire, la serie andata in onda su HBO dal 2002. La piu’ bella di tutte.

Torna David Simon ( The Wire e Treme ) su HBO. Senza saperne niente per me e’ gia’ un capolavoro….

1 ago

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Miniserie in sei episodi per David Simon, il piu’ bravo di tutti. Regia di Paul Haggis ( Crash ).
Storia tratta dal libro di Lisa Belkin.

David Simon, ascoltatelo. Le due Americhe. Una serie tv e un documentario ma anche molto altro

26 nov

Domenica su HBO e’ finita la stagione di Boardwalk Empire, in un impasto di lussureggiante violenza. E domenica primo dicembre su HBO parte la quarta e ultima stagione di Treme, una delle mie serie preferite, poco vista, poco chiaccherata e meno ancora rimbalzata dai media. Treme e’ il racconto di un quartiere di New Orleans da Katrina ad oggi. Autore e’ David Simon, il creatore di The Wire ( la serie più’ bella di tutte ). Treme mi piace da pazzi. E’ una storia collettiva che narra l’America degli ultimi anni come nessuna altra.
David Simon e’ da ascoltare. Prendetevi del tempo. Non e’ lo showrunner a cui siamo abituati. Va oltre la tv.

Di ieri e’ la notizia che CBS ha acquisito il documentario The Whole Gritty City che avevo visto qualche tempo fa. Storia di tre marching bands sempre a New Orleans, che molto c’entra con Treme. Andra’ in onda in primetime il prossimo febbraio. Una serie e un documentario belli davvero.

Fenomenologia ( superiorita’ e fine ) dell’antieroe nelle serie tv . THE BEAST IN ME

3 ott

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Ho finito di leggere un libro che prova a spiegare perche’ le serie tv americane sono il romanzo della nostra epoca. E di riflesso perche’, in un lontano paese a caso ( indovinate voi quale ) altre narrazioni sono sempre la favoletta dei nostri nonni.
Il titolo Difficult Men, con le due fotografie in copertina di Bryan Cranston e James Gandolfini, sembra dire che gli uomini difficili sono loro, i protagonisti di Breaking Bad e The Sopranos. Poi se vai dentro le pagine scritte da Brett Martin scopri che questi uomini sono in realta’ gli showrunners delle serie. Gli autori di questa terza eta’ d’oro della televisione che si usa datare dalla prima puntata dei Sopranos del 1999 fino ad oggi. Passando per tutte quelle che conoscete, da The Wire a Mad Men. Questa rivoluzione e’ riassunta nella citazione ” e’ stato come dare la General Motors in mano a dei lunatici”. Perche’ qua sta la novita’ di quanto e’ avvenuto: David Chase ( The Sopranos ) David Simon ( The Wire ) Matthew Weiner ( Mad Men ) Vince Gilligan ( Breaking Bad ) e gli altri sono i responsabili, ideatori e tutto il resto ( anche scrittori ma con tanti altri ) dei loro prodotti.
Difficult Men ci racconta pezzi delle loro vite. Lascio perdere i paragoni che leggo in questi giorni, da Shakespeare a Milton, a Melville, a Cormac McCarty per dire semplicemente che la vicenda e’ ormai stranota nella sua generalita’. Ci hanno tutti raccontato dei caratteri complessi, tragici, in cui le nozioni di buono e cattivo si confondono fino a partorire, come si comincia a scrivere, una retorica del genere stesso dell’antieroe. Non siamo al “ridatece i buoni e i cattivi di una volta” ma c’e’ chi dichiara chiusa questa storia che ha portato la televisione americana chilometri e generazioni in avanti rispetto alla nostra.
C’e’ una canzone usata in The Sopranos che Brett Martin dice puo’ essere considerata la colonna sonora di questa rivoluzione delle serie tv americane. E’”la bestia in me”. Le parole dicono di “uomini difficili”.

