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La classe delle elementari, in Myanmar

14 apr

I bambini delle elementari sono in vacanza in queste settimane in Myanmar.
Sono entrato in un’aula vuota di un villaggio. Tanto per non uscire dalla serie sui maestri a cui sto lavorando.

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Pogba, nel campo di aglio

14 apr

Ci siamo fermati sulla strada varie volte, in Myanmar, nelle ultime due settimane.
Il sole picchiava. Dai 36 gradi ai 42 dell’ultimo giorno. Siamo nella ‘dry season”. Tra un mese arriveranno le piogge, che pero’ non sono puntuali come in passato. Si chiama cambiamento climatico…
La vita dei piccoli agricoltori è sempre più dura. Soprattutto per le donne che lavorano nei campi a raccogliere aglio per due dollari al giorno. Con Vasile, l’operatore con cui lavoro da anni, ci siamo accorti che c’era un ragazzo, una volta. Indossava la jersey di Pogba, campione del mondo, di professione calciatore.
Poi abbiamo visto altri ragazzi con maglie del Milan, la Juventus. Made in China.

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Dallo street food a Masterchef, Myanmar

14 apr

Sulla via del ritorno. Non si mangia benissimo in Myanmar, diciamocelo.
Non è Thailandia ma nemmeno India o Cina. Paesi con cui la Birmania confina.
Si comincia sempre dal riso ma si finisce spesso per friggere tutto il resto. E tanto aglio. Ovunque.
Non ho mangiato per strada. Ma in case di villaggi è capitato. Tante verdure, alcune mai provate.
Poi un giorno siamo capitati, a Bagan, nel grande ristorante di un cuoco celebre per Masterchef, il programma più globale che c’è. Solo un’insalatona ma finalmente pane (caldo) e pizza bianca come (anzi meglio) sotto casa a Roma. La televisione ci fa masticare tante vaccate ma anche un filone toscano made in Myanmar.

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Birretta

2 apr

Arrivati. Si ricomincia. In Myanmar.

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Torno in Myanmar

29 mar

Vado due settimane in Myanmar. C’ero stato da turista.
Questa volta per Rai Italia.
Mi dice chi è tornato da poco che all’aeroporto di Yangon è arrivata la galleria dei “grandi marchi”. Come Doha, Dubai. Ma anche Fiumicino. Non ci credo. Vediamo. Intanto, il programma è molto bello.

Ci andrei piano a dire che Aung San Suu Kyi fara’ il governo

10 nov

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Guardo la televisione e leggo i giornali a Yangon mentre preparo i bagagli. Stanotte il ritorno a New York dopo tre settimane in Myanmar.
Un paese non così remoto e chiuso come pensavo fosse. Ma su questo ci torno forse nei prossimi giorni.
Leggo su giornali italiani che “la pasionaria” ( solo da noi si usano tali ridicoli appellativi ) ha stravinto.
Per ora si conoscono solo i risultati delle grandi città dove la NLD ha trionfato come era immaginabile. Ma il 70 per cento della popolazione vive nelle campagne e questi risultati arriveranno piu’ tardi.
La USPD ha bisogno solo del 26 percento del voto nazionale per formare un governo, avendo gia’ il 25 percento dei seggi preassegnati ai militari al potere.
La NLD di Aung San Suu Kyi deve conquistare il 67 percento per governare.
Vedremo nei prossimi giorni quello che accade perché il passato insegna che non e’ tutto scontato per “la pasionaria”.

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In un seggio in Myanmar. Un incontro

8 nov

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Oggi in una cittadina nel Myanmar, ai confini con la Thailandia, sono entrato in un seggio elettorale. Quarantamila anime sparse in una campagna attraversata da uno dei quattro grandi fiumi del paese.
Si e’ votato dalle sei del mattino alle quattro del pomeriggio in un giorno solo.
Nella scuola dove sono andato tutte le maestre erano sedute ai banchi per controllare le operazioni, nella tradizionale uniforme ( camicia bianca, gonna lunga verde).
Ho chiesto il permesso di entrare e i militari, stupiti e sorridenti, mi hanno aperto le porte, vietandomi di fotografare all’interno.
Dentro molto rappresentanti della NLD. Fuori si cercava il proprio nome tra gli aventi diritto.
Se non lo trovavano bastava uno che avesse votato a garantire per loro. E poi le maestre conoscono tutti.
All’uscita ho incontrato un signore con un cartellino al collo che mi sembrava potesse essere uno dei 2000 osservatori internazionali al lavoro in Myanmar.
Si trattava di Mr. Dean Smith, senatore australiano del partito liberale . Mi ha detto che dal suo paese sono venuti in tre senatori. E che tutto si sta svolgendo regolarmente per quello che lui ha potuto vedere, saltabeccando in quattro scuole.
Ci vorranno almeno due giorni per conoscere i risultati generali.
E sarebbe bello risentire allora Mr. Smith. Il primo senatore australiano, ho letto poi, a dichiararsi apertamente gay.

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Aung San Suu Kyi, il santino

7 nov

Comincio a capirci qualcosa dopo tre settimane, in Myanmar. E dopo averne parlato con tanti, soprattutto giovani.
Domani, domenica, si vota. Le elezioni piu’ importanti di sempre. Dovrebbe vincere lei, il santino, che tutti ( o quasi ) qua portano nel cuore. Tutti a messa domani.

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Al voto ( Myanmar)

4 nov

Incontro solo cortei della NLD, il partito di Aung San Suu Kyi.
C’e’ solo lei nelle strade, da nord a sud. Si vota domenica.

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Frecciarossa in Myanmar

4 nov

Ho presto un treno in Myanmar. Andava a 15 km. l’ora.
Ci ho messo cinque ore ad arrivare dove con una macchina, su strade scassate, ce ne avrei messe due. Pero’ ad ogni fermata si scendeva per mangiare. E ho finito il viaggio con la pancia piena di riso.

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“Salutate la capolista”, in Myanmar. Al ristorante

1 nov

Stasera entro in un ristorante in un villaggio in Myanmar, a poche ore di macchina dalla Cina.
Sul televisore in fondo alla sala va in onda una partita in diretta. Non ci credo.
E’ Fiorentina-Frosinone. Quando arriva il riso con il pollo, inquadrano i tifosi viola che gridano “Salutate la capolista “.
La cena migliore da quando sono qua.

ps purtroppo le fotografie che provano l’evento storico non riesco a caricarle sul blog causa wifi debole e ballerino

Essere monaci, da bambini

31 ott

In Myanmar sono oltre 500mila i monaci. Centomila solo a Mandalay, dove sono oggi.
Almeno una volta nella vita, anche solo per una settimana, i ragazzi buddisti dai sette anni in poi entrano in un monastero. Molti ci rimangono.


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Myanmar , 50 secondi per votare

29 ott

Sono da dieci giorni in Myanmar. Templi, pagode, monasteri. E spesso incontro manifestazioni, comizi muovendomi di citta’ in citta’, di villaggio in villaggio.
Oggi camminavo e mi hanno invitato ad una riunione in cui era raccolto l’intero paese che vota per il “Lady Party”. Cosi qua chiamano la National League of Democracy del premio Nobel Aung San Suu Kyi.
Tutti ti dicono che nelle elezioni del prossimo 8 novembre si fara’ la storia. Sono felici se dici di sapere chi sia la Lady.
Oggi mi hanno fatto sedere sotto il palco come fossi un inviato delle Nazioni Unite. Intanto spiegavano come fare a votare nei 50 secondi che saranno concessi ad ognuno per rivoltare il paese.

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RAI Myanmar

28 ott

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In albergo in Birmania, perbacco.