“The beast in me Is caged by frail and fragile bars Restless by day And by night rants and rages at the stars God help the beast in me
The beast in me Has had to learn to live with pain And how to shelter from the rain And in the twinkling of an eye Might have to be restrained God help the beast in me
Sometimes it tries to kid me That it’s just a teddy bear And even somehow manage to vanish in the air And that is when I must beware Of the beast in me that everybody knows They’ve seen him out dressed in my clothes Patently unclear It it’s New York or New Year God help the beast in me
The beast in me”

Come fare soldi vendendo droga

29 giu

” Come fare soldi vendendo droga” e’ un documentario appena uscito a New York, dai festival di Toronto e Tribeca.
Quello che si presenta come un manuale si svela presto e ovvaimente per il suo opposto. Il business di cocaina e derivati e’ narrato anche da famosi, da Eminem a David Simon ( The Wire ), da Susan Sarandon a Woody Harrelson.
La galera e’ la business school dei dei trafficanti. La lettura satirica pare ( non ho visto il documentario ) sia efficace.
Prodotto da Adrian Grenier di Entourage.

David Simon ( creatore di THE WIRE, la piu’ bella serie di sempre ) sulle armi e Washington

19 apr

Dal blog di David Simon un post che qualcuno  in Italia direbbe che e’ “antipolitica”.  Giudicate voi. E leggete le risposte di Simon ai commenti.

La post televisione globale ( e la talk televisione locale )

25 mar

Il miliardo di youtubisti produce bilanci e sguardi sul futuro anche in Italia, il luogo in cui la televisione generalista e’ una cosa diversa da tutto il resto del mondo. Si ragiona su quanto You Tube sia televisione, comunita’, luogo altro. In attesa di misurare la presa dei canali e delle produzioni attivate ( Ridley Scott e Simon Cowell in arrivo, a pagamento ) . Concreta sembra l’ipotesi di alloggiare su You Tube serie scartate dai networks che continuano a godere di un seguito di supernicchia.
Ma non c’e’ solo You Tube a spingere la tele-visione fuori dall’elettrodomestico. Sono in tanti ad essere arrivati dalle parti di Fort Alamo per l’assedio finale. Sono players nuovi e antichi, uniti dalla visione di una prateria infinita, nomade, piena di oasi ( che chiamano nicchie ) e che accendono fuochi nella notte in cui tutto era grigio ed ora e’ un cielo piene di stelle. E’ il Far West digitale, elettronico, iperconnesso diciamo cosi’, per giustificare la metafora. Basta vedere cosa sta combinando Aereo, la societa’ creata da Barry Diller, uno dei padri della Paramount e poi di Fox. Diller  sta lottando con le regole e la giustizia ( e i vuoti ) di un sistema che consente di catturare il segnale della messa in onda dei networks e riprodurlo su Internet a pagamento per gli abbonati. E’ pronto a partire in 22 citta’ americane.
Piu’ che la riproduzione dei contenuti dei networks pero’ la rivoluzione annunciata sta nella produzione di contenuti fuori dai palinsesti ortodossi. La scommessa di Netflix con House of Cards di David Fincher, i piani di Amazon per sei serie, quelli di Hulu e Reddit allargano i confini della fruizione mobile fino a Facebook. La stessa Netflix ha integrato Facebook ottenendo il via libera alla pubblicazione delle video-librerie dei propri utenti per due anni. Cosi’ la tele-visione, sempre piu’ liquida e condivisa, che ha raggiunto nel mondo l’incredibile cifra del 29% di ascolto differito sui computers, sta sempre piu’ affrancandosi dalla tv totem. I contenuti non sono indifferenti alla costruzione di questo palinsesto globale che i nuovi ingegneri provano a disegnare per pubblici lontani ma avvicinati dalla fedelta’ ai brands costruita attraverso la pioggia di data. Cambia dunque la pubblicita’, lo spot dei 30 secondi che misura una extraterritorialita’ mai sperimentata finora.
In questa circolazione di contenuti che si riproducono saltando barriere di lingua e usi e costumi si fa riconoscere l’anomalia italiana. Come se nulla fosse nel mondo delle serie tv ( non solo America ma Australia, Danimarca, Svezia, Inghilterra, Israele ) e dei palinsesti spezzatini, in Italia si chiacchera sulla cassa da morto ( la tivu ). Si licenziano nuovi talk shows politici della durata di tre orette in prime time ma non solo ( sulle generaliste ) come piovesse. Una cosa unica al mondo.
Talmente unica che uno potrebbe immaginare che il presidente del Senato sfidi un giornalista in un duello della chiacchera. No, sto esagerando. Sono cose che non accadono in paesi normali.

TV. Il meglio dell’anno. E dove tira il vento

13 dic

Il 2012 e’ stato un anno televisivo segnato dalla campagna elettorale. Ma quello che accade in America e’ che tutto il resto, la TV delle serie, continua come se nulla fosse. Non sono state segnalate riunioni straordinarie di consigli di amministrazione dei networks per far saltare le finali di un talent show, ad esempio. Cosi’ chi ha seguito la sfida per la Casa Bianca ha potuto farlo nella nicchia dei canali allnews, che hanno allargato la platea ma arrivando tutti insieme nel prime time a fare meno ascolto di una qualsiasi puntata di Ballaro’.
Quello che e’ accaduto ( detto e ridetto ) e’ che la visione e’ diventata sempre piu’ mobile, differita, personalizzata. Dentro questa cornice meno statica il valore di quelli che erano i canali di nicchia e’ cresciuto oltre ogni previsione, andando in alcuni casi a minacciare e perfino superare i grandi networks che noi chiamiamo generalisti ( ma a che a pensarci bene servono ormai solo “nicchie piu’ grandi” ). Due esempi per tutti, The Walking Dead (AMC ) e Duck Dinasty ( A&E ).
Il 2012 ha anche segnato il trionfo delle docufictions declinate ormai in ogni possibile variante e spalmate ovunque. Dagli Amish agli epigoni di Jersey Shore.
Andando invece sulle serie vi srotolo la mia top five. Con una premessa. Io vedo di solito il pilot o la prima puntata delle cose nuove e se non mi prendono subito le mollo.
La cosa e’ oggetto di discussione domestica con mio figlio che mi dice di insistere in casi in cui casso al primo sguardo la novita’. Esempio Revolution ( NBC ) il nuovo J.J.Abrams postapocalittico che io ho trovato stereotipato e prevedibile. Simile giudizio in passato per Alcatraz, Terra Nova, The Event.
Ora il meglio.

1) TREME ( HBO )
Perche’ per principio e stima mi piace quello che fa David Simon ( The Wire ). Mi piacciono le storie intrecciate che compongono una fotografia. E questa della New Orleans post Katrina e’ straordinaria. Ma vi devono piacere ( tanto ) la musica e il cibo di quel posto, che va perlustrato con attenzione.
2) MAD MEN ( AMC )
La quinta stagione meglio della quarta. Vado pazzo per Peggy ma trovo che Don Draper sia il carattere meglio raccontato di tutta la storia della televisione. Il suo passare attraverso la vita cogliendo la superficie di quello che gli si muove attorno e’ profondamente moderno. E questa e’ la cosa piu’ sintetica  che possa dire per riaffermare la centralita’ di Mad Men.
3) HOMELAND ( SHOWTIME )
La seconda stagione che si chiude domenica e’ stata discontinua. Puntate di puro incanto ( e tensione ) intervallate ad altre piu’ sbrodolate e avvitate attorno alla necessita’ di estrarre nuovi caratteri ma di non riuscire a farceli diventare veramente interessanti. Sempre, comunque, l’attesa della domenica sera di Homeland ha fatto a pezzi quella della domenica sportiva, in genere ( italiana e americana ).
4) SHAMELESS ( SHOWTIME )
La famiglia spezzata, larga e complessa di Shameless e’ una vera famiglia. Le altre, quelle del Mulino Bianco, sono fiction. Il trasloco dall’Inghilterra a Chicago della versione americana e’ riuscito anche grazie ad un casting strepitoso. In cui, forse, e’ proprio il piu’ bravo, il padre Gallagher di William H. Macy, ad essere troppo macchietta. Solo l’arrivo prossimo della terza stagione potra’ colmare il vuoto di Homeland.
5) GIRLS
Non tanto per quello che si e’ visto nella prima stagione ma per quello che ha detto oltre la tv. Brooklyn e la generazione di eterne/i stagisti ( ebbene si, anche in America ). Piu’ per quello che promette di essere che per quello che e’ stato. Poi certo anche perche’ Lena Dunham non e’ la solita ragazzotta di plastica. Anche se ormai lo abbiamo capito e qualche volta potrebbe anche buttarsi qualche straccio addosso. Che fuori fa freddo.
Chiudo con le vetrine della New York Public Library che hanno apparecchiato un omaggio a Mad Men. La televisione e’ il romanzo popolare della nostra epoca. Lo abbiamo sempre detto. E qua ci credono davvero.



DAVID SIMON ( The Wire ) su elezioni e i colori dell’America

8 nov

Obama e’ il presidente americano che ha deportato piu’ “illegals” nella storia degli Stati Uniti. Ma ha trasformato gli “undocumented workers” in “dreamers”, con un cambio di parole. Le parole, soprattutto nel caso di Obama, pesano. Sono il suo peso specifico. E i sognatori lo hanno premiato.
David Simon ha scritto sul suo blog del cambiamento demografico in corso di cui oggi hanno detto in tanti. Il 10% dell’elettorato e’ ormai ispanico e ha votato al 70% per Obama. Gli Asian-Americans al 73%. I tempi cambiano e chi li interpreta al meglio vincera’ i prossimi cicli elettorali negli stati toccati dall’immigrazione.

David Simon, l’intervista contestata

25 set

E’ ripartita l’ottima Treme, terza serie, domenica. L‘autore e’ David Simon, quello di The Wire, da molti giudicata la più bella serie tv di sempre.
Simon ha dato un’intervista per il lancio di Treme a Reason, la rivista libertaria che , a suo dire, ha montato malamente l’ora e venti minuti di conversazione. Piegata, nei venti minuti visibili su You Tube, alle ragioni dell’intervistatore.
Nel suo sito David Simon spiega le sue ragioni e cita Christopher Hitchens a proposito di una sua difficile intervista a Fox: “You must have me on your show again so you can tell me more of what you think…”. Vale per quelli che intervistano se stessi.

“Sono bravo a fare le cose che non fanno ascolto”

19 set

A me le cose televisive a cui lavora David Simon piacciono piu’ di quelle di J.J. Abrams ( magari di Revolution, scrivo domani ). Cosi’ sapete cosa penso del genietto di Lost.
Simon ha cominciato la serata alla NYU in compagnia del suo coautore Eric Overmyer e del giornalista di ProPublica A.C. Thompson, dicendo una frase di grande conforto per molti. Quella del titolo del post. Che lui non ha mai fatto grandi ascolti. Ma se lavora tanto vuol dire che a qualcuno piace. A me TREME, la serie che sta per partire su HBO con la terza stagione, piace molto. Di questa si e’ parlato. Come questo “historical drama” su New Orleans e il post Katrina sia una fiction che prende storie vere e le trasforma. La ricerca sul campo, le interviste sono il cuore della scrittura di Simon e Overmyer. Tutto vero e poi “we make up what we need to make up”. Come per The Wire ( “la nostra e’ stata una accurata descrizione demografica”).
Si parte dal cartellone colorato per argomenti appeso nella writer’s room (omicidi/polizia/cultura/musica/ricostruzione,ecc) sintesi della ricerca sulla citta’. “I am a prisoner of what I know” ha detto Simon, riferendosi a Baltimora ( The Wire ) e New Orleans (Treme ). Non come fanno quelli di Law and Order – ha proseguito – che ambientano tutto a New York, che non e’ piu’ la citta del crimine di una volta. Anche l’invenzione dei caratteri parte dalla realta’, come dimostra l’inclusione del nuovo personaggio nella terza serie, il giornalista di ProPublica A.C. Thompson che ha spinto a dimissioni e processi poliziotti della citta’ accusati di atti di violenza e corruzione gravissimi. A New Orleans non c’e’ piu’ un quotidiano ha detto l’ex giornalista David Simon. E ha raccontato di quando e’ andato dai dirigenti di HBO proponendo una serie su New Orleans e la musica e lo hanno preso per matto. Domenica la terza stagione.

Piu’ tardi vado a sentire quello ( David Simon ) a cui non piace New York

18 set

David Simon ( autore di The WIRE ) non capisce perche’si giri tanto a New York, citta’ troppo ricca per essere vera. Stasera conversazione con ProPublica. Da The Strand ci sarebbe Jonathan Demme. Da Barnes&Noble Salman Rushdie. Poi uno si chiede perche’ New York. A parte il resto.

DAVID SIMON (The Wire, Treme ) on politics

12 set

Tv Soup

10 ott

Metto insieme cose diverse viste in questo fine settimana in televisione.
La cosa piu’ bella, intrigante, impasto di passato e futuro succede dalle parti di Zuccotti Square dove non bisogna fermarsi a quel parco (privato) occupato. Alla ricerca del leader che non c’e’ stamattina Dan Rather diceva di guardare a bloggers vari ma forse conviene andarci cauti. E soprattutto non fermarsi al colore. Comunque nei talk shows della domenica mattina non si e’ parlato quasi d’altro ( e frattaglie di Romney)
Venerdi sera da Bill Maher, nel suo imperdibile show settimanale su HBO, REAL TIME, uno degli ospiti invitati era Jonathan Franzen.


Franzen mi e’ sembrato a disagio stretto tra una repubblicana e un democratico e le battute a raffica di Maher. Difficile emergere in un format in cui sono richieste sintesi, freddezza e una serie di preconfezionate risposte. Poi lui provava a dire cose meno ovvie e meno schierate e questo in televisione funziona poco.
Nella stessa serata su PBS hanno portato David Simon, il creatore della grande serie THE WIRE, nella sua Baltimora. A parlare con i disoccupati della citta’ che meglio conosce Simon ha capito che poco e’ cambiato negli ultimi anni. Ma e’ difficile ricavarne indicazioni. Bello vedere Simon pesce nell’acqua.

Nella puntata di 60 MINUTES di ieri sera , forse la cosa piu’ interessante. Il nuovo “consulente del lavoro” di Obama, il CEO di General Electric Jeffrey Immelt, repubblicano e capo della corporation che piu’ ha esportato lavoratori fuori dall’America. Quindi un apparente doppio nemico per il presidente a caccia di ardite soluzioni per ridurre la disoccupazione che puo’ ucciderlo nel novembre 2012.


Immelt ha subito detto che i suoi genitori guardano almeno cinque ore di Fox News al giorno e quando ha detto loro che avrebbe lavorato con Obama non gli sono sembrati entusiasti. La GE e’ cresciuta di 32 miliardi di dollari nei tre anni di crisi ma molto fuori dall’America, come in Brasile. Un gigante con 300mila operai nel mondo e il 60% di ricavi fuori dagli Stati Uniti.
60 Minutes ci ha portato dentro le nuove fabbriche americane di GE. Non e’ una marcia indietro ma Immelt ha deciso di entrare in un gioco ancora piu’ grande di quello a cui e’ a capo.
E’ un motivatore, come tutti i CEO americani. Qua la scuola per capi insegna prima di tutto a vendere. E’ chiaro perche’ Obama ha bisogno di lui. E alla fine dell’intervista quando Immelt attacca l’esperta giornalista autrice del pezzo, Lesley Stahl, abbiamo capito dove andava a parare. Ci ha voluto dire che le corporations sono persone, fatte di esseri umani e non mostri. E questa l’avevamo sentita da Romney ed e’ la frase che quelli di Occupy Wall Street piu’ prendono in giro. Siamo cosi’ tornati dove eravamo partiti, in questa Tv Soup del weekend.

Che fare?

4 gen

La classifica dei Top 10 e’ nella storia della televisione americana dal 1958.
Io faccio il podio dei primi tre, come alle Olimpiadi.
A fine anno fioccano liste, elenchi come la bufera che ci ha sommerso a New York il 26 dicembre. Anch’io mi trovo a fare medie, a cercare quello che avrei perso, a non capire perche’ non tutti abbiano messo al primo posto MAD MEN (AMC) e poi sotto, ma molto sotto, tutti gli altri (anche se poi Mad Men vince nella media dei primi dieci di tutta la critica). La quarta stagione di Don Draper (e Peggy e Betty e Joan) e’ stata sublime televisione. Una cosa brutale cominciarla il 25 luglio e finirla il 17 ottobre (CHE FARE nel resto della stagione televisiva, in attesa dell’uscita del cofanetto DVD il 22 marzo?). Tornero’ su Mad Men, con qualsiasi scusa, anche se la quinta stagione e’ lontana. continua a leggere